Come una pratica spirituale può aiutare l’ayahuasca, e viceversa.

L’ Ayahuasca è un decotto visionario usato da centinaia di anni in cerimonie di cura da varie culture indigene nel bacino dell’Amazzonia.

FONTE: http://reset.me/story/how-a-spiritual-practice-supports

Il decotto viene ricavato da due piante chiave, la liana dell’ ayahuasca stessa, dal nome scientifico Banisteriopsis caapi, e le foglie della pianta di chacruna, conosciuta come Psychotria viridis, che contiene DMT e induce le visioni. Le due piante insieme hanno una sinergia impressionante: principi chimici della B. caapi, le beta-carboline, inibiscono l’enzima della monoamino-ossidasi che agisce nei nostri corpi impedendo alla DMT presente nelle foglie di chacruna di essere attivaoralmente.

Tra i bilioni di possibili combinazioni di piante nella foresta Amazzonica, il fatale matrimonio di queste due piante ha prodotto una delle sostanze più psicoattive del mondo. Le circostanze di questa incredibile scoperta rimangono ancora un mistero.

Il viaggio non finisce dopo la tua prima esperienza con l’ ayahusca, ma piuttosto, è appena cominciato.

Un viaggio incredibile, potenzialmente rivoluzionario, comincia quando uno decide di lavorare con l’ ayahuasca. Come diceva spesso il curandero con cui ho lavorato io, il viaggio non finisce dopo la tua prima esperienza con l’ ayahuasca, ma invece è appena cominciato: le intuizioni circa sé stessi e la natura di questa misteriosa vita che viviamo, che vengono rivelate in una singola esperienza, non possono essere veramente trasformative.

Le strutture psicologiche, che sottostanno agli schemi comportamentali, potrebbero cominciare a crollare alla luce della più alta consapevolezza generata dall’ayahuasca. Questa medicina sacra può portare una persona in diretto contatto con il proprio sé superiore, o il proprio spirito che, di conseguenza, facilita la profonda guarigione spesso incontrata dai consumatori di ayahuasca.

E’ come se la medicina permettesse temporaneamente di sospendere le normali e abitudinarie tendenze e processi mentali, in modo da favorire l’accesso a un profondo stato di essere, normalmente non accessibile nelle nostre vite quotidiane.

Studi di neuropsicologia in consumatori di lungo periodo supportano questa affermazione, dato che distinte aree del cervello coinvolte nella creazioni di concetti di alto livello, come l’ego o il sé, sono note per cambiare fisicamente con l’uso prolungato di ayahuasca.

Inoltre altre investigazioni hanno mostrato che l’ayahuasca «iperastimola l’intera regione cerebrale dove sono archiviate e processate le memorie emotive, spesso svelando memorie a lungo dimenticate.» Questa iper-stimolazione sovrascrive schemi precedenti molto radicati, permettendo così la creazione di nuove connessioni neuronali.

Negli ultimi 30 anni l’ayahuasca ha guadagnato una notorietà globale ed esteso la sua presenza per raggiungere i cuori di migliaia di persone, che hanno intrapreso il proprio viaggio in Amazzonia per partecipare in cerimonie di cura. Questi pellegrini dell’ ayahuasca attraversano il mondo per ragioni come curare trami, ansie, depressioni e persino il cancro.

Altri semplicemente cercano di approfondire la loro propria connessione spirituale con sé stessi e con qualcosa di più grande. Studi scientifici sono andati di pari passo con il crescente interesse per l’ ayahuasca. Ci sono oggi un totale di 145 studi in PudMed che appaiono se si cerca il termine “ayahuasca” — 140 dei quali sono stati pubblicati dal 2001 in poi.

Un paio di studi (qui e qui) hanno evidenziato che una singola dose di ayahuasca è sufficiente per combattere episodi depressivi gravi, in pazienti che hanno sofferto di depressioni farmaco-reistenti, e che questi effetti hanno persistito per 21 giorni.

