Ayahuasca e marketing non vanno d’accordo

La pubblicità è l’anima del commercio, dicono i trattati di economia, e non è necessario essere laureati alla Bocconi per capire che se un prodotto non viene reclamizzato nessuno lo conoscerà e quindi pochi lo compreranno.

Al contrario più il prodotto viene reclamizzato più sarà conosciuto e quindi venduto: ergo chi lo produce/vende potrà avere dei guadagni. Non sembra esserci niente di male in tutto questo, è la logica del commercio. Anche perché siamo così abituati ad essere invasi da infinite immagini pubblicitarie, spot, e quant’altro, che ci sembra davvero normale. Tuttavia alcuni studiosi hanno rilevato molte distorsioni nel modo in cui ci si è spinti oltre, in questa corsa all’accaparramento del cliente e alla produzione senza fine.

Si parla infatti di ‘creazione di bisogni inesistenti‘ per spingere la gente a comprare, e anche di ‘spinta all’assunzione di identità multiple‘, per far si che le persone si identifichino con quei bisogni che poi le porteranno a comprare il prodotto (si legga questo articolo per approfondire). E questa non è senz’altro una bella cosa, perché al contrario la nostra anima ha bisogno di spogliarsi di identità false e arrivare al centro del suo Essere, per stare bene ed evolvere.

Già solo questo basterebbe per affermare che ayahuasca e pubblicità non possono andare d’accordo. Può uno strumento che ha per vocazione quella di liberare le anime dai loro gioghi, sfruttare gli stessi mezzi che quei gioghi contribuiscono a creare? Forse nel caso della promozione dell’ayahuasca non ci si è (ancora?) spinti così in là, ma cerchiamo di capire perché, ugualmente, marketing e ayahuasca non possono andare d’accordo.

Marketing e ayahuasca

Fare del marketing relativamente all’offerta di cerimonie di ayahuasca equivale a venderle alla stregua di qualsiasi altro bene di consumo. Per quanto ci si nasconda dietro ai buoni propositi tipo ‘è per far conoscere l’ayahuasca a più gente possibile, in modo che tutto il mondo guarisca’, di fatto dietro a organizzazioni strutturate che si avvalgono di pubblicità e di marketing per esistere, ci sono dei costi fissi da sostenere e l’inevitabile necessità di avere delle entrate costanti, per soddisfare questi costi fissi.

Pubblicità di ayahuasca: “Capsule di ayahuasca in polvere per la depressione. Puro cuore. Cuore ayahuasca – La chiave

Per avere delle entrate costanti, tali da garantire la copertura dei costi fissi (personale amministrativo, costi della pubblicità etc.), ci deve essere sempre un numero minimo di partecipanti alle cerimonie di ayahuasca che vengono proposte.

Per avere un numero minimo di partecipanti sarà necessario da un lato abbattere le limitazioni di chi può partecipare o meno, eludendo lo screening necessario a valutare l’ammissibilità dei singoli soggetti all’esperienza, e dall’altro aumentare i canali di pubblicità per raggiungere un maggior numero di potenziali interessati. Se il primo punto è di per sé negativo, il secondo induce quel circolo vizioso per cui aumentano i costi pubblicitari, quindi si deve aumentare il numero di iscritti, e così via all’infinito.

Il cliente ha sempre ragione

E’ una frase che conosciamo tutti, al pari di ‘la pubblicità è l’anima del commercio’, e sono vere entrambe. Un’altra visione distorta della mentalità del business, che crea mostri se applicata all’uso di ayahuasca, è quella che impone la soddisfazione del consumatore.

Già solo il termine ‘consumatore’ riferito all’ayahuasca è una tale aberrazione che fa accaponare la pelle, a chi ha piena coscienza di cosa un’esperienza con l’ayahuasca rappresenti.

Le persone che arrivano all’esperienza con l’ayahuasca dovrebbero essere considerate al massimo come pazienti, ma la maniera più sana è quella di considerarle semplicemente come anime, come persone desiderose di affacciarsi alla realtà di sé stesse, sia per guarire da qualche infermità che per progredire nel loro sviluppo personale.

Queste persone meritano che gli venga offerta la Verità. Che gli venga cioè presentata la strada che l’ayahuasca può aprire, così come è veramente, senza sconti, senza cosmesi. Perché è questa, e solo questa, la via che le porterà dove stanno cercando di andare: alla guarigione o alla piena scoperta di sé stesse. Purtroppo però sappiamo che questa via non è sempre piacevole e non sempre, perlomeno all’inizio, offre panorami entusiasmanti e risultati immediati.

A chi è animato da una logica commerciale l’esperienza non piacevole, non visionaria, o non appagante del ‘cliente’ sembrerà un ‘fallimento’ del suo prodotto. Quindi cercherà delle scorciatoie, delle alterazioni dell’esperienza, al fine di avere la certezza che il suo suo consumatore si senta soddisfatto. E’ quello per cui ha pagato. Questo circuito nasce a monte, ovvero nel messaggio pubblicitario di chi applica il marketing all’ayahuasca. Un messaggio convincente per forza di cose non può contemplare accenni a rischi, a possibili delusioni, al lavoro arduo e penoso che deve essere fatto dal singolo al fine di ottenere dei risultati. E così il cane si morde la coda: per attirare gente faccio una reclame in cui propongo l’ayahuasca come la panacea di tutti i mali, e poi per non deludere il mio cliente ‘tarocco’ l’esperienza.

Questo ‘taroccare l’esperienza’ può avvenire in diversi modi.

C’è chi diluisce la preparazione per evitare viaggi spiacevoli, c’è chi invece la rinforza con piante o molecole di sintesi che producano effetti più visionari, c’è chi sostituisce la bevanda con capsule liofilizzate per evitare la fase di purga, c’è chi performa, durante o dopo l’esperienza in sé, qualsiasi tipo di tecnica complementare, dalle pratiche reiki, ai massaggi, alla lettura dell’aura… tutto per ‘farcire meglio la torta’ e far avere, se non da una parte almeno dall’altra, la sensazione che ‘qualcosa è avvenuto’.

ICEERS: rischi associati all’uso combinato di ayahuasca e Bufo alvarius

Non è raro in questo senso, ad esempio, vedere un’accozzaglia totale di medicine indigene e tradizionali servite tutte insieme: meglio abbondare che deficere, dicevano gli antichi romani. Gli stessi centri sciamanici in Perù gestiti dagli occidentali, ad esempio, ultimamente si sono adeguati alla domanda crescente dei turisti che vogliono fare non solo cerimonie di ayahuasca, ma anche Kambo, Rapè, San Pedro… e malgrado nella selva peruviana queste medicine non siano affatto tradizionali, loro in qualche modo si sono organizzati e le offrono. Perché sennò le persone vanno altrove.

Naturalmente tutto questo a discapito della qualità e della sicurezza dei partecipanti, perché queste pratiche, pur di essere offerte, potrebbero essere officiate da persone non qualificate.

Qui in Europa invece qualcuno, per lo stesso motivo, ha pensato bene di associare alle cerimonie di ayahuasca l’assunzione di Bufo Alvarius, pratiche che in concomitanza sono potenzialmente molto pericolose, tanto da far scomodare ICEERS con un comunicato ufficiale in cui descrivere i rischi dell’accostamento.

E molto altro ancora. La realtà supera sempre la fantasia.

Lavoro o missione?

Per questa ragione i curanderos e i facilitatori più seri che lavorano con l’ayahuasca limitano o evitano totalmente di farsi pubblicità (a pagamento) con qualsiasi mezzo.

Dicono, per esempio, che la loro non è una professione ma una ‘missione’, e che se la Madre Ayahuasca vuole, sarà Lei a mandare da loro persone che hanno bisogno di essere curate. Che ci crediate o no, questo meccanismo funziona così bene che a questo tipo di curanderos/facilitatori/sciamani non mancano mai pazienti.

Questo ovviamente vale sia per le realtà nostrane che per quelle fiorite nei luoghi di origine. Personalmente ho visto con i miei occhi come la preoccupazione per il raggiungimento del ‘numero minimo’ di partecipanti, per forza di cose snatura e limita la qualità del lavoro svolto, anche da parte di sciamani preparatissimi, formati secondo la tradizione, e motivati dalle migliori intenzioni.

Per questo motivo uno dei tanti criteri sui quali si deve basare la scelta di un buon contesto in cui assumere l’ayahuasca, è il fatto che non ci sia nessuna forma di business e marketing associato ad esso.

Ayahuasca e denaro

Il fatto che non ci sia business non significa che non debba essere richiesto un costo per partecipare alle sessioni, questa è pura utopia. Il nostro mondo si basa sui soldi e anche gli sciamani, i facilitatori, e tutti i possibili soggetti coinvolti nelle cerimonie di ayahuasca hanno bisogno di soldi. Sarebbe ingenuo e anche crudele pensare che non debbano avere un guadagno dalle loro attività.

Tuttavia il concetto di business è diverso da quello di semplice guadagno. Il business allude a qualcosa di strutturato che viene messo in piedi con il preciso scopo di aumentare costantemente il profitto e l’area di influenza del proprio commercio (marketing). Non per niente i criteri di ammissibilità all’appoggio legale dell’ADF (Fondo per la Difesa dell’Ayahuasca) prevedono che nessuna attività pubblicitaria sia stata fatta dai soggetti richiedenti supporto, pena l’esclusione.

Inoltre, la presenza di precise regole relative alla possibilità, per chi non ha risorse economiche, di partecipare ugualmente è sempre un valido indicatore di buona fede.

Conclusioni

Concludendo quindi, l’ayahuasca dovrebbe essere totalmente indipendente dalle logiche di mercato, sia per una vocazione intrinseca sia per gli effetti diretti e tangibili che il marketing ha sulle cerimonie di ayahuasca. La mancanza di screening iniziale sui partecipanti e il circolo vizioso che si crea attraverso la pubblicità, alimentano il popolo dei ‘consumatori’ non consapevoli. Per consumatori non consapevoli intendo persone che non hanno una reale motivazione e spinta interna a fare l’esperienza ma che, raggiunti dalla pubblicità, si dicono «perché no». Ma l’ayahuasca non è una esperienza da ‘perché no’.

Come abbiamo ribadito milioni di volte, i canali invisibili e ‘magici’ con cui tutte le esperienze di tipo spirituale vengono proposte a chi è pronto, o a chi ne ha veramente bisogno, dovrebbero essere gli unici attraverso i quali questa Medicina arriva alle persone.

Occhio dunque a non cadere nella trappola del marketing dell’ayahuasca. Chi veramente ha coscienza del lavoro della Sacra Medicina e collabora con Lei al progetto di guarigione dell’essere umano, non adotterà mai una logica commerciale.

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Simona

Nata a Roma nel 1974, si laurea in Sociologia con una tesi sull'uso di sostanze psichedeliche nell'età contemporanea. Si interessa anche di meditazione, yoga, tradizioni esoteriche orientali ed occidentali.

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