La spiritualizzazione dell’ Ayahuasca e la deriva New Age

Intervento di Jaques Mabit alla II Conferenza Mondiale sull’Ayahuasca: la legge spirituale è implacabile: la profanazione del sacro ha un prezzo molto alto. Già lo sappiamo riguardo alla coca.

Allo stesso modo in cui gli occidentali, nella loro arroganza e frettolosità, si esonerarono dalla conoscenza ancestrale sull’uso della coca (e del tabacco, dell’oppio etc.), tendono ad appropriarsi dell’ Ayahuasca solamente negli aspetti che gli convengono, lasciando ad un lato le regole di base stabilite in secoli e millenni dalle società amazzoniche.

jacques mabit un ayahuasca hero
Jaques Mabit

Gli aspetti rituali, o sono abbandonati perché considerati folklore e solo di ordine culturale, o sono mimati nella loro forma, ma non nella loro essenza e contenuto. Ci si richiama a una tradizione per meglio negarla o tergiversarla. La perizia millenaria viene scartata o reinterpretata in maniera da soddisfare i pregiudizi modernisti di una ideologia riduzionista, tanto sulla salute mentale come in temini spirituali o religiosi.

Inoltre, la cosìddetta “comunità ayahuasquera”, credendosi rivoluzionaria, aderisce inconsciamente in larga maggioranza alle categorie e ai concetti della New Age, tipico prodotto della post-modernità, che con le sue pretese di cambiare paradigma non fa altro che affrontare il sistema senza mettere in dubbio i suoi fondamenti.

La miglior prova di questo è vedere come viene tollerato l’uso “religioso” dell’Ayahuasca mentre viene invece proibito il suo uso medico, e quando si aprono eventualmente le porte di un uso terapeutico è dentro il contesto desacralizzato della medicina occidentale, senza ritualità, escludendo la sua dimensione spirituale. Così, l’uso tradizionale dell’Ayahuasca come medicina, che include una dimensione spirituale, deve dividersi tra una medicina desacralizzata e una spiritualità disincarnata. La scissione tra corpo e mente, anima e spirito, si mantiene allora intatta, proprio come predica l’ideologia post-modena.

In entrambi i casi, si strumentalizza l’Ayahuasca, considerata un oggetto che serve a fini religiosi o terapeutici, iscrivendosi nella mentalità tecnicista e utilitaria occidentale, e di nuovo accontentando il sistema che si pretende di contestare.

Ayahuasca e New Age 

Il movimento New Age risponde alla necessità di dare un senso all’esistenza, di fronte alla desacralizzazione della società contemporanea. Questa ricerca è certamente legittima però questo movimento ci sembra promettere più di quello che può dare, già che mantiene tra i suoi fondamenti, sotto apparenti differenze, la società che rifiuta e critica. In altri aspetti riprende errori concettuali o filosofici che furono segnalati e denunciati durante la storia della società occidentale.

La società occidentale nasce dalla tradizione giudaico-greco-cristiana e il movimento New Age si costruisce essenzialmente in opposizione a questa tradizione, nello stesso modo in cui molte persone si orientano verso le spiritualità autoctone per le stesse ragioni di rifiuto.

ayahuasca e new age
ayahuasca e new age

Questa coincidenza o convergenza di approccio porta la maggior parte di quelli che bevono Ayahuasca venendo dal mondo occidentale, o occidentalizzato, ad associare il bere Ayahuasca con la filosofia New Age. Combaciano in molti aspetti.

In modo paradossale, le società autoctone, come le grandi correnti spirituali dell’Umanità, orientali e occidentali, inclusa quella cristiana, coincidono, nelle loro raccomandazioni e strutture globali, con la tradizione sciamanica. Essenzialmente segnalano la necessità:

  • Di inscriversi in una filosofia strutturata;
  • Di seguire nel lungo termine insegnamenti ed esercizi codificati:
  • Di sottomettersi all’autorità del maestro che fa da tramite nella relazione con il mondo spirituale:
  • Di osservare regole e principi: di non mescolare a proprio piacimento elementi che si oppongono e si contraddicono (siano rituali, piante, ordini di natura, concetti etc.);
  • Di avere un contesto adeguato di contenimento e guida;
  • Di accettare un certo grado di sofferenza nell’apprendistato che presuppone sacrificio, abnegazione e abbandono;
  • Di rinunciare alla ricerca di ricchezze, di spogliarsi dall’inutile e dal superfluo;
  • Di predisporsi a un ‘lavoro su se stessi’;
  • Di inscrivere tutta la relazione con il mondo spirituale all’interno di un contesto rituale non improvvisato, ma insegnato e trasmesso;
  • Di prepararsi per una dimensione di lotta spirituale tanto interiore come esteriore, con entità spirtuali malvagie.

