Arresto in Russia per detenzione di ayahuasca.

La famiglia del ricercatore Eduardo Chianca, 66 anni, protagonista dell’ arresto per detenzione di ayahuasca avvenuto in Russia il  31 di agosto 2016, lotta per la sua liberazione.

Da lontano, nella città di Recife (Brasile), la sua compagna, Patricia Alves Juanqueira, mobilita amici e autorità, ma inciampa nella burocrazia del paese Europeo. Da lavoratore del mondo delle terapie olistiche, è stato arrestato per traffico di droga perché nel suo bagaglio sono state trovate 4 bottiglie di ayahuasca, un tè utilizzato in terapie e rituali. La detenzione è scattata perché nel tè è contenuta la DMT, una sostanza considerata illegale nel paese straniero in cui si trovava.

«Non avrebbe mai immaginato di passare attraverso questo. Non aveva idea che stava trasgredendo una legge. E’ una persona onesta e tranquilla. Il problema è che in quella cultura così diversa non riescono a capire l’ayahuasca, che é una medicina indigena sacra. Stanno facendo confusione tra la droga che si trova spontaneamente nella pianta e quella estratta in laboratorio. L’ayahuasca risulta consentita da parte dell’Agenzia Nazionale di Vigilanza Sanitaria (Anvisa).»

Chianca è partito alla volta dell’Europa su invito di scienziati e studiosi. Dopo essere passato per la Russia avrebbe dovuto tenere conferenze in Ucraina, Svizzera, Olanda e Spagna, da dove sarebbe ritornato in Brasile, il 17 di ottobre. Ingegnere elettronico, Chianca ha abbandonato la carriera nel ramo per dedicarsi alle terapie olistiche. Nel 2006 ha sviluppato una tecnica che gli ha valso un riconoscimento internazionale: “Le Frequenze di Luce“, come è stata chiamata, un metodo diagnostico che parte dalla lettura dei chackra e il loro equilibrio.

La DMT è una sostanza con effetti psichedelici che appartiene al gruppo delle triptamine, simile alla serotonina. E’ il principio attivo dell’ayahuasca che viene utilizzata frequentemente nei rituali del Santo Daime e della Jurema. Patricia sottolinea che l’infusione non è il centro del lavoro di Chianca, ma un complemento. «Si è occupato di molti casi di malattie rare che hanno ottenuto miglioramenti incredibili», ricorda.

Difficoltà di comunicazione con la famiglia

L’ultimo contatto che Patrizia ha avuto con il compagno è stato il giorno in cui l’hanno incarcerato.

«Sono riuscita solo a scambiare messaggi per cancellare le date con gli organizzatori, ma è stato tutto così rapido. Poi la nostra conversazione è stata interrotta.»
Patrizia sottolinea ancora la difficoltà di superare la barriera linguistica. «Sono riuscita a trovare un avvocato russo che ha accettato il caso. Il problema è che non parla inglese per niente. Abbiamo un interprete che aiuta Chianca nei corsi, ma dopo un fatto del genere, con queste ripercussioni, non possiamo più contare sulle persone come prima».

Subito dopo l’arresto, Chianca ha iniziato ad essere trattato come “sciamano” o “curandero”, da parte dei gironali locali, che hanno trattato il caso come traffico di droga. «E’ imbarazzante. Preferisco credere che mancano completamente di conoscenza della nostra cultura, di questa medicina sacra che è l’ayahuasca. E’ come se un nativo boliviano che portasse con sé foglie di coca, che è una pianta normalmente usata per poter salire in montagna senza avere alterazioni della pressione sanguigna, fosse arrestato come un trafficante di cocaina. E’ questa ciò che sta accadendo.», lamenta Patricia. Dice anche che il ricercatore viene invitato per presenziare in eventi pubblici sin dal 2010, e non ha mai avuto problemi di questo tipo.

Incomprensioni diplomatiche

Patricia racconta che il suo compagno è già stato trasferito quattro volte. Secondo lei, il Governo Russo non ha ancora comunicato in maniera ufficiale ai responsabili dell’Ambasciata del Brasile di avere un prigioniero nel paese. «L’Ambasciata l’ha scoperto grazie a me. Stiamo avendo appoggio dall’Ambasciata del Brasile, stanno inviando carte per le autorità russe, ma Chianca è stato trasferito prima che i documenti arrivassero a destinazione.»

Patrizia dice che nonostante tutto ha fiducia, ma é preoccupata perché deve seguire il caso a distanza..

«Ho saputo che ha avuto un’alterazione della pressione sanguigna, il che non è normale per lui, che gode di ottima salute. E’ una persona adorabile e ho la certezza che finirà tutto con una dichiarazione che si è trattato di un equivoco.»

Da rendere noto che l’Ambasciata Brasiliana a Mosca accompagna il caso dal 31 di agosto, quando è stata comunicata la detenzione, e continua a mantenere contatti con l’avvocato di Chianca e con i suoi familiari in Brasile.

 

UPDATE 2017: arriva la condanna

il caso si è concluso con la condanna dell’imputato a 5 anni di reclusione, ed è stato già considerato un successo così perchè la pena poteva arrivare a 16 anni. Ora il governo Brasiliano sta lottando per ottenere la possibilità di fargli scontare la pena in terra natia.

 

TRADOTTO DALL'ORIGINALE: http://g1.globo.com/pernambuco/noticia/2016/09/familia-luta-para-libertar-pesquisador-preso-por-trafico-de-drogas-na-russia.html

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1 commento

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