Morte per ayahuasca: è veramente possibile, come dicono i media?

di Emily Sinclair, Ph.D
L’industria del turismo ayahuasquero è stata costruita e alimentata dalla crescente popolarità dell’ayahuasca come medicina per il corpo e per lo spirito, a livello mondiale. Nonostante migliaia di esperienze positive, è la morte di un turista ayahuasquero ciò che ogni anno raggiunge i titoli dei media internazionali.

I media alimentano ancora la diffusa credenza che l’ayahuasca è una droga pericolosa. Ma l’ayahuasca è realmente la colpevole di queste fatalità? In questo articolo passerò in rassegna le più recenti morti nel turismo ayahuasquero, così come annunciate dai media, usando informazioni etnografiche e di prima mano.

Caso 1. Incidente motociclistico

Nel 2014 è morto in Colombia l’inglese Henry Miller. Henry aveva pagato 50 dollari per prendere parte ad una cerimonia di ayahuasca presso un lodge di cui faceva la pubblicità il suo ostello.
Secondo i testimoni si era sentito male durante la cerimonia, ed era caduto in uno stato di semi-incoscienza, ed è anche stato riferito che le persone che conducevano la cerimonia non erano state capaci di rianimarlo.1 Come ho potuto scoprire più tardi conoscendo alcuni suoi amici in Perù, Henry morì per una ferita alla testa che si procurò durante un incidente motociclistico accaduto mentre le persone che conducevano la cerimonia cercavano di portarlo all’ospedale, presumibilmente nel panico e senza molte competenze. Cadde dalla moto e sbatté la testa. Le ferite alla testa sono chiaramente visibili nelle foto del caso.

Boulevard di Iquitos, 2017. Foto by Emily Sinclair

Vivo nel crocevia del turismo ayahusquero: Iquitos, la metropoli nella foresta peruviana amazzonica, dove attualmente mi occupo di ricerche antropologiche. Una volta era la capitale del boom del caucciù, oggi è diventata il cuore del “boom dell’ayahuasca”2, prosperando grazie al commercio del turismo ayahuasquero.

Si può scegliere tra diversi “ayahuasca dieta menu” in vari ristoranti di proprietà di stranieri, una vasta selezione di bigiotteria e arte ayahuasquera venduta da artigiani locali, e persino comprare bottiglie di ayahuasca già pronta nel locale mercato di Belén, da persone che la vendono a chiunque la compri.

Molti turisti comunque scelgono di prendere parte a cerimonie in uno dei molti centri di ayahuasca che sono stati aperti in tutta la regione. Ho lavorato per uno di questi centri per circa due anni. Insieme a molti aneddoti positivi che si raccontano, oggi anche la ricerca scientifica riferisce che l’ayahuasca ha qualità benefiche sia medicinali che terapeutiche, specialmente per il trattamento della depressione, della dipendenza, e altri problemi mentali e di salute3. Il decotto ha dato prova di essere relativamente sicuro per il consumo umano in condizioni controllate, e che l’overdose è praticamente impossibile4. Tuttavia tre turisti ayahuasqueri sono morti in centri di ayahuasca dei dintorni, mentre io mi trovavo qui. Quindi cosa è successo davvero?

Caso 2. Avvelenamento da tabacco

Nel Settembre 2015, il neozelandese Zealander Matthew Dawson, è morto in un centro di ayahuasca nella regione di Iquitos. Sebbene i media abbiano titolato in tutto il mondo che la sua morte era stata causata dall’ayahuasca5, la stampa minore ha poi rivelato che la morte era seguita a una purga con tabacco. Sebbene il tabacco sia comunemente percepito come una sostanza mortale nella cultura occidentale, è una pianta Maestro nella cultura sciamanica tradizionale del Perù. Il tabacco è comunemente fumato in forma di sigarette chiamate mapachos durante le cerimonie di ayahuasca, per proteggere lo spazio.

E’ anche usato come purgante, sotto forma di bevanda ottenuta dall’ammollo prolungato del tabacco rustico, che viene bevuto in grande quantità per indurre il vomito, come rituale di pulizia. Nel centro in cui Matthew si trovava a quel tempo, le purghe di tabacco venivano offerte ai partecipanti. Queste purghe sono di solito innocue tuttavia, secondo alcune persone fidate di Iquitos che ho intervistato a riguardo, possono condurre a un avvelenamento da nicotina, che può causare l’insufficienza di alcuni organi e occasionalmente condurre alla morte, come è stato probabilmente nel caso di Matthew. Matthew si trovava in gran disagio fisico dopo l’ingestione del tabacco. Dopo diverse ore, durante le quali urlava dal dolore, probabilmente morì di arresto cardiaco.