Così viene pianificato un cammino che richiede tempo e disponibilità, cautela e lentezza, per vincere molte trappole e ostacoli, ed esige l’umiltà necessaria per saper apprendere dall’esperienza degli anziani o dei predecessori.

All’interno delle società tribali dove nasce l’uso dell’Ayahuasca, le regole sono strette, l’uso dell’Ayahuasca sotto il controllo della collettività, il combattimento spirituale permanente. L’occidente che tenta proprio di emanciparsi da ciò che è simile alle proprie tradizioni, tende a rifiutare questo contesto e a crearne uno suo, appropriandosi dell’Ayahuasca però senza farsi carico del corpus di saggezza ancestrale, o selezionando solo la parte che non contraddice le sue aspettative. Fa bella mostra di una conoscenza millenaria ma in realtà la manipola a volte fino a tradirla. In questo modo si espone a tutti i pericoli che questa tradizione ha individuato universalmente e per proteggersi dai quali hanno elaborato sistemi di protezione. Questa ribellione e arroganza portano alla trasgressione delle leggi spirituali e alle sue inevitabili conseguenze dannose.

In modo tale che:

  • Dove la tradizione segnala un lungo processo di apprendistato, pretende imparare rapidamente in poche settimane o mesi;
  • Dove viene indicata la necessità di una filiazione, taglia le sue proprie radici giudaico-greco-cristiane;
  • Dove si avverte riguardo a un mondo spirituale intermedio abitato da entità malvagie, sceglie l’idealizzazione di un mondo spirituale senza avversari;
  • Dove quella segnala l’importanza della mediazione degli anziani o maestri, pretende astenersi da questo e dirigersi direttamente alla Divinità;
  • Dove quella segnala l’esistenza di leggi immutabili e implacabili, fisiche, psicoaffettive e spirituali, preferisce credere nelle sue proprie leggi egoiche;
  • Dove si parla di Verità intangibile e universale, risponde che ha la sua propria verità;
  • Dove si indica la necessità della sofferenza, desidera solamente il godimento;
  • Dove si insiste in un’intenzione purificata, presume che la sua buona intenzione e desiderio di aiutare sia sufficiente;
  • Dove si insegna la rigorosità del simbolismo e la ritualità, preferisce l’improvvisazione, l’ispirazione personale e l’estetica;
  • Dove si manifesta che la bontà senza conoscenza è un “cammino all’inferno”, ci si convince che la propria buona intenzione basta a proteggersi;
  • Dove si avvisa sul pericolo di una conoscenza senza bontà, si crede che l’accumulazione di concetti, letture, studi, abbia il sopravvento.

Questo modo di vedere, pensare e agire, predomina nella “comunità ayahuasquera” attuale. Si fonde nella nebulosa New Age, dove la ricerca della libertà si trasforma in un sistema autoreferenziale, senza limiti, senza struttura, senza autorità.

La pretesa amplificazione della coscienza assomiglia a una inflazione esagerata dell’ego. Funziona da controparte allo scientificismo che si interessa degli effetti dell’Ayahuasca purgata dalla sua dimensione spirituale, o dello psicologismo riduzionista che prende l’Ayahuasca solamente come un facilitatore per la psicoterapia.

In questi tre ambiti, l’uso dell’Ayahuasca è desacralizzato: sia nello spiritualismo New Age, sia nel razionalismo scientifico che nell’ateismo della maggioranza degli psicoterapeuti.

