Ayahuasca: tossicità e limitazioni d’uso: di Jacques Mabit

di Jacques Mabit(1)
Medico, Presidente e fondatore del Centro Takiwasi(2) (Tarapoto, Perù)

Vorrei innanzitutto ricordare che il corpo umano secerne una propria “endo-ayahuasca” e quindi l’assunzione di ayahuasca riproduce semplicemente un meccanismo fisiologico naturale dell’essere umano.

La nomenclatura scientifica standard classifica l’ayahuasca come un preparato “allucinogeno”. Questa tipizzazione risale agli inizi del XX secolo e viene conservata tutt’oggi più per una questione di tradizione, dato che non corrisponde a una realtà oggettiva. L’allucinazione fa riferimento a un’errata percezione della realtà che porterebbe il soggetto a percepire cose che non esistono. Questa definizione suppone l’esistenza di un’unica realtà oggettiva, materiale, percepibile. I progressi della scienza, ed in particolare della fisica quantistica, hanno ampiamente dimostrato che non c’è osservazione della realtà indipendente dall’osservatore e, a livello della coscienza che funziona in modo quantico, la soggettività prevale e porta ogni individuo ad interagire con la realtà in modo tale che si può affermare che esistono tanti modi di percepire la realtà quanti sono gli individui. Le ipotesi di queste discipline arrivano a considerare la possibilità di diverse realtà o livelli di realtà, così come la possibile esistenza di universi paralleli.

Questa modalità transazionale di apprensione della realtà si costruisce sulla base delle funzioni “melodiche” dell’emisfero cerebrale destro, come abbiamo già sottolineato. Possiede una sua logica che fa appello alla funzione simbolica, generalmente ignorata dal paradigma convenzionale imperante. Questa logica non è una fantasia infondata, ma può portare invece a scoperte concrete e applicabili come dimostrato dalla miscela di ayahuasca, che rappresenta una preparazione estremamente sofisticata a livello farmacologico ed i cui meccanismi sottili sono stati scoperti dalla scienza solo qualche decennio fa.
La psichiatria ha iniziato ad usare la famiglia degli I-MAO (inibitori delle monoamino ossidasi) come antidepressivi circa 50 anni fa: i principi attivi della liana ayahuasca appartengono a questa famiglia. Vale la pena dunque sottolineare come i curanderos amazzonici prescrivessero antidepressivi qualche migliaio di anni prima della scienza moderna. Potremmo fare la stessa riflessione su altre scoperte imputabili alle medicine tradizionali come il famoso curaro, una preparazione estremamente complessa che al giorno d’oggi consente di realizzare interventi chirurgici a stomaco aperto.

(1) Estratto dal rapporto peritale preparato per il caso Manto Wasi e presentato oralmente alla Corte Penale di Santiago del Cile nel 2012.
(2) Centro per la Riabilitazione dei Tossicodipendenti e la Ricerca sulle Medicine Tradizionali, Tarapoto, Perù. www.takiwasi.com

La psicologia del profondo e il linguaggio simbolico

La pittura onirica di Salvador Dalì

Allo stesso modo, i progressi della psicologia profonda dal XIX secolo in poi hanno evidenziato la straordinaria importanza dell’inconscio nella vita psichica e nei suoi meccanismi di funzionamento. Il linguaggio simbolico viene decifrato gradualmente e prende in considerazione in particolare i sogni e il loro significato. Ciò significa che la “fantasia” dei sogni è significativa e costituisce una produzione psichica sostenuta da una coerenza interna, che corrisponde alla realtà oggettiva del paziente. Essa è dunque necessaria affinché il soggetto diventi consapevole dei propri meccanismi di funzionamento e li vada modificando in base ai suoi bisogni vitali.

Le visioni emerse durane la sessione di ayahuasca provengono dallo stesso universo interiore, hanno la stessa coerenza e comportano gli stessi benefici terapeutici. Vale la pena ricordare che le visioni indotte dall’ayahuasca non sono fantasie incoerenti ma rappresentano in maniera illustrata i contenuti inconsci della vita psichica del soggetto. Nonostante il substrato non sia direttamente materiale, come nei sogni, esiste un vero oggetto psichico su cui poggia la visione. Quindi non si tratta di una falsificazione nella percezione della realtà ma di un altro meccanismo di percezione della stessa. Ragion per cui, l’appellativo “allucinogena” affibiato all’ayahuasca non è altro che un rimasuglio obsoleto della storia della medicina, in quanto non corrisponde a un fenomeno reale e scientifico.