Tuttavia, a causa delle limitazioni con cui questi studi sono stati condotti, non è stato possibile concludere inequivocabilmente che l’ ayahuasca è stata l’unica responsabile dell’effetto antidepressivo osservato nei pazienti.

Inoltre, e più importante ancora, i pazienti sono stati seguiti solo per 3 settimane dopo la loro assunzione di ayahuasca. Così, la vera persistenza a lungo termine degli effetti antidepressivi osservati nei pazienti, ognuno dei quali aveva sofferto di ricorrenti episodi di depressione grave, resta da accertare.

Nonostante il crescente corpo di evidenze sull’ayahuasca e il suo potenziale di combattere depressioni gravi, alcune precauzioni sono dovute: una fiducia assoluta nell’ ayahuasca da sola come una cura per la depressione può lasciare depressi e disorientati.

Ci sono diversi aneddoti riportati nei social network o nei siti web che testimoniano ciò: molte persone che soffrivano di depressione e che hanno preso ayahuasca, anche più di una volta, non hanno trovato un sollievo permanente dalla loro malattia. Quindi, è fuori di dubbio che qualcosa in più è necessario in questo processo di guarigione, oltre alla semplice affidamento a questa sacra medicina.

Io suggerisco che questo “qualcos’altro” potrebbe essere una pratica spirituale dedicata, criticamente importante per supportare la persona nella sua vita quotidiana, tra una sessione di ayahuasca e l’altra. L’ Ayahuasca può mostrarci la strada, ma sta a noi fare il cammino e materializzare, fuori dalla cerimonia, le intuizioni ricevute. Una pratica spirituale può offrire il contesto e lo sfondo necessario per integrare l’esperienza della cerimonia e, come uno specchio, può anche riflettere e indirizzare le esperienze future.

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Jack Kornfield

Jack Kornfield, un noto autore e insegnante Americano Buddista, dice: «Come le nostre ghiandole salivari, il cui lavoro è di produrre saliva, la nostra mente produce continuamente pensieri. E’ proprio quello che fa.» Questi pensieri possono essere triviali o traumatizzanti. Senza una pratica spirituale di qualche tipo (e anche con una pratica spirituale), è sempre troppo facile cadere in pensieri che ci portano giù lungo un cammino di vittimizzazione, paura, ansia, e giudizio: pensieri che ci affondano, ci ostacolano, e ci intrappolano all’interno delle storie su di noi che continuamente creiamo.

Mentre una sessione di ayahuasca può favorire una esperienza profonda per qualcuno e permettergli di liberarsi completamente da certi schemi di pensiero negativi o traumi, per altri l’esperienza può essere solo temporaneamente di sollievo. Questo è il motivo per cui coltivare una pratica spirituale è di grandissima importanza.

Dopo tutto, l’ayahuasca ci connette con il nostro spirito, la sorgente del nostro essere, che è spesso, e sfortunatamente, ignorata. Senza una pratica spirituale di qualche sorta, l’integrazione della nostra esperienza in cerimonia diventa più difficile e diventiamo schiavi delle tendenze abitudinarie della nostra mente, che sono spesso distruttive e auto-limitanti.

L’essenza di una pratica spirituale è semplice, ma può facilmente richiedere tutta una vita per essere padroneggiata: imparare ad amare, accettare, e perdonare se stessi.

Jack Kornfield scrive nel suo libro Una strada con un Cuore: Una guida ai Pericoli e alle Promesse della Vita Spirituale:

«Ascoltando veramente le nostre canzoni più dolorose, possiamo imparare la divina arte del perdono. Con ciò, scopriamo una verità rimarcabile: molto della vita spirituale è semplicemente auto-accettazione. Però, nell’accettare le canzoni della nostra vita, quelle allegre e quelle dolorose, possiamo iniziare a creare per noi stessi un’identità più profonda e più grande, in cui i nostri cuori racchiudono tutto all’interno di uno spazio di compassione senza limiti.»