L’eclettismo della New Age autorizza le mescolanze più inverosimili, creando nuove chimere. Si collezionano esperienze, piante, filosofie, concetti, nella più grande confusione, senza costruire niente di consistente. E’ esemplificante vedere la verbosità sui vissuti con ayahuasca e la carenza estrema di di riflessione su di essi, sia a livello psicologico, filosofico e ancor di più teologico. Si critica la società occidentale in nome di un individualismo che la caratterizza in questa degenerazione di fine secolo. Questa assenza enorme di coerenza permette il risorgere di molti errori spirituali nell’avvicinarsi all’essere umano e al mistero della sua esistenza: relativismo, naturalismo, quietismo, dualismo, manicheismo.

giovani occidentali preparano l' ayahuasca
giovani occidentali preparano l’ ayahuasca

Conseguenze della deriva New Age

Tutti i pericoli spirituali segnalati dalle varie tradizioni fioriscono attualmente nella “comunità ayahuasquera”, e mettono la ricchezza di questa pianta e le sue tradizioni in pericolo di essere totalmente snaturate e alla fine il suo uso proibito. Si sa che le maggiori trappole dell’evoluzione spirituale risiedono nella tentazione del potere, dell’attaccamento ai beni e al denaro, e nello sfruttamento sessuale. Gli esempi abbondano di tutti questi abusi e trasgressioni che crescono in maniera esponenziale. I mezzi di comunicazione di massa fanno eco a queste notizie morbose, generando una forte degradazione dell’immagine dell’Ayahuasca.

Basta fare un giro in internet per vedere la crescita di scandali e incidenti generati dall’uso indiscriminato dell’Ayahuasca: problemi di decessi, suicidi, abusi sessuali, sfruttamento economico e commerciale, chiusura settaria, destabilizzazione mentale, manipolazione di persone. Sappiamo che quello che appare in internet è solo la punta dell’iceberg giacché la complicità, la paura, la vergogna, mantengono nascosti molti più casi.
Però ci sembra che il maggior pericolo non affiori ancora alla coscienza dei molti consumatori di Ayahuasca e ha a che vedere con l’illusione spirituale e le possibili contaminazioni, infestazioni o possessioni da parte di spiriti malvagi. Tanto la scienza quanto la medicina e la modernità in generale negano questa dimensione, non la riconoscono né la identificano. La stessa Chiesa Cattolica, per un’ansia si adeguarsi alla modernità, arriva a ignorare questi casi di contaminazione spirituale e ha dimenticato come trattarli, anche avendo gli strumenti e la dottrina necessaria per questo. Per questo è come se il problema non esistesse. Non si previene un pericolo che non si conosce. Le possessioni prendono le sfumature delle turbe mentali che la psichiatria si incarica di etichettare e porre sotto camicia di forza chimica, senza poterle curare.

Anche le tradizioni indigene raccolgono ampiamente dati sul cattivo uso dell’Ayahuasca e le pratiche di stregoneria, malocchio o magia; queste sono invece completamente assenti nei discorsi e le considerazione della “comunità ayahuasquera”. Questa ombra è negata probabilmente perché restituisce agli occidentali l’immagine della loro stessa ombra. E’ più facile pensare che tutte quelle sono storie di tipo culturale, una credenza senza oggetto. Si elimina il problema ignorandolo. Questa ignoranza delle dimensioni maligne del mondo spirituale e le sue manipolazioni, fanno dei consumatori di Ayahuasca prede facili di questi poteri occulti.

La nostra esperienza ci insegna che la questione delle infestazioni è enormemente sottostimata, quando l’uso corretto dell’Ayahuasca non solamente le evita, ma permette di liberare persone precedentemente infestate da altri tipi di contaminazione (spiritismo, magia, pratiche occultiste, sessualità inadeguata, eredità transgenerazionali, consumo di droga etc.)

Santo Daime e ayahuasca
un rituale della chiesa del Santo Daime

Conclusioni:

Le tradizioni non sono statiche ma possono incorporare progressivamente altre tradizioni, sempre e quando si mantengono in adeguamento alla Tradizione. In questo modo, le tradizioni autoctone possono essere fecondate dalle altre tradizioni occidentali nel meglio della loro filiazione giudeo-greco-cristiana, nello stesso modo in cui questa ultima può essere fecondata dalla saggezza nata in altre società come quella amazzonica.

Questo richiede tempo, dedizione, lavoro riflessivo a livello epistemologico, filosofico, teologico e clinico. L’occidentale può arricchirsi delle conoscenze ancestrali a condizione di accettare pienamente le sue radici e la sua filiazione. Rifiutando la sua propria natura e cultura, termina elaborando una sorta di chimera che si perde nella confusione di un New Age trasgressivo, diluito e incoerente.

Alla fine si colloca in una posizione di vulnerabilità di fronte ai pericoli del mondo spirituale intermedio, rischiando la sua salute mentale e la sua salvezza spirituale.

 

 

TRADOTTO DALL'ORIGINALE: https://www.facebook.com/posts/559097630957685:0

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