Il corretto uso del tabacco richiede esperienza che molti degli sciamani che lavorano con il turismo ayahuasquero probabilmente non possiedono. In risposta alle richieste dei “consumatori”, e nel tentativo di superare la concorrenza, alcuni centri del luogo hanno erroneamente iniziato ad offrire diverse piante medicinali durante i loro ritiri, di cui gli sciamani potrebbero avere poca esperienza o non conoscere bene. Tra queste ci sono il cactus San Pedro, che non è autoctona dell’area, e oje (Ficus insipida), un altro purgante che è efficace come antiparassitario ma che, come il tabacco, è pericoloso e potenzialmente fatale se non usato correttamente.

Ho parlato con un rispettabile tabaquero del posto, riguardo la morte di Matthew. Mi ha detto che è stata una “grave colpa” quella di dare la purga di tabacco a tutti i partecipanti, perché si sa che è potenzialmente pericolosa sul 30% delle persone. E’ un argomento controverso, e ci sono molte visioni diverse localmente, ma questo caso suggerisce che dovrebbero essere condotte più ricerche scientifiche sulla potenziale tossicità delle purghe di tabacco. Qui un tabaquero può valutare l’eligibilità di una persona testando la sua funzione circolatoria e ‘leggendo la sua energia’.

Se si commette un errore di valutazione il tabacco deve essere rimosso dal corpo della persona più in fretta possibile inducendo il vomito forzato. Si può fare questo facendo bere alla persona enormi quantità di acqua, o usando altre piante purgative, o altri rimedi medicinali. Due facilitatori inesperti assistettero Matthew, mentre lo sciamano guardava la TV al piano di sopra, così si racconta. Si decisero a portarlo in ospedale troppo tardi: morì lungo il tragitto.

Mercato Belén di Iquitos, 2017. Foto di Simona Adriani

Caso 3. Omicidio

La morte in Iquitos che probabilmente ha ricevuto la maggiore pubblicità dalla stampa internazionale è stata quella dell’uccisione del ventiseienne britannico Unais Gomez, per mano del canadese Joshua Stevens, un co-partecipante nel suo stesso ritiro di ayahuasca, nel Dicembre del 2015. Molti dei giornali uscirono con la storia che Stevens colpì Gomez sotto l’effetto di un “cattivo viaggio”, durante il quale ebbe visioni di Gomez che faceva sesso con sua moglie6. I risultati tossicologici però rivelarono che Stevens non aveva ayahuasca nel suo sangue quando colpì Gomez.

Lui ha invocato l’auto-difesa, e i testimoni hanno confermato la sua versione, che è questa: a Steven era stato permesso di avere una cerimonia privata con l’ayahuasca nella sua stanza quella notte. Verso le nove della sera Gomes lasciò il gruppo cerimoniale e andò nella stanza di Stevens dove lui lo attaccò. Secondo Stevens e altri testimoni, Gomez sembrava ‘posseduto’ e non poteva essere calmato. La loro colluttazione finì nelle cucine dove, temendo per la sua vita, Stevens alla fine colpì Gomez con un coltello da cucina, uccidendolo.

Per prima cosa, sembra che il gruppo non sia stato accudito responsabilmente. E’ abbastanza scioccante per me che a un turista sia stato permesso di fare una cerimonia da solo, ed è insicuro per i partecipanti lasciare la casa cerimoniale senza essere accompagnati da un facilitatore o da uno sciamano. Secondo la prospettiva di molti ‘addetti ai lavori’ in Iquitos, Gomez era posseduto da uno spirito demoniaco. La capacità di tenere lontani gli spiriti malvagi e di contrastare gli attacchi da parte di essi è intesa come un aspetto essenziale del potere sciamanico, per cui è stata messa in questione proprio l’abilità effettiva dello sciamano. Si potrebbe considerare questa “possessione” come una sorta di episodio psicotico, secondo i nostri canoni.

E’ molto probabile che questo fosse il caso di Gomez, come ho capito. Mi ha fatto visita un amico che aveva iniziato a bere ayahuasca nel centro dove lavoravo tre anni fa, e da allora aveva lavorato in diversi centri in Costa Rica e in Perù. “L’ho incontrato”, mi ha spiegato, “in un centro in Cusco dove lavoravano col San Pedro, giusto qualche mese prima della sua morte”. Secondo il mio amico, dal passato di terapeuta occupazionale, era chiaro che Gomez non era “sano mente” a quel tempo, e non sarebbe stato sicuro in primo luogo fargli bere ayahuasca, né alcun’altra pianta medicinale psicoattiva.

Per quello che ho potuto investigare, i proprietari del centro di Cusco non chiedevano nessuna storia medica ai partecipanti dei loro ritiri né facevano nessuno sforzo per assicurarsi dell’elegibilità dei partecipanti al lavoro con le piante psicoattive, come fanno anche alcuni centri nei dintorni di Iquitos. Questo è un fatto preoccupante, considerando il potenziale di crisi psicotica insito nel bere ayauhasca da parte di persone mentalmente instabili.