Dipendenza? No, grazie.

Inoltre, attualmente la scienza riconosce oltre ogni dubbio che una delle caratteristiche specifiche delle sostanze malamente definite allucinogene è la loro totale assenza di dipendenza. La pratica empirica potrebbe essere sufficiente per affermarlo, dato che la dipendenza a sostanze allucinogene è sconosciuta in tutti i popoli indigeni, nonostante vengano utilizzate da millenni a questa parte. L’esperienza clinica con persone che consumano ayahuasca in ripetute occasioni mostra al contrario una diminuzione graduale della dose necessaria per indurre lo stesso effetto. Vale a dire che il fenomeno della tolleranza non si manifesta, così come non si manifesta la sindrome d’astinenza al momento di abbandonarne il consumo. La dipendenza sorge nel momento in cui una sostanza psicotropa non genera alcuna forma di visualizzazione.
È caratteristico il fatto che i pazienti tossicodipendenti trattati a Takiwasi, dopo aver lasciato il Centro, non consumino più ayahuasca. L’ayahuasca contribuisce a trattare le dipendenze non perché sostituto delle sostanze tossiche a cui il paziente era in precedenza assoggettato, ma perché permette la disintossicazione da queste grazie al suo effetto purgativo, ed in seguito permettendo di accedere ad un’auto-esplorazione del proprio mondo interiore per risolvere i propri problemi psico-emotivi.

Effetti avversi nel lungo tempo

Nel lungo termine non si conoscono effetti fisici avversi o dannosi dell’ayahuasca, sempre quando vengano rispettate le condizioni imposte a livello di dieta alimentare. Vi sono curanderos molto in là con gli anni che hanno consumato ayahuasca durante tutta la loro vita e godono tuttora di un’ottima salute, come nel caso del più importante guaritore Kofan della Colombia, Don Querubin Queta, che, a più di 80 anni, continua a somministrare e bere questa medicina.
Dal canto nostro abbiamo avuto l’opportunità di incontrare un curandero di 107 anni proveniente dal villaggio di Chazuta nella foresta amazzonica peruviana, ancora attivo e che ha somministrato ayahuasca fino all’età di 95 anni. Il progetto Hoasca sviluppato in Brasile dall’Università di Berkeley ha scientificamente dimostrato l’assenza di conseguenze dannose legate all’uso dell’ayahuasca in utenti regolari con oltre 15 anni di consumo.

In Brasile la dott.ssa Mirta Costas ha osservato nei suoi studi che la dose abituale di ayahuasca in una seduta è 50 volte inferiore alla dose DL50 (che si riferisce alla dose di una sostanza, somministrata in una volta sola, in grado di uccidere il 50%, ovvero la metà, di una popolazione campione di cavie). Tenendo in considerazione il sapore estremamente amaro della bevanda e l’enorme quantità che dovrebbe essere ingerita, l’intossicazione volontaria da parte dell’essere umano è completamente impossibile e in effetti la letteratura scientifica non riporta neanche un singolo caso.

Limitazioni d’uso dell’ayahuasca

Le controindicazioni fisiche sono relativamente poche per quanto riguarda i problemi puramente organici. Per cautela, vengono escluse le persone con gravi insufficienze metaboliche (uremia) o funzionali (insufficienza cardiaca), nonché i casi di malattie degenerative in stadio avanzato (lupus, sclerosi multipla, SLA, ecc.) e forti alterazioni del sistema nervoso (epilessia). Generalmente si può osservare come questi pazienti si auto-escludano dall’assunzione di ayahuasca. Le loro patologie sono sufficientemente gravi e avanzate da non essere ignorate, e un semplice colloquio selettivo in fase di accettazione con relativa anamnesi è sufficiente.

Tenendo conto delle caratteristiche purgative si evita di somministrare ayahuasca a persone che potrebbero subire delle ferite per gli sforzi del vomito (lacerazione dell’esofago, ulcera gastrica, ecc.). Per lo stesso motivo e dato il possibile rimescolamento emotivo, la bevanda non è indicata nei casi di ipertensione e quando esistono gravi problemi cardiocircolatori.

