Uso religioso di ayahuasca minacciato in Olanda

Il 31 Gennaio 2018 ha avuto luogo in Amsterdam un caso giudiziario molto importante e delicato. Si tratta del ricorso in appello per la confisca di, complessivamente, circa 100Kg di Daime ai membri della chiesa del Santo Daime di Amsterdam, avvenuta nel 2016.

La Procura della Repubblica olandese ha collezionato diversi casi di importazione di Santo Daime a carico del ‘Céu da Santa Maria’, una chiesa di Santo Daime in Amsterdam. Tre persone furono fermate all’aeroporto di Amsterdam con un gran quantitativo di Daime e furono rinviate a giudizio in un caso collettivo nell’Agosto del 2016, in Haarlem.

In questo caso l’accusa rese palese che avrebbe voluto porre fine all’importazione del Santo Daime/ayahuasca in Olanda. Il principale argomento fu la presenza di DMT che, in quanto sostanza schedulata, sarebbe “un rischio per la salute pubblica”. In aggiunta c’era la decisione della Corte Suprema dei Diritti Umani (ECHR) e un altro caso olandese che coinvolgeva alcune persone che si presentarono come membri del Santo Daime; conclusero che la proibizione del DMT era necessaria in una società democratica per la protezione della salute e che quindi le leggi che proibivano l’ayahuasca erano valide (2014).

Nel caso del 2016 la corte ignorò gli argomenti dell’accusa e diede credito alla difesa di Adéle van der Plas, che è stata per più di 23 anni il nostro amato avvocato del Santo Daime in Olanda, e che ha vinto fino ad ora tutti i casi di incriminazione del Santo Daime.

La maggior parte degli argomenti erano già stati presentati nei caso precedente di Amsterdam 2001, Haarlem 2009 e Amsterdam 2012. Qui si può trovare il verdetto completo scritto in Olandese. Come si può leggere la corte fu molto specifica e non dette in alcun modo l’impressione che, grazie a questo verdetto, da adesso in poi chiunque sia autorizzato a importare ayahuasca.

L’influenza dei media

Uno screenshot tratto dalla trasmissione televisiva (Youtube)

Come ci si aspettava, la Pubblica Accusa è ricorsa in appello contro questo verdetto, così il 31 gennaio 2018 si è giunti in Corte di Appello. Durante questa discussione in corte di appello abbiamo capito che ci trovavamo di fronte a una corte estremamente critica, e che era chiaro che loro basavano la loro impressione parzialmente sugli episodi di ‘Rambam’, un programma televisivo satirico Olandese in difesa del consumatore.

In questo programma lo staff era andato con una telecamera nascosta da diverse persone che offrivano ayahuasca. Nel complesso l’impressione che se ne ricavava era molto negativa, perché le persone contattate praticavano tutte una preselezione molto povera e facevano ogni tipo di pubblicità alle proprietà curative del rimedio. Gli autori del film definitivamente colsero un punto: ma, abbastanza tristemente, mostrarono solo esempi negativi. L’episodio può essere visto qui in Olandese. Inoltre un altro punto doloroso fu che il capo della corte di appello basava su Wikipedia le sue informazioni sull’ayahuasca!

La discussione del caso durò alcune ore, e ci fu un lungo dibattito tra Adéle van der Plas e il Pubblico Ministero. Queste discussioni riguardavano principalmente dettagli giuridici, ma Adele riuscì molto bene a districarsi tra i cavilli, grazie alla sua profonda conoscenza della letteratura giuridica. Adesso rimane aperta la domanda se la corte di appello darà credito alle argomentazioni di Adele o quelle dell’Pubblico Accusatore.

L’influenza degli altri gruppi ayahuasqueri

Un altro punto della discussione fu se questo caso doveva essere analizzato “in concreto” o “in astratto”, essendo la scelta dell’uno o dell’altro punto di vista molto significativo per l’esito del caso. Qui c’è una spiegazione in olandese.

Una delle preoccupazioni della Pubblico Accusa era che “c’è una tale esplosione di fornitori di ayahuasca in Olanda che i rischi e i pericoli crescono in pari misura, come il programma televisivo ‘Rambam’ ha mostrato. A causa di questo si perde la presa e la visione della situazione generale, di conseguenza la salute pubblica è a rischio”.

Su questo punto la Chiesa si trovava d’accordo con il PM, ed ha quindi offerto una soluzione secondo cui un organo di auto-regolamentazione dovrebbe rappresentare i gruppi coperti dall’articolo 9 dell’ECHR per far si che lavorino in modo trasparente e responsabile. Con questa strategia di difesa alla Corte di Appello è stata offerta una via d’uscita basata sulle risoluzioni della Corte Europea per i Diritti Umani. Non siamo sicuri se la userà. E’ un caso complicato, il verdetto finale sarà emesso in quattro settimane invece che nelle solite due. E, ad essere sinceri, siamo usciti dalla corte un po’ più preoccupati di quando siamo entrati.

 

TRADOTTO DALL'ORIGINALE: http://chacruna.net/religious-use-ayahuasca-netherlands-threat/

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