Caso 4. Fatalità post-cerimonia7

Nel Dicembre 2016 il trentottenne californiano Alfonso Giovanni D’Rose è stato trovato morto la mattina dopo una cerimonia di ayahuasca nel suo tambo individuale, in un piccolo centro vicino Iquitos. Secondo lo sciamano del posto, D’Rose, non aveva avuto nessun effetto dall’ayahuasca, ed era stato autorizzato a tornare al suo alloggio, alla fine della cerimonia. Ci sono veramente poche informazioni riguardo i particolari di questo incidente. Ciò che si sa è che è stato trovato morto nel bagno rannicchiato accanto alla toilet.

E’ possibile che l’effetto dell’ayahuasca sia arrivato più tardi e che lui sia stato soffocato dal vomito, o che abbia ingerito qualche altra sostanza, come pillole sonnifere. E’ anche possibile che sia stato qualche altro imprevisto a causare la morte. Quale che sia la verità, questo caso evidenzia il pericolo di lasciare che i partecipanti senza supervisione, in qualsiasi momento della cerimonia.

La realtà del turismo ayahuasquero

E’ importante enfatizzare che ci sono state solo una manciata di fatalità, in più di migliaia di turisti ayahuasqueri che hanno viaggiato in Sud America dal 1990. Come ho potuto testimoniare e sperimentare io stessa, la grande maggioranza dei turisti hanno effetti positivi, trasformativi e curativi dalle loro esperienze.

Locali turistici in Iquitos offrono ‘menù ayahuasca’. Foto di Simona Adriani

Quindi se state cercando un’esperienza di ayahuasca in un centro dell’Amazzonia, non lasciate che questo articolo vi scoraggi. Abbiate solo il discernimento e l’accortezza di scegliere dove andare. Le fatalità nei centri di ayahuasca sono esempi estremi di incompetenza e irresponsabilità dell’industria del turismo ayahuasquero, che, fortunatamente, non sono rappresentative di tutta la sua totalità e, sfortunatamente, accadono anche in altri campi.

Ci sono tante persone di buone intenzioni che lavorano nella regione di Iquitos, che hanno un alto livello di conoscenza sul lavoro con le piante medicinali, anni di esperienza, e che offrono un buon livello di assistenza per i turisti che prendono parte alle loro cerimonie e ritiri.

In risposta a questi tragici incidenti e ad altri problemi, diversi proprietari di centri si sono riuniti recentemente per formare l’Associazione per l’Ayahuasca Sicura (Ayahuasca Safety Association), che diffonderà istruzioni per condurre le cerimonie di ayahuasca in sicurezza all’intera comunità: un passo positivo nella giusta direzione, mi sembra.

I giornalisti dall’altro canto, dovrebbero smettere di pubblicare notizie non verificate, che causano disinformazione, e rischiano di stigmatizzare quella che è una legittima pratica medicinale e culturale.

Riconoscimenti:
Grazie a Bia Labate per l’assistenza nell’editare questo articolo.

TRADOTTO DALL'ORIGINALE : http://chacruna.net/can-people-really-die-from-drinking-ayahuasca-as-announced-in-the-media/

NOTE

  1. Tracy McVeigh, “British Backpacker Dies After Taking Hallucinogenic Brew in Colombia,” The Guardian, (American edition), April 26, 2014. https://www.theguardian.com/uk-news/2014/apr/27/british-backpacker-dies-hallucinogenic-drug-colombia
  2. Joshua Homan, “Disentangling the Ayahuasca Boom: Local Impacts in Western Peruvian Amazonia,” in The World Ayahuasca Diaspora: Reinventions and Controversies, ed. Beatriz C. Labate, Clancy Cavnar and Alex K. Gearin (London and New York: Routledge, 2016).
  3. Beatriz C. Labate and Clancy Cavnar, eds. The Therapeutic Use of Ayahuasca, (New York: Springer, 2014).
  4. Dennis J. McKenna, J. C. Callaway, and Charles S. Grob, “The Scientific Investigation of Ayahuasca: A Review of Past and Current Research,” The Heffter Review of Psychedelic Research, 1:65–77 (1998).
  5. Hamish McDonald, “Death of Matthew Dawson-Clarke a Stark Warning About Dangers of Hallucinogenic Drug Ayahuasca,” The Sydney Morning Herald(Australia), March 12, 2017. http://www.smh.com.au/national/death-of-matthew-dawsonclarke-a-warning-about-dangers-of-psychedelic-drug-ayahuasca-20170310-guvmsb.html 
  6. Lali Houghton, “A Story of Drugs, Darkness and Death in the Amazon,” Dazed (London, UK), February 3, 2016.
  7. Noticias Loreto, “Muere Turista,” (Loreto, Mexico), December 9, 2016

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