Di solito non avviene perdita di coscienza sotto gli effetti dell’ayahuasca. Tuttavia, esistono casi di perdita temporanea di coscienza come strategia per la persona di disconnettersi o fuggire da un confronto emotivo temuto. In questo caso si tratta di una reazione emotiva che non presenta alcun pericolo e si risolve spontaneamente ed il cui recupero può essere agevolato con una soplada (soffio) di canfora o altre manovre di stimolazione fisico-energetica.

Precauzioni dietetiche pre-cerimonie

Prima della sessione è necessario escludere dalla propria dieta carne di maiale, condimenti forti (peperoncino), alcool ed il consumo di sostanze psicotrope che creano dipendenza. Si raccomanda di evitare altri cibi poco adatti ma non tassativamente proibiti (gelati, fritture, zucchero raffinato in grande quantità, conserve, cibi speziati, carne rossa…) e viene indicato un elenco di cibi salutari ed adatti. La prevenzione alimentare di solito deve iniziare almeno il giorno prima dell’assunzione e continuare per altri due giorni, sebbene idealmente si raccomanda che duri da una settimana prima e fino a una settimana dopo la sessione. Quando si tratta di un trattamento che prevede la partecipazione a varie cerimonie viene richiesto di sostenere questa dieta durante l’intero processo.

Si raccomanda inoltre di evitare forti disturbi della dimensione fisico-energetica come un intenso esercizio fisico, ambienti frenetici (discoteche, folle…), odori forti (profumi intensi, olii essenziali, vapori di benzina, ecc.). Anche l’astinenza sessuale è  raccomandata per gli stessi periodi di tempo.

Farmaci antidepressivi

Callaway & Grob (1998) sottolineano la possibilità teorica di uno shock serotoninergico quando l’ayahuasca viene data a una persona che assume antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRIs). Tuttavia, fino ad ora, nessun caso preciso è stato documentato nella letteratura scientifica. Per prudenza e per quanto possibile, è consigliabile sospendere l’assunzione di questo tipo di antidepressivi alcune settimane prima dell’inizio delle cerimonie di ayahuasca. Per quanto ci riguarda, fino ad ora, non è stato osservato alcun caso di sovraccarico serotoninergico.
Queste precauzioni possono essere estese ai principali farmaci psicotropi (litio, neurolettici, ecc.) sebbene non vi siano studi che indichino controindicazioni e la stessa esperienza clinica non ne abbia rivelate fino ad oggi.

Problemi psichiatrici

“L’urlo” di Munch, emblema delle psicosi contemporanee

L’uso dell’ayahuasca dovrebbe essere evitato in caso di processi psichici dissociativi in cui si manifestano elementi deliranti (psicosi). Tuttavia, alcuni quadri di apparente attacco psicotico sono in realtà attribuibili all’intossicazione da droghe (psicosi associata al consumo di cannabis, per esempio) e possono trarre beneficio dall’uso controllato dell’ayahuasca, se questa è parte di un approccio terapeutico completo e strutturato, che include tecniche di disintossicazione ed un accompagnamento psicoterapeutico di integrazione a lungo termine.

In un contesto adeguato, esistono fenomeni di autoregolazione grazie ai quali un soggetto non andrà mai oltre ciò che può metabolizzare in base alle sue possibilità ed al contesto. Così le persone borderline o con una struttura pre-psicotica semplicemente o non hanno alcun effetto con l’ayahuasca o sperimentano effetti moderati che possono essere gestiti.

Ayahuasca ed età

Le persone anziane possono consumare ayahuasca purché il loro stato psicofisico non presenti le controindicazioni sopra indicate. L’età avanzata è un fattore che porta alla riduzione della dose, ma non è limitante e questa può dunque variare notevolmente da persona a persona. In generale, per tutti i casi di presunta fragilità o vulnerabilità fisica o psichica, si inizia con piccole dosi che permettono di valutare la reazione del soggetto e adattare le seguenti dosi.

Quando le persone terminano il processo a Takiwasi non vogliono più assumere ayahuasca, conoscendo bene le esigenze che questo lavoro impone su loro stesse, sia per le regole alimentari e di astinenza sessuale che per il gusto molto sgradevole della bevanda, per l’impegnativo e difficile confronto con il mondo interiore e le esigenze a livello rituale e comportