Prima ricerca con ayahuasca su macachi conferma efficacia antidepressiva

Una ricerca presso un’università del Brasile ha usato dei macachi per studiare come l’ayahuasca può alleviare la depressione. E’ il primo studio tentato su primati non-umani.

In uno studio del 1973 alcuni scienziati dell’Università di Cambridge attrezzarono dei macachi con cateteri di acciaio inossidabile, permettendo loro di auto somministrarsi PCP (Fenciclidina) fino a che non fossero ‘fortemente intossicati’.

Questo tipo di ricerche non è affatto inusuale – per decenni gli umani hanno pompato i primati con psichedelici come LSD e DMT – per studiare gli effetti delle droghe allucinocegene.

Ma recentemente per la prima volta i ricercatori dell’Università Federale di Rio Grande del Nord in Brasile hanno dato ayahuasca, un potente decotto enteogeno del bacino dell’Amazzonia, a dei comuni uistitì. L’ayahuasca è stata studiata nei roditori e negli umani in precedenza, ma mai su primati non-umani. E stranamente – o non troppo, a seconda di chi risponde alla domanda – la droga sembra aver aiutato le scimmie depresse.

Trattamenti alternativi

Ai nostri giorni, l’ayahuasca è di moda come i corn flakes, nella San Francisco o nella New York bene di chi segue gruppi condotti da sciamani, o sessioni di terapie di gruppo per la crescita personale, a base di vomito e diarrea – la bevanda può causare complicate reazioni gastro-intestinali.

Ma il suo uso risale a centinaia di anni fa tra le tribù dell’Amazzonia, e secondo uno studio, consumatori regolari di ayahuasca “hanno migliori risultati nei test neuropsicologici, con punteggi più alti negli indici della spiritualità e mostrano una migliore adattabilità psicologica”. Studi hanno dimostrato che l’ayahuasca è generalmente sicura e non dà dipendenza, mentre induce una veloce azione antidepressiva anche solo con una somministrazione.

Nonostante un recente studio abbia dimostrato che 21 farmaci antidepressivi sono più efficaci dei placebo, abbiamo bisogno di trattamenti migliori per la depressione. Circa un terzo delle persone non rispondono ai trattamenti, mentre un farmaco può impiegare settimane prima di fare effetto. Per la maggioranza ottenere una totale remissione è impossibile.

E’ questo il motivo per cui i ricercatori stanno guardando ai classici psichedelici – tra cui la ketamina e la psilocibina – per vedere se nascondono grandi promesse. E nel caso degli uistitì, l’ayahuasca ha velocemente ridotto i sintomi della depressione.

Ma in pratica, come si fa a far diventare depressa una scimmia? Beh, similmente agli umani, i macachi sono primati sociali, quindi semplicemente i ricercatori isolano le scimmie dalle altre per 8 settimane, in gabbie dove non possono nemmeno sentire e odorare i membri della loro colonia. Questa cessazione delle relazioni sociali causa nelle scimmie giovani – otto maschi e otto femmine – comportamenti che manifestano stress, come sonnolenza eccessiva, grattamenti continui ed eccessiva tolettatura, oltre a perdere peso e appetito. I ricercatori inoltre misurano il cortisolo, un ormone che regola lo stress, prendendo campioni dalle feci delle scimmie.

“Dopo l’ingestione di ayahuasca abbiamo osservato una diminuzione delle manifestazioni di stress”, dice Nicole Galvão-Coelho, il principale autore dello studio. “L’ayahuasca regola il cortisolo ad un livello simile a quello degli altri membri del gruppo familiare”.

In 24 ore le scimmie cominciano a mangiare di più, smettono di grattarsi eccessivamente e poi il loro peso ritorna a livelli di base. Il team di Galvão-Coelho ha comparato questi risultati con uno studio precedente che usava ugualmente macachi depressi e isolati, ma a cui era stato dato nortriptyline, un antidepressivo triciclico. In questo caso, l’ayahuasca ha prodotto un risultato migliore, più in fretta.

Ayahuasca, un precursore

Molto sta accadendo attorno all’ayahuasca, che è fatta da due ingredienti principali. Il primo, la Psychotria viridis, è un arbusto perenne chiamato chacruna che contiene N,N-Dimethyltryptamine, o DMT, la cosiddetta “Molecola dello spirito”. Il DMT, uno psichedelico incredibilmente potente, si combina con il recettore della serotonina 5-HT2A, come anche con il recettore sigma-1, che sono risultati entrambi essere responsabili della regolazione della depressione.

Ma il DMT non è attivo oralmente, quindi è qui che il secondo ingrediente arriva. La Banisteriopsis caapi  è una liana che contiene tetraidroarmina, armina e armalina, degli alcaloidi β –carbolinici che sono inibitori della monoammino-ossidasi. La IMAO non solo lavora come antidepressivo, ma evita anche che il DMT sia degradato nel tratto digerente, rendendolo psicoattiva per dieci ore o più. La tetraidroarmina inoltre lavora come un debole inibitore selettivo del reuptake della serotonina, un altro tipo di farmaci antidepressivi.

In altre parole l’ayahuasca è una zuppa di differenti sostanze chimiche che lavorano individualmente su svariati meccanismi della depressione. La ricercatrice in neuroscienze Amanda Feilding dice che questi risultati erano prevedibili e sono coerenti con le sue ricerche. Nel 1998 ha fondato la Beckley Foundation, un’istituzione con base nel Regno Unito dedicata allo studio degli psichedelici come medicine, compresa l’ayahuasca.

La conferma definitiva sull’efficacia contro la depressione

E’ stato definitivamente mostrato che aiuta a risollevarsi dalla depressione, e lascia un effetto onda molto lungo, che può andare avanti per settimane o mesi. Le persone risultano con punteggi più alti su concentrazione, ottimismo e apertura mentale, dopo l’ayahuasca.” Dice la Feilding. “Io penso che il suo essere non-ricreativa si adatti bene al clima puritano dei tempi, perché nessuno può accusarla di essere un droga da party. Penso che abbia un gran potenziale, come appunto, a un certo livello, è stato mostrato da questa ricerca”.

Uno studio del 2017 finanziato da Beckley ha mostrato che il composto dell’ayahuasca può promuovere la nascita di nuove cellule cerebrali, o neurogenesi, in colture in vitro. Sapremo se lo stesso effetto si ottiene in vivo molto presto. Questo perché non è stato un ‘happy ending’ per tutti gli uistitì. Galvão-Coelho dice che alcuni sono stati fatti tornare dalle loro famiglie, mentre altri sono stati “sacrificati”, così la pone lei, per studiare i cambiamenti nella corteccia prefrontale e nell’ippocampo, dopo il consumo di ayahuasca.

Quali che siano i risultati che porteranno future ricerche sull’ayahuasca, saranno certamente interessanti. Può sembrare crudele, ma questo tipo di ricerche possono aiutare a sviluppare terapie per l’Alzhaimer e, ovviamente, per la depressione.

 

 

TRADOTTO DALL'ORIGINALE: http://blogs.discovermagazine.com/d-brief/2018/03/02/scientists-gave-monkeys-ayahuasca-and-it-helped-their-depression/#.Wq-UXJPwZTY

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