I tipi di pratiche spirituali disponibili sono numerosi, ma tutti condividono la semplice essenza dell’auto-accettazione. Così la pratica spirituale individuale è un processo sia strettamente individuale che definitivamente universale. Il grande vantaggio di lavorare con l’ ayahuasca è che può spingere in avanti questo processo personale di auto-accettazione e perdono, permettendo di superare anni di tristezza accumulata, a volte anche solo in una notte.

Profondi risvegli del cuore possono avere luogo: ci svegliamo dal nostro sonno spirituale e ricordiamo la nobile pienezza dello Spirito. La connessione con il cuore spirituale è ciò che rimette insieme l’io frammentato, creato dalla mente. Come il grande saggio indiano Sri Nisargadatta Maharaj dice, «La mente crea l’abisso, ma il cuore lo attraversa.»

Nisargadatta Maharaj

Con una pratica spirituale noi cominciamo a vedere noi stessi, la nostra esperienza con l’ayahuasca, e la nostra relazione con il mondo e tutto ciò che contiene, in una luce differente. Le persone di cui incrociamo il cammino, gli eventi, le circostanze, e le esperienze delle nostre vite quotidiane diventano il carburante per il nostro continuo risveglio e apertura.

Attraverso la pratica in cui impegniamo, iniziamo a lasciare andare l’identificazione patologica con la mente e i suoi pensieri, permettendoci di fare spazio affinché la guarigione sorga spontanea dal cuore.

Una delle pratiche spirituali più ovvie che si possono intraprendere è la meditazione. Recenti ricerche hanno mostrato che l’ayahuasca aumenta le capacità correlate alla pienezza mentale nei consumatori di lungo termine, dove la pienezza mentale può essere descritta come uno stato di consapevolezza presente, aperta e non giudicante.

Infatti ci sono centinaia di studi scientifici sull’efficacia della pienezza mentale per trattare molti disordini clinici come ansia, depressione, dipendenza da droghe, disturbi alimentari e dolore cronico.

Oltre alle pratiche di pienezza mentale che provengono dalla tradizione Buddista, ci sono molti cammini spirituali che si possono seguire. Magari la spiritualità dei Nativi Americani vi suona più vera. O un approccio Taoista.

Magari è la tradizione dello yoga Hindu che vi sembra più sensato, o lo sciamanesimo, o un approccio psicologico integrale. Le possibilità sono illimitate: ciò che conta non è il contesto spirituale che uno sceglie, ma solo il profondo interesse nello scegliere, esplorare, e usare gli insegnamenti che incontriamo per guarire noi stessi e raggiungere il nostro più alto potenziale umano. Allora possiamo diventare un’ispirazione per gli altri.

L’ayahuasca è una medicina molto potente già di per sé. Una pratica spirituale dedicata può sostenere l’equilibrio e promuovere una vita salutare. La combinazione delle due racchiude un immenso potenziale non solo per una guarigione profonda, ma anche per l’espansione della coscienza umana e l’evoluzione.

Arrendetevi alla bellezza e alla saggezza del vostro spirito quotidianamente. Lasciate che scorra attraverso di voi sempre.

Vi lascio con una citazione finale dal libro di Jack Kornfield’s “Una strada con un cuore: Una Guida Attraveso i Pericoli e le Promesse della Vita Spirituale“:

«Il potere del cuore è quello di incontrare qualsiasi difficoltà o circostanza e trasformarla in oro e in un’opportunità. Questo è il frutto della pratica. Questa libertà e amore sono il compimento della vita spirituale. E’ oro puro. Il Budda disse, ‘Come il grande oceano ha un unico sapore, il sapore del sale, così tutti i veri insegnamenti hanno un unico fondamentale sapore: è il sapore della libertà.’»

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