L’ayahuasca sta veramente scomparendo?

Durante la conferenza sugli Psichedelici che si è tenuta ad Oakland nell’Aprile del 2017 (Psychedelic Science Conference) ho ascoltato più di un paio di partecipanti parlare in toni gravi riguardo all’esaurimento dell’ayahuasca in Amazzonia.

Nel Forum della Comunità dell’Ayahuasca alcuni suggeriscono che la pianta sia sull’orlo dell’estinzione a causa degli eccessivi raccolti. Una donna ha annunciato che la preoccupazione per la preservazione dell’ayahuasca l’ha ispirata a formulare un mix chimicamente simile, fatto di Ruta Siriana e Acacia, con cui sostituirla. Suggeriva che tutti dovremmo fare lo stesso.

Il nostro manipolo che stava seguendo la conferenza dal Perù si chiedeva a cosa, esattamente, si riferissero. Non avevo mai sentito dire questo in Amazzonia. Alcuni mesi fa avevo ascoltato il responsabile della permacultura di un centro vicino Iquitos rispondere a una domanda sulla scomparsa dell’ayahuasca. “E’ una liana della giungla”, aveva detto. “Cresce veloce, come qualsiasi cosa qui”. Insieme ai ripetuti allarmi sulla sua estinzione, un nuovo meme è nato: “ayahuasca sostenibile”. I forum discutono riguardo alla necessità di coltivare la propria caapi1, mentre ai partecipanti delle cerimonie viene promesso di partecipare alla raccolta di ayahuasca e alla successiva semina2 .

E’ l’ayahuasca veramente una specie a rischio, come alcuni suggeriscono? Esiste l’”ayahuasca sostenibile”, e a cosa somiglia? E cosa si dice a proposito della chacruna, l’altro ingrediente comune del decotto?

Penuria locale vs. Estinzione

Tornando a Pisac ho cominciato a cercare delle prove. In assenza di articoli scientifici pubblicati a riguardo, ho navigato tra articoli online, interviste e racconti aneddotici.
C’è un consenso generalizzato sul fatto che risorse facilmente accessibili della liana, nei dintorni delle città peruviane di Iquitos e Pucallpa, stiano scomparendo3 4 e che i raccoglitori locali devono inoltrarsi più addentro nella giungla per raccogliere l’ayahuasca selvatica5.

C’è stata, e c’è tuttora, una enorme richiesta di ayahuasca negli ultimi anni, ed è sempre più difficile trovarla nella foresta, specialmente nelle aree di influenza di Iquitos (fiumi Ucayali, Marañón e Napo) 6,” dice Carlos Suárez Alvarez, ricercatore e autore del libro multimediale Ayahuasca, Iquitos and Monster Vorāx. La domanda è sia per il fabbisogno locale che per l’esportazione.

La situazione con la chacruna (Psychotria viridis) è simile. La chacruna selvatica è diventata scarsa intorno a Iquitos, e Suárez riferisce che l’attuale rifornimento arriva maggiormente da piantagioni attorno a Pucallpa7. Aggiunge che negli anni passati le persone che si dedicano a cucinare l’ayahuasca si sono rivolte all’uso di piantagioni di huambisa (Diplopterys cabrerana) come risorsa per la DMT, perché è più facile da coltivare e produce visioni più potenti.

Piantagioni in Perù

piantagioni di ayahuasca
Sylvia del Aguila, ingegnere agroforestale dell’Istituto Chaikuni, sperimentando un modo innovativo per le giovani liane di ayahuasca di raggiungere la luce, presso il Temple of the Way of Light

In risposta alla domanda del mercato, le piantagioni di ayahuasca sono spuntate in Perù (da molto tempo già esistono in Brasile e nelle Hawai). Un report di MAPS del 2015 indica che il prezzo locale è aumentato riflettendo le opportunità economiche invece che mancare, con le piante che crescevano di più per rifornire i centri di ayahuasca8. Il Dr. Joe Tafur, fondatore di Nihue Rao, ha postato un messaggio simile nel Forum sull’Ayahuasca: i contadini nei villaggi nei dintorni stanno piantando ayahausca per venderla ai centri. L’ayahuasca è diventata una coltivazione redditizia.

Le piantagioni di ayahuasca possono avere molto a che fare con la futura sostenibilità della pianta. “Penso che c’è un gran potenziale per l’uso sostenibile di queste piante finché arrivano dalle piantagioni”, commenta Suárez. Sottolinea che il raccolto selvatico non offre sostenibilità: anche se i raccoglitori ripiantassero parte delle liane raccolte (harvested), le giovani piante di ayahuasca hanno bisogno di una quantità di luce non disponibile nella foresta più densa. Non potrebbero crescere abbastanza in fretta per rispondere sufficientemente alla domanda escalating.

Ayahuasca in Brasile

In Brasile il governo ha regolamentato il raccolto di ayahuasca/chacruna da parte delle chiese sincretiche già dall’accordo iniziale del 19989. Thiago Martins de Silva è un ingegnere forestale che ha aiutato a sviluppare la regolamentazione ambientale della raccolta di ayahuasca per lo stato dell’Acre, dove crescono la maggioranza delle piante selvatiche brasiliane di ayahuasca. Le organizzazioni devono registrarsi, presentare un piano per la riforestazione, e guadagnarsi un permesso legale per raccogliere l’ayahuasca in specifici luoghi.

L’intenzione era di ridurre il sovrasfruttamento e creare un meccanismo di regolazione chiaro, ma “adesso sembra che ci siamo sparati sui piedi”, ha commentato Martins wryly10. Perché “le agenzie regolamentatrici come l’Istituto del Medio Ambiente dell’Acre (IMAC) non possiedono sufficienti impiegati per pattugliare la foresta, monitorano solo la raccolta dei centri registrati, a volte causando dei ritardi e delle difficoltà nella preparazione. L’IMAC regola solo le persone legalmente ‘corrette’, quelli che hanno piantagioni e si preoccupano per la foresta”, dice Martins. Singoli venditori continuano a operare con pochissima supervisione. E l’eccesso di raccolto rimane un problema nell’Acre: Martins riferisce che i venditori di ayahuasca sono chiamati localmente formiche per il modo in cui saccheggiano la foresta dove camminano. “Oggi non è così facile raccogliere in eccesso lo jagube (ayahuasca) e la chacruna, ma non è neanche difficilissimo”, fa notare.

Voci di Estinzione

Quando ho chiesto a Carlos Suárez circa queste voci di estinzione, lui si è messo a ridere: “Non c’è modo. Semplicemente non succederà. Prima di tutto, perché ci sono un sacco di piantagioni – le persone hanno visto che c’è il business e hanno iniziato a piantare. E’ diventata una coltura redditizia. E tutti sono assolutamente coscienti di questo e c’è un sacco di gente che ha cominciato a piantarla.

In secondo luogo, suggerisce, l’ayahuasca selvatica continua a sopravvivere in regioni remote dell’Amazzonia. Se nelle aree intorno a Pucallpa e Iquitos stanno diventando rare, c’è un limite a quanto lontano i raccoglitori sono disposti a spingersi: a un certo punto il ritorno economico non c’è più. I semi delle voci sull’estinzione potrebbero essere stati piantati dallo sfortunato Ethnobotanical Stewardship Council, che ha riferito carenza di riserva delle piante utilizzare per la preparazione dell’ayahuasca11. La campagna allarmistica dell’ESC (il suo ashtag #ProtectAya) può aver aggiunto benzina alla brace, probabilmente ha creato terreno per la credenza. Articoli su riviste l’hanno ripreso, come un recente titolo del The Guardian, che riferisce che uno scarso rifornimento ha portato a “paure per la deforestazione12”- o un articolo di Vice che suggerisce che “la corsa all’ayahuasca ha portato le stesse tribù a domandarsi circa la sostenibilità delle loro cerimonie13”.

Il Problema Reale

deforestazione in amazzonia
Deforestazione in Amazzonia: un predio rurale sulla carrettera Iquitos – Nauta (foto di Simona Adriani)

Potreste vedere il mito dell’estinzione come un desiderio di fare il predicatore nel deserto: persone benpensanti suscettibili di credere al peggio sul materialismo Occidentale. Un cinico potrebbe vederlo come una subdola gara a chi è più spirituale:

il vero problema è che questo genere di fissazioni di auto-colpevolezza ci rendono ciechi di fronte al vero problema.

Fate un passo indietro e guardate con una visione più ampia, e vedrete che il mito urbano del pericolo dell’estinzione dell’ayahuasca ci distrae da una verità più grande e peggiore. La foresta Amazzonica sta subendo una deforestazione senza tregua, guidata dalla diffusione di allevamenti, piantagioni di palma da olio, miniere d’oro, e altre forme di ‘sviluppo’. Circa un milione e mezzo di acri di foresta Amazzoni sono tagliati ogni anno, e questo indice è cresciuto in maniera allarmante nell’ultimo anno in Perù14. Alla luce di questo, focalizzarsi sulla scomparsa dell’ayahuasca sembra miope.

Questa sorta di visione distorta della realtà mi ricorda un problema simile cui ho assistito in Nepal , dove ho vissuto tra gli ‘80 e i ‘90. Una grande quantità di  pubblicità colpevolizzante veniva fatta nella stampa occidentale sull’immondizia lasciata dagli scalatori sull’Everest: inguardabile, assolutamente; eticamente scorretto per gli standard moderni, certo. Ma il vero problema di inquinamento per il Nepal non era neanche sfiorato dai quotidiani: l’acqua contaminata che stava uccidendo 16.000 bambini all’anno dopo il disastro waterbone15 (il livelli si sono dimezzati da allora ma sono ancora considerevolmente alti). Dare la priorità a problemi minori di inquinamento rispetto a quelli mortali mostra una visione distorta della realtà.

Allo stesso modo la necessità di addentrarsi nella foresta per trovare l’ayahuasca, anche se può preoccupare, non è niente rispetto alla massiva distruzione in corso dell’intera foresta.

Se i consumatori di ayahuasca sono responsabili della sparizione delle risorse contingenti della liana, tutti noi, mangiatori di mucche, consumatori di olio di palma, membri della società dei consumi, siamo responsabili della distruzione dell’Amazzonia.

E questa responsabilità non è solo in termini di prodotti estratti, ma anche di insostenibilità degli alti standard di vita che la nostra società proietta come desiderabili. La società dei consumi è il vero pericolo per l’ayahuasca, la cultura Amazzonica e la biodiversità del pianeta – ma nessuno nel Forum sull’Ayahuasca parlava di questa connessione.

Una prospettiva allargata

Rispetto all’esaurimento dell’ayahuasca io suggerisco di prendere una visione allargata, più sfumata e attualmente più urgente, che comprende sia la prospettiva micro che quella macro:

  • La sostenibilità è importante. I centri peruviani e gli ayahuasqueros devono coltivare la liana e le foglie di chacruna, e incoraggiare il trend attuale di coltivatori che lo fanno. E’ vero che le piantagioni di ayahuasca non si presentano così ideologicamente primitive come l’immagine dell’ayahuasca raccolta nella foresta vergine, ma l’Amazzonia è quello che è – una costante e complessa danza tra diverse specie e popolazioni umane – e c’è il dubbio che questo ideale sia mai veramente esistito. Secondo Gayle Highpine, tutte le vecchie piante di Ayahuasca sono state piantate dagli umani, in un dato momento 16 17.
    E’ anche importante che mentre l’ayahuasca continua a espandersi globalmente, i governanti del Sud America seguano l’esempio del Brasile nello sviluppare regolamentazioni sull’estrazione e la raccolta. Le comunità locali dovrebbero essere consultate e partecipare attivamente nel delineare tali regole.
    E:
  • Dobbiamo fare seriamente attenzione a cosa sta accadendo nella casa dellayahuasca, e supportare gli sforzi locali per proteggere lAmazzonia e i suoi popoli indigeni. Questo significa sviluppare modi economicamente percorribili di preservare la foresta Amazzonica e le culture tradizionali, e creare percorsi ecologicamente sostenibili per un’economia sostenibile, per tutte quelle regioni del mondo che stanno aspirando a una vita migliore. Lo sviluppo sostenibile è la vera azione da intraprendere, e la responsabilità di questo sta in chi partecipa alla società dei consumi.

In parte questo può accadere se ci apriamo a modi di pensare non-Eurocentrici (spesso indigeni) – l’ “Epistemologia del Sud” di cui parla il sociologo Portoghese Boaventura da Sousa Santo18 –. Facendo questo riabbracciamo una percezione più integrata: che incorpora una miscela di emozioni, intuizioni e razionalità. E’precisamente questo tipo di riconnessione – con il Sé, il corpo, gli altri, la terra – che l’ayahuasca stessa ci offre, a livello sempre più globale.19 Trasformare i nostri attuali modi di vivere – e di pensare – richiede che guariamo la moderna separazione tra cuore e mente, spirito e corpo, uomo e Terra. Questi sono problemi complicati: non come la semplice equazione della favoletta dell’avido ricercatore che saccheggia le scorte della liana magica.

Come i diamanti e l’oro, i jeans tarocchi e i telefoni della Foxconn, l’ayahuasca è un prodotto con una provenienza. Lungi dal rischiare l’estinzione, è entrata nel reame delle comodità commerciali. Rendersi conto di questo può essere una disillusione per alcuni – ma prima ci prenderemo la responsabilità di questo, meglio sarà per tutti.

Grazie a Bia Labate per i feedback editoriale e il supporto.

 

TRADOTTO DALL'ORIGINALE: http://chacruna.net/ayahuasca-really-desappearing/

 

NOTE

  1. “Sustainable Caapi?” June 1, 2010, (forum post) https://www.dmt-nexus.me/forum/default.aspx?g=posts&t=12947
  2. Punker, Charlie, “Sustainable Ayahuasca: Harvest, Plant, Brew, Drink, Enjoy,” Natural Medicine Gathering, March 17, 2017, accessed July 4, 2017, http://naturalmedicinegathering.com/2017/03/sustainable-ayahuasca/
  3. Max Opray, “Tourist Boom for Ayahuasca a Mixed Blessing for Amazon,” The Guardian, January 24, 2017, accessed May 7, 2017, https://www.theguardian.com/sustainable-business/2017/jan/24/tourist-boom-peru-ayahuasca-drink-amazon-spirituality-healing
  4. Carlos Suárez Alvarez, Ayahuasca, Iquitos and MonsterVorāx, 2015, multimedia book, accessed at http://www.ayahuascaiquitos.com/en/index.php/libro-2
  5. Carlos Suárez Alvarez, “An Interview with Alan Shoemaker,” Ayahuasca, Iquitos, and Monster Vorāx, 2015,http://www.ayahuascaiquitos.com/en/index.php/2016-09-08-15-11-30/2016-07-06-13-19-14/alan-shoemaker
  6. Carlos Suárez Alvarez, e-mail message to author, July 4, 2017. 
  7. Carlos Suárez Alvarez, personal communication, July 8, 2017. 
  8. Sitaramaya Sita, “The Ayahuasca Industry and Global Healing in an Experience Economy,” MAPS BulletinSpring 2016, 26, No. 1: 38–41. 
  9. Beatriz Caiuby Labate, “Legal, Ethical, and Political Dimensions of Ayahuasca Consumption in Brazil,” org, June 30, 2013, https://erowid.org/chemicals/ayahuasca/ayahuasca_law30.shtml
  10. Thiago Martins e Silva,  e-mail message to author, August 3, 2017. 
  11. The document by the Ethnobotanical Stewardship Council, The Ayahuasca Dialogues Report, published in November of 2014 has been removed since the Council disbanded. 
  12. Opray, “Tourist Boom for Ayahuasca.” 
  13. Marina Lopes, “Millennials on Spirit Quests Are Ruining Everything About Ayahuasca,” Vice: Motherboard,October 26, 2016, accessed May 12, 2017, https://motherboard.vice.com/en_us/article/78kmvx/millennials-on-spirit-quests-are-ruining-everything-about-ayahuasca
  14. Rhett Butler, “Amazon Destruction,” last updated January 26, 2017, accessed August 20, 2017, http://rainforests.mongabay.com/amazon/amazon_destruction.html
  15. United Nations International Children’s Emergency Fund, “Nepal: Background,” accessed August 20, 2017, https://www.unicef.org/infobycountry/nepal_nepal_background.html
  16. Sachahambi (Gayle Highpine), September 6, 2010 (5:09 am), comment on “Is Ayahuasca Becoming an Endangered Species?,” Ayahuasca Forums, September 5, 2010, http://forums.ayahuasca.com/viewtopic.php?t=23327
  17. Sachahambi (Gayle Highpine), January 20, 2010 (5:02 am), comment on “How Do Curanderos Get Their Vine?,” Ayahuasca Forums, January 20, 2010http://forums.ayahuasca.com/viewtopic.php?t=21606
  18. Boaventura da Sousa Santos, Epistemologies of the South: Justice Against Epistemicide (Abingdon-on-Thames, UK: Routledge, 2014).

  19. Adam Andros, “Feeling-Thinking with the Plants: Ayahuasca Healing, Research and Cognitive Justice,” Drogas, Politica y Cultura (blog), August 21, 2017, http://drogaspoliticacultura.net/blog/2017/08/21/feeling-thinking-with-the-plants-ayahuasca-healing-research-and-cognitive-justice/

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