Ayahuasca: breve contributo della neuroscenza e della psicologia analitica

L’ ayahuasca (Quechua: aya-persona, anima, spirito dei morti; waska-corda/liana che si intreccia e arrampica) è un tè con proprietà psicoattive di uso medicinale, utilizzato dai popoli indigeni del Sud America, sopratutto nella regione amazzonica, in paesi come Brasile, Perù, Colombia e Bolivia (LUNA, 2005).

Culturalmente noto come enteogeno, questo decotto  è anche chiamato yagé, hananeroca, Ayahuasca, natem, vegetal, daime ecc., a seconda del gruppo etnico-linguistico e posizione geografica. La scoperta di reperti ceramici  in Amazzonia comprova il  suo uso fin dal 2000 A.C., ma i primi riferimenti scritti sull’ ayahuasca sono apparsi solo nel XVIII secolo nelle opere dei Gesuiti (NARANJO, 2015).

L’uso rituale di ayahuasca si stima sia praticato in più di 70 tribù indigene del Sudamerica, tra queste: Ashaninka, Airo-pai, Kaxinawá e Yaminawá. In alcune tribù, solo lo sciamano può fare uso del tè nelle loro pratiche sciamaniche di iniziazione e divinazione, nelle diagnosi e cure di malattie ecc. In altri gruppi, il decotto è anche utilizzato da altri membri della tribù, di solito uomini, per il loro rafforzamento, per la caccia e durante rituali di passaggio ecc. (NARANJO, 2015).

Verso la fine del 19esimo ed inizio del 20esimo secolo, dopo l’arrivo in terra Amazzonica di lavoratori agricoli – principalmente seringueiros (raccoglitori di gomma) – l’ ayahuasca venne inclusa tra le pratiche religiose sincretiche, sotto l’influenza del cattolicesimo popolare, dello spiritismo kardecista, delle credenze esoteriche Afro-brasiliane ed europee. Da allora in poi, hanno avuto origine alcune religioni ayahuasqueiras come il Santo Daime, la Barquinha, l’União do Vegetal e altre ramificazioni, responsabili  della diffusione dell’uso rituale di Ayahuasca in tutto il territorio nazionale e, più recentemente, in alcuni paesi nord americani ed europei (GEORGE, 2005).

Con la divulgazione dell’ ayahuasca nei centri urbani e l’aumento delle ricerche che ne identificano le proprietà medicinali anche al di fuori del suo uso  in contesti indigeni e religioni ayahuasqueiras, alcuni ricercatori ne  hanno suggerito un uso regolare/regolamentato in un contesto clinico, attraverso una modalità denominata terapia psichedelica (NARANJO, 2015).

In Brasile, il suo utilizzo è consentito nei contesti  religiosi e riconosciuto come pratica legale dal Consiglio anti-droga nazionale (CONAD) su risoluzione del 4 novembre 2004, avendo ottenuto un parere favorevole da parte del Consiglio federale dei narcotici nel 1986 ripubblicato nel 2010 con migliori chiarimenti (Brasile, 2010).

Neuroscienze e ayahuasca

Tradizionalmente, questa bevanda è preparata dal decotto di piante Banisteriopsis caapi e Psychotria viridis, anche se esistono rare segnalazioni di preparazioni con altre specie di piante. Alcuni gruppi indigeni preparano il tè solo con Banisteriopsis sp. o con aggiunta di altre piante, come Diplopterys sp.e Brugmansia sp., contenenti tutte proprietà psicoattive (NARANJO, 2015; MCKENNA et. Al., 1998).

La liana Banisteriopsis caapi, nota alle religioni ayahuasqueiras come mariri o jagube, contiene le betacarboline armina, armalina e tetra-idro-armina. Il suo principale meccanismo d’azione è l’inibizione delle monoamino-ossidasi (MAO), aumentando i livelli di serotonina nel sistema nervoso centrale.

struttura chimica dell'ayahuasca - armina, armalina, tetra-idro-armina

Le foglie di Psychotria viridis, nota anche come chacruna o rainha, contengono l’alcaloide N, N-DIMETILTRIPTAMINA (DMT), un antagonista della serotonina (5-HT1b, d 1, 2a e 2C)-cioè, il suo meccanismo d’azione è l’inibizione della ricapitolazione della serotonina, permettendogli di fare effetto. La DMT è endogena negli esseri umani, viene rinvenuta nel sangue, urine e liquidi (CIPRIAN-OLIVIER et al. 1997).

Quando viene somministrata per via orale, la DMT esogena è inattiva, anche a dosi superiori ai 1000 mg, a causa della sua degradazione dovuta all’enzima MAO nel metabolismo, mentre dosi iniziali pari a 25 mg per via endovenosa (attraverso iniezioni) dimostrano l’effetto psicotropo (MCKENNA et al., 1998).

Così, attraverso l’ingestione del tè ayahuasca, la Psychotria viridis ha il suo effetto quando combinata con il mariri, dato che l’inibizione MAO delle betacarboline in esso contenute permette alla DMT presente nelle foglie di non degradarsi nel corpo, oltre ad aumentare la sua attività. L’inibizione periferica di MAO permette al DMT presente nella bevanda di essere biodisponibile per via orale, favorendo alterazioni automatiche, cardiovascolari, affettive, sensitive, cognitive  e sensoriali (MCKENNA et al., 1998).

I principali effetti dell’ ayahuasca sono raggiunti, pertanto, attraverso l’azione della serotonina, del DMT, e delle betacarboline sul sistema nervoso, in particolare dallo stimolo sui recettori 5-HT2a e 5-HT2c (MCKENNA et al., 1998). Anche se la ricerca ha notato che le betacarboline aumentano i livelli di dopamina, noradrenalina e adrenalina nel sistema nervoso centrale (NARANJO, 2015).

A partire dal cambiamento dei  livelli di questi neurotrasmettitori, avviene la manifestazione di quelli che vengono definiti “stati alterati di coscienza, un cambiamento qualitativo, la capacità di padroneggiare lo schema generale di funzionamento mentale, che l’individuo sente di essere radicalmente diverso dalle solite modalità di funzionamento” (Tart , 1972, apud ALMEIDA, 2003, pag. 22). Tra questi Stati, si può citare la presenza di pensieri complessi, comprensioni profonde sulla propria natura, immagini visibili con gli occhi chiusi, alterazioni visuali  di colori, forma e movimento degli oggetti, chiara  e distinta percezione del suono, una sensazione predominante di benessere, ecc…

Vengono osservati anche effetti autonomi, cardiovascolari, come la dilatazione della pupilla, aumentata frequenza respiratoria, aumento o rallentamento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, aumento della temperatura corporea, ecc… Questi effetti possono comparire tra i 20 e 40 minuti dopo l’ingestione di Ayahuasca e possono durare fino a quattro ore (GROB et. al., 1996).

L’ ayahuasca è stata indicata per essere efficace nel trattamento dei disturbi dell’umore (GROB et al., 2004; DOS SANTOS et. Al., 2011), dipendenza chimica (DOS SANTOS et al., 2006), ansia, depressione (DOS SANTOS, 2006) e malattie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer (BARNHAM et. al., 2004) e il morbo di Parkinson (SERRANO-DUEÑAS et al., 2001). Inoltre, recenti studi hanno descritto i vantaggi di tale decotto nel trattamento del cancro, dovuti all’azione anti-tumorale delle betacarboline e variabili psicosociali (SCHENBERG, 2013).

 

ayahuasca art

Psicologia analitica e ayahuasca

Oltre agli aspetti antropologici e neurofarmacologici dell’ ayahuasca, è importante comprenderne gli aspetti nel suo ambito privilegiato, considerando principalmente la sua azione di indurre stati alterati di coscienza e di agire come un importante strumento di conoscenza di sé. Uno degli approcci possibili per comprenderne il contenuto è la psicologia analitica.

Si devono ancora pubblicare studi sistematici su queste esperienze, su questo approccio teorico e metodologico, per poter rendere un’analisi più dettagliata del suo fenomeno in questo momento. Tuttavia, è possibile identificare alcuni contenuti che riguardano i concetti di Carl Gustav Jung sulla psiche, soprattutto per quanto riguarda la manifestazione di immagini archetipiche dell’inconscio collettivo, aspetti della funzione trascendentale, inconscio personale e processo di individuazione. In generale, le esperienze con l’ ayahuasca subiscono influenze da almeno tre aspetti: il contesto socio-culturale, le esperienze psicologiche individuali e quelle archetipiche comunemente condivise. Oltre ai contenuti personali sulla storia di vita del soggetto, sono frequenti le segnalazioni di avvistamenti di uccelli, felini, serpenti, spiriti e figure mitologiche, paesaggi naturali e città, come pure i punti di vista riguardo alla soluzione di crimini, voli dell’anima e chiaroveggenza (GROB, 1999; HARNER, 1973; NARANJO, 2015; SHANON, 2003).

Alcuni di questi contenuti possono essere soggettivi o di gruppo, quindi evidenziano influenze culturali e sociali. Tuttavia, come descritto dagli studi in antropologia e psicologia, molti aspetti dell’esperienza con ayahuasca sono indipendenti dallo sfondo o dalle condizioni/condizionamenti personali e socio-culturale, avendo un identico contenuto condiviso tra persone provenienti da diversi contesti (NARANJO, 2015; SHANON, 2003). Ciò suggerisce che l’ ayahuasca agisce come un meccanismo che fa emergere  a livello cosciente non solo i contenuti dell’inconscio personale ma anche i contenuti di ciò che Jung chiama inconscio collettivo.

L’inconscio contiene componenti non solo personali, ma anche collettivi , impersonali , sotto forma di categorie ereditarie o archetipi. Già proposi l’ipotesi che l’inconscio, nei suoi livelli più profondi, possiede contenuti collettivi in stati relativamente attivi, perciò  l’ho nominato inconscio collettivo.”(JUNG, 1978, p. 127).

L’inconscio si esprime attraverso i simboli trovati nell’archetipo, da cui la psiche crea un passaggio tra il conscio e l’inconscio opposti. Il processo di stabilire una connessione tra di loro, Jung lo chiamava funzione trascendente. Sarebbe pertanto questa, la capacità della psiche  di formare simboli e unirli agli opposti. È un processo naturale, una manifestazione dell’energia prodotta dalla tensione tra gli opposti, formato da una successione di processi di fantasia che sorgono spontaneamente in sogni e visioni (JUNG, 1979). “Mentre se l’inconscio collettivo, indifferenziato, resta accoppiato alla psiche individuale, non potrà essere realizzato alcun progresso. Ma quando concepiamo le figure inconsce come fenomeni o funzioni della psiche collettiva, non siamo in disaccordo con la consapevolezza intellettuale. È una soluzione razionalmente accettabile. Con questo, acquisiamo anche la possibilità di trattare con i residui della nostra storia antropologica, che renderà possibile trasporre la linea di divisione precedentemente esistente. Per questo l’ho  chiamata ‘funzione trascendente’, perché equivale a una graduale evoluzione verso un nuovo atteggiamento.”(JUNG, 1979, p. 89).

La funzione trascendente è l’espressione di questo dialogo tra conscio e inconscio sotto forma di procedura e gli archetipi, che costituiscono l’inconscio collettivo, sono espressioni personificate di questo dialogo . In qualsiasi contatto con un’immagine archetipica, esiste il rischio potenziale per l’azione della funzione trascendente, e ovunque la funzione trascendente agisce, la coscienza in qualche modo interagisce  con materiale archetipico (JUNG, 2011).

Dalla funzione trascendente non dovete comprendere qualcosa di misterioso e, per così dire, supra-sensível o metafisico, ma una funzione che, per sua  natura, può essere comparata  con una funzione matematica dello stesso nome ed è una funzione di numeri reali e numeri immaginari. La funzione psicologica e ‘trascendente’ deriva dall’unione  dei contenuti consci e inconsci. L’esperienza nel campo della psicologia analitica ha dimostrato abbondantemente che il conscio e l’inconscio sono raramente d’accordo per quanto riguarda il loro contenuto e le tendenze. Questa mancanza di parallelismo, come l’esperienza ci ha insegnato, non è meramente incidentale o senza senso, ma è dovuta al fatto che l’inconscio si comporta in modo compensativo o complementare in relazione alla coscienza. Siamo in grado di invertire la formulazione e dire che la coscienza si comporta in modo compensativo in relazione all’inconscio.” (JUNG, 2012, pag. 13)

L’ Ayahuasca, a partire dall’espressione dei contenuti inconsci personali e collettivi , agisce come un facilitatore della funzione trascendente. Inoltre, fornisce elementi che favoriscono ciò che Jung chiamava individuazione – quando la personalità può svilupparsi  in modo equilibrato e completo, a partire dall’incontro  con se stesso/auto conoscenza. Questo concetto rappresenta l’obiettivo finale della personalità.

