Il grande potere di una pianta amazzonica – e il rispetto che richiede

Gabor Maté è un medico in pensione che ha trattano alcuni pazienti con ayahuasca, conosciuta per i suoi poteri curativi psichedelici. E’ autore del libro: “Quando il corpo dice no: Il costo dello stress nascosto”.

Da dottore formato secondo il sistema occidentale, sono sempre stato cosciente delle limitazioni della medicina moderna nel trattare le condizioni croniche di corpo e mente. Nonostante tutti i nostri successi, ci sono devastazioni che noi come medici possiamo al massimo alleviare. Nella nostra ristretta visione della cura, abbiamo fallito nel comprendere l’essenza della guarigione. E da quì la popolarità dell’ayahuasca, la pianta Amazzonica che molti Occidentali cercano per guarire da problemi fisici o mentali o per trovare un significato in mezzo alla crescente senso alienazione della nostra cultura.

L’uccisione di un Canadese durante una cerimonia di ayahuasca accaduta una settimana fa in un centro sciamanico Peruviano, ha portato una sgradita, ma probabilmente necessaria, attenzione su questa misteriosa bevanda. Una comprensione olistica informa molti insegnamenti saggi degli aborigeni. Come tutte le pratiche indigene basate sulle piante, l’uso di ayahuasca sorge da una tradizione dove corpo e mente sono visti come inseparabili.

Una donna che conosco era completamente immobilizzata da una spesso fatale malattia auto-immune. Due anni fa, ha cominciato a lavorare con l’ayahuasca. Adesso si muove in maniera indipendente con l’autorità dell’autosufficenza. Un altro, dopo aver tentano una decina di volte il suicidio, oggi è animato da energia e speranza. Sono stato testimone di persone che hanno superato dipendenze da sostanze, sessualità compulsive e altri comportamenti auto-lesionistici. Alcuni hanno trovato liberazione da insicurezza cronica o dalle nebbia mentali della depressione o dell’ansietà.

La pianta non è una droga nel senso Occidentale

La pianta non è una droga nel senso Occidentale di un compost che attacca agenti patogeni o annulla tessuti patologici. Neannche è una composto chimico preso cronicamente per alterare la biologia di uno squilibrio del sistema nervoso. Ed è molto lontana dall’essere uno psichedelico ricreativo ingerito con propositi di fuga.

Nel suo corretto contesto cerimoniale, sotto una guida compassionevole ed esperta, la pianta – o, come la tradizione vuole, lo spirit della pianta – mette le persone in contatto con i loro traumi e dolori repressi, i reali fattori che portano a tutti gli stati mentali disfunzionali. Sperimentando coscientemente il nostro dolore primordiale fa si che esso allenti la sua presa su di noi. In questo modo l’ayahuasca può raggiungere in poche sessioni ciò che in molti anni di psicoterapia si può solo immaginare. Le persone possono risperimentare qualità interne perse da molto tempo, come la pienezza, la fiducia, l’amore e il senso del possibile. Letteralmente ricordano se stessi.

L’unità di corpo e mente, ben documentata dalle contemporanee ricerche scientifiche, significa che questa trasformazione esperienziale può influenzare potentemente l’apparato ormonale, il sistema nervoso e immunitario, e organi come il cervello, l’intestino e il cuore. Da qui il potenziale curativo dell’ayahuasca.

C’è bisogno di grande coscienza e attenzione

Non è tuttavia tutto rose e fiori. L’ayahuasca può essere sfruttata a scopo di lucro da praticanti senza scrupoli o anche per la gratificazione sessuale dei guaritori che predano clienti vulnerabili, molto spesso giovani donne. Questi casi sono noti nel mondo dell’ayahuasca.

E nemmeno questa pianta è una panacea. Niente funziona per tutti. Il suo grande potere di penetrare la psiche può risvegliare ostilità e odi molto profondamente repressi. Sebbene atti di violenza relazionati con l’ayahuasca sono estremamente rari – quasi non se ne sente – qualcosa del genere potrebbe essere accaduto nel recente incidente in Perù.

Tutte ragioni in più, quindi, per approcciarsi all’ayahuasca con cautela, profondo rispetto, e soltanto in un contesto adeguato.

SOURCE: http://www.theglobeandmail.com/opinion/the-profound-power-of-an-amazonian-plant-and-the-respect-it-demands/article27895775/

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