Il viaggio dell’ayahuasca: chiaroscuri del turismo sciamanico

Sciamani ad hoc, pacchetti turistici con prezzi esorbitanti, stati allucinatori… l’ingestione di questa pianta e il rituale sciamanico che la circonda consigliano al viaggiatore di essere estremamente cauto

Nonostante la polemica e i rischi che comporta, il turismo sciamanico – così come viene chiamato il viaggio che ha come obiettivo l’assistere o partecipare in riti presidiati da uno stregone presuntamente dotato di poteri soprannaturali – è un business in crescita. E senza dubbio il rituale dell’ayahuasca è una delle pratiche più popolari per gli imputati. Sempre più turisti dall’Europa e dagli Stati Uniti, così come dall’Argentina e dal Cile, viaggiano verso la foresta amazzonica della Colombia, del Brasile, dell’Ecuador e soprattutto del Perù, per conoscere questo e altri rituali ancestrali dei popoli indigeni sudamericani. Però non tutti gli sciamani sono veramente preparati nè tutte le agenzie che promuovono questo tipo di attività sono ben intenzionate.

Anche se è praticamente impossibile determinare con esattezza il flusso di viaggiatori o il volume degli affari, di una cosa non c’è dubbio: l’attrazione dei viaggiatori occidentali per l’ayahuasca e gli altri rituali sciamanici non smette di crescere. E l’epicentro di questa moda in pieno auge sono i centri urbani dell’Amazzonia Peruviana: il più conosciuto è Iquitos, ma anche risaltano altre località, come Pucallpa e Tarapoto. Quì i turisti possono trovare, a prezzi accessibili e virtualmente senza nessun controllo, tutti i tipi di sostanze: dai bicchieri di ayahuasca fino a tutta un’ampia varietà di allucinogeni preparati a partire da piante native.

Il fenomeno è arrivato in Internet. Con una rapida ricerca in Google si possono localizzare agenzie turistiche che promuovono pacchetti che includono una cerimonia di ayahuasca a prezzi che possono variare tra 100 e 250 euro per una bevuta, una quantità molto elevata se comparata con i guadagni degli impresari turistici o con quello che percepiscono gli sciamani veri e propri. Altre volte i pacchetti offrono alloggiamento in accampamenti situati nella foresta con periodi che oscillano da un giorno a vari mesi. Alcuni di questi centri arrivano a offrire corsi di formazione sull’ayahuasca, che convertiranno il viaggiatore in uno sciamano; non senza polemica, perché sono molte le persone del posto che dubitano che in corsi di poche settimane, anche fossero mesi, si possa rimpiazzare l’apprendistato di una vita di cui, sin dalla nascita, fanno tesoro i curanderi amazzonici.

Gli abusi di intermediari o sciamani costruiti ad hoc è arrivato alle autorità, e agli stessi popoli indigeni, che provano a regolare questa attività che, sempre di più, costituisce un’attrazione turistica di primo ordine. Alcuni organismi pubblici e privati sono intervenuti, come l’Associazione Psicoterapia e Vigilanza in Perù, dove si è iniziato ad avviare un tentativo di professionalizzare lo sciamanesimo; un’idea che difendono come un modo per prevenire gli approfittatori, però che altri considerano assurda e lontana dal sapere ancestrale dei popoli amazzonici. Si comincia a parlare della necessità di controllare l’attività: in Perù, l’ayahuasca è legale, però solo quando fa parte una cerimonia spirituale; in Colombia, dove non esiste supervisione governativa, si stà organizzando l’ordine degli sciamani per garantire la buona pratica.

Sono le autorità e gli stessi popoli indigeni che cercano di regolamentare questa attività sempre più attrattiva

I pericoli da evitare

Gli esperti in tossicologia e dipendenza dalle droghe hanno provato che l’ayahuasca, conosciuta anche come yagé, non crea dipendenza e ha un basso livello di tossicità; esistono anche attualmente equipe multidisciplinari in cui psichiatri, psicologi e neurologi lavorano insieme agli sciamani per delucidare le possibilità della pianta amazzonica nel trattare certe malattie, soprattutto la cura delle dipendenze. Senza dubbio anche lo yagé genera stati alterati di coscienza che si protraggono per ore, il che rende il suo consumo potenzialmente pericoloso

Ciò che è certo è che non tutti gli sconosciuti che si presentano come sciamani sono sufficentemente preparati né hanno le migliori intenzioni, e non sono mancati episodi drammatici che hanno mostrato questo aspetto. E’ stato il caso del trapezista disabile Fabrice Champion, che morì nel 2011 nel centro Espiritu de Anaconda in Iquitos, o quello di Henry Miller, un giovane britannico di 19 anni che è morto nel Putumayo amazzonico dopo aver bevuto ayahuasca in un rito tribale. Altre volte si sono somministrate sostanze psicoattive con il fine di molestare sessualmente o rubare i viaggiatori. A causa di questi casi il Ministero degli Esteri Spagnolo sconsiglia i turisti di partecipare a queste cerimonie. Nel web ufficiale, tra le raccomandazioni per chi viaggia in Ecuador, il Ministero avverte che, “spesso, le organizzazioni che promuovono queste attività non sono registrate ufficialmente nè offrono alcun tipo di sicurezza a chi viaggia con loro”, e aggiunge che ci sono state “denuncie di furti e di aggressioni sessuali in questo tipo di incontri”. La raccomandazione ufficiale ai viaggiatori interessati è di informarsi dettagliatamente, per esempio attraverso gli uffici di cooperazione della AECID (Agenzia Spagnola di Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo) nei paesi di destinazione.


Alcune precauzioni

Prima di bere: la dieta del giorno prima deve essere a base di frutta, verdura e acqua.
Durante la cerimonia:
la bevuta è seguita da una fase di purga che può durare tra i 15 e i 20 minuti, in cui appaiono sintomi come vertigini, nausea e diarrea, che possono presentarsi in forma molto severa, però che non sono pericolosi. I successivi episodi di allucinazioni, dove possono apparire immagini o ricordi della foresta o dell’infanzia e, infine, arriva un momento di desiderio di dormire o di riposare.
Dopo la bevuta: generalmente, gli sciamani fanno il giorno dopo un rituale di pulizia in cui alcune persone sperimentano una sorta di flash back


 

La cerimonia dello Yagé

L’ayahuasca o yagé è una bevanda utilizzata ancestralmente nei riti spirituali nell’amazzonia peruviana, brasiliana, equatoriana e colombiana. E’, essenzialmente, la unione di una liana, o rampicante – l’ayahuasca, parola che a volte denomina la pianta e altre la bevanda risultante – e un arbusto chiamato chacruna, che contiene l’allucinogeno dimetitriptamina (DMT), illegale in alcuni paesi. In quechua, ayahuasca significa liana dei morti: la pianta è la liana che permette che lo spirito esca dal corpo per intraprendere questo viaggio sacro. Costituisce, per queste tribù, un pilastro fondamentale per il processo introspettivo di cura e apprendistato spirituale, che si deve realizzare sotto la supervisione costante dello sciamano. In alcune società tribali amazzoniche l’ayahuasca è una parte fondamentale della loro cultura: è ciò che il Governo peruviana ha riconosciuto nel 2008 quando segnalò la pianta come “uno dei pilastri basilari dell’identità di popoli amazzonici”, e ha affermato che “la pianta sggia costituisce “una porta di entrata al mondo spirituale e ai suoi segreti”. Anche il Brasile ha riconosciuto lo yagé come parte del patrimonio culturale dei suoi popoli.

Il curandero o sciamano prepara la bevanda e guida un rituale diretto all’auto-conoscenza e all’evoluzione spirituale: la cosìddetta “pianta maestra”, dicono, segna la strada che connette l’individuo alla sua propria intuizione e con le forze della natura. Non è una droga ricreativa, ma spirituale. Per questo gli specialisti avvertono che è necessario una preparazione fisica e psicologica. La fiducia è fondamentale, perchè i partecipanti resteranno per molte ore, in mezzo alla notte, in un luogo isolato. Per questo è altamente raccomandabile conoscere preventivamente la guida: c’è chi opta per partecipare accompagnato da un amico che si asterrà dal bere. Gli esperti sconsigliano l’assunzione a persone che hanno cardiopatie o alterazioni del sistema circolatorio cerebrale, come anche a soggetti che hanno avuto in precedenza episodi psicotici o infermità mentali: quelle persone che siano sotto trattamento farmacologico – per esempio antidepressivi – devono infomarsi attentamente sulle controindicazioni.

Non tutti gli sconosciuti che si presentano come sciamani sono preparati a sufficenza

Fino a pochi decenni fa l’assunzione di ayahuasca era riservata alle tribù recondite dell’Amazzonia, però nel ventesimo secolo diversi scrittori, antropologi e cineasti, tra cui Haldous Huxley, Carlos Castaneda e Ameliè Nothomb, hanno reso popolare la pianta in Occidente. Il crescente interesse degli europei per la cosmovisione andina e amazzonica ha fatto il resto, fino a convertire il citato turismo sciamanico in un fenomeno di moda. Alcuni arrivano attratti dalle promesse di visioni mistiche di giaguari e anaconde; altri angosciati da dolori cronici o malattie terminali, vengono nella foresta amazzonica guidati dalla leggenda delle proprietà curative della pianta, che contemplano come loro utlima possibilità. E’ quindi qui, con la popolarizzazione e la internazionalizzazione del consumo di ayahuasca, che, tra il business e la tradizione, appaiono chiaroscuri che presentano gravi rischi per i viaggiatori sprovveduti o consigliati male.

 

ARTICOLO TRADOTTO DALL’ORIGINALE: http://www.revistasavia.com/estilo-de-vida/el-viaje-de-la-ayahuasca/

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