L’azione di portare il contenuto archetipico inconscio (personale o collettivo), a livello cosciente, è essenziale per il processo di individuazione del soggetto. L’ Ayahuasca favorisce anche questo processo nella misura in cui aiuta una persona a scoprire e a lavorare sui contenuti delle proprie ombre, che tendono ad emergere in queste esperienze. “Incarnazione degli elementi repressi, oscuri, che non sono in conformità con le norme sociali prevalenti, l’ombra è il primo passo nella discesa nell’inconscio. Qualsiasi altro dialogo interiore è incompleto senza il confronto con gli aspetti scuri non accettati in noi stessi e perciò  repressi  e/o rimossi. L’ombra, una manifestazione archetipica, è l’incarnazione del primitivo, istintivo, amorale, interno a noi stessi è una delle tante possibili forme di manifestazione dell’inconscio. Pertanto, è un elemento essenziale per essere integrato tramite la funzione trascendente. Siccome i lati oscuri della psiche non vengono mai completamente integrati, la funzione trascendente attiva l’ininterrotto.” (DAN, 2009, pag. 6).

Facilitare l’incontro con l’ombra, istituisce il dialogo tra le varie parti della psiche e assiste nel processo di individuazione, le esperienze con l’ ayahuasca ricordano il ruolo della psicoterapia. Secondo Jung (1990), questo si basa essenzialmente su un confronto con il materiale inconscio, affinché ci sia un’assimilazione di questo a livello di coscienza. Attraverso tale confronto con il substrato scuro è possibile raggiungere un punto dove emergono immagini di natura archetipica, con tutto il carico luminoso che le caratterizza ed è per definizione un’esperienza religiosa/mistica (JUNG, 1990). La Psicoterapia sarebbe pertanto un’esperienza religiosa, e l’esperienza con l’ ayahuasca sarebbe in egual misura un’esperienza psicoterapeutica .

Conclusioni

Anche se gli studi sviluppati notato che le proprietà psicoattive dell’ ayahuasca provocano cambiamenti fisiologici e psicologici senza causare lesioni o dipendenza (GROB et al., 2004; LABIGALINI, 1998), comprese le relazioni sugli  individui che la stanno utilizzando da più di 30 anni senza prova del pregiudizio alla salute (GROB et al., 1996), non si conoscono ancora con precisione gli effetti a lungo termine dell’utilizzo di Ayahuasca. Inoltre, ci sono ancora incertezze per quanto riguarda il suo uso nella donne in gravidanza , nei bambini e pazienti psicotici.

Per quanto riguarda la comprensione della psicologia analitica rispetto alle esperienze con l’ ayahuasca, si noti inoltre la necessità di condurre ulteriori studi sistematici, ricerche, con interviste e analisi di casi, in modo da costruire una più solida conoscenza sul tema e verificare  altri possibili benefici psicoterapeutici .

Nonostante la lunga storia e tradizione dell’utilizzo indigeno e l’incorporazione di questa pratica in gruppi religiosi si sia espansa a livello mondiale, è bene ricordare che questa mancanza di informazioni mantiene aperta la possibilità di speculazione e polemica circa i possibili effetti indesiderati dell’esposizione agli alcaloidi presenti in questa bevanda. Tuttavia, anche con la mancanza di informazioni circa la sicurezza del suo utilizzo, senza dati scientifici ad indicarne i rischi per la salute, non possiamo non riconoscere l’importanza del suo uso associato con la religiosità, il suo contesto storico e culturale nonchè per gli effetti terapeutici già noti.

 

TRADOTTO DAL PORTOGHESE: http://tecendoapsique.blogspot.it/2016/03/breve-contribuicao-das.html

 

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2 commenti

  1. Complimenti per l’articolo!!!
    Molto interessante..

    1. Grazie Chiara! Si lo abbiamo tradotto proprio perché ci é sembrato interessante.
      A rileggerci!

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