Quattro trasformazioni che il turismo ayahuasquero ha prodotto nelle pratiche con l’Ayahuasca

di Carlos Suarez Alvarez

Non più un mezzo, ma un fine

Paradosso: l’ayahuasca non è il centro del sistema medico degli ayahuasqueri. Nella tradizione è Dio (una parola scivolosa) il dottore e la medicina. L’ayahuasca è lo strumento del curandero per connettersi con il mondo dello Spirito. Così, lui riceve la musica che cura, l’icaro, che canta sopra al corpo del paziente durante la cerimonia; i suoi alleati spirituali lo istruiscono sulla natura della malattia e sul trattamento di cui ha bisogno il paziente, sulle piante medicinali e la dieta che il paziente deve seguire. I pazienti con malattie di una certa serietà non bevono ayahuasca: in alcune popolazioni indigene solo il curandero lo fa.

Nel modo di prendere ayahuasca praticato (e modificato) dagli stranieri , tutto ruota attorno al momento cruciale in cui si assume l’infuso vomitivo, tra le cui molecole, qualcuno potrebbe azzardare, si trova Dio.

Non più la purificazione ma la visione

La bevanda dell’ayahuasca è conosciuta localmente come ‘la purga’: più che per curare una specifica malattia, gli indigeni la consumano per pulire lo stomaco e il sangue, espellere le cattive energie e attirare la buona sorte: nella caccia, nelle vendite, per la moglie o il marito. Così le proprietà purgative del rimedio (effetto degli alcaloidi della liana Banisteriopsis caapi) sono privilegiate rispetto alle proprietà visionarie (dovute al DMT della chacruna, Psychotria viridis).

Gli occidentali, nei testi divulgativi come nelle opinioni susurrate, celebrano il DMT; la funzione della liana è di permettere al DMT di non essere distrutto nello stomaco e quindi raggiungere il sistema circolatorio. Mostrano tolleranza con i nativi, che hanno dato alla bevanda il nome della meno importante tra le due componenti della ricetta. Le visioni sono diventate un’ossessione nell’Occidente: loro si preoccupano solo del DMT e il presunto fantastico modo che dischiude. Premessa: le visioni colorate raramente sono raggiunte.

Non più guerra ma amore

L’ayahuasca è bevuta sul cammino di guerra: i curanderi sono ingaggiati in battaglie spietate contro stregoni invidiosi. Il lavoro dei curanderi raggiunge la sua massima espressione quando si prendono cura di un paziantdia cui é stata fatta una fattura (daño): lo stregone ha trafitto il corpo del paziente con il doloroso virote (dardo magico), o magari con qualche animale pericoloso che rode le viscere. Se il curandero vince la malattia, quello si ritorce contro di lui con un’energia raddoppiata; se lui non è abbastanza preparato, morirà. Incuranti di questa guerra spirituale, gli stranieri vedono un cammino verso l’amore e l’auto-conoscenza, nel mondo dell’ayahuascaa; molti lo trovano.

Non più dono divino ma prodotto di marketing.

Come si può mettere un prezzo alla cura, se è il lavoro di Dio? Prima che il Mostro contemplasse l’ayahuasca gli sciamani non si facevano pagare: il loro lavoro era ricompensato da donazioni volontarie (cibo, strumenti, anche soldi). Non così volontarie: il meccanismo di reciprocità della società Amazzonica le determinava: nessuno voleva essere etichettato come misero e ostracizzato.

Ma gli stranieri non dormono sul pavimento, nè sono soddisfatti con banane e pesce, nè possono sopportare le zanzare: vogliono stare comodi. Inoltre, non portano polli in cambio dei servigi dello sciamano, e se gli viene data la possibilità di andarsene senza pagare, è loro abitudine farlo (mescolare lo spirito con la materia li disgusta). Così, il pericoloso gentiluomo Mr. Money (fedele seguace del Mostro) entra nel gioco, e anche la terribile Lady Inflazione, senza dimenticare il Procacciatore di Affari, una scintilla così brillante.

 


 

Carlos Suárez Álvarez è un ricercatore indipendente che vive nella città Colombiana di Leticia, lungo il Rio delle Amazzoni, sin dal 2007. Ha conseguito un Master in Studi Amazzonici all’Università Nazionale della Colombia e ha focalizzato i suoi interessi di ricerca sullo sviluppo economico e sul cambiamento culturale dell’Amazzonia. Le idee suggerite in questo articolo sono sviluppate per intero nel suo libro multimediale “Ayahuasca, Iquitos e il Mostro Vorace”, una narrazione multimediale che ritrae il lavoro di sei maestri in Iquitos, insieme alla remarcabile trasformazione che il cosìddeto fenomeno del “turismo ayahuasquero” sta producendo nelle pratiche tradizionali.

Il suo lavoro, “Ayahuasca, Iquitos and Monster Vorāx” è una narrazione multimediale in 90 video, 240 foto, 20 canti, che potete leggere/vedere/ascoltare (purtroppo solo in ingelese o in spagnolo) qui: www.ayahuascaiquitos.com/en

 

 

TRADOTTO DALL’ORIGINALE: http://www.ayahuasca.com/spirit/four-transformations-ayahuasca-tourism-producing-traditional-ayahuasca-practice/

2 commenti

  1. Finalmente questo è l’unico uso giusto di questo potente mezzo di comunicazione tra lo sciamano e il mondo spirituale per capire apprendere e poter aiutare gli altri tutto il resto è voglia di “sballo” vergogna!!!

    1. Siamo daccordo. Purtroppo l’arte del vero sciamanesimo con ayahuasca sta morendo. Ed é tutta colpa nostra che abbiamo inquinato le loro tradizioni col denaro facile e li abbiamo trasformati in avidi commercianti anziché compassionevoli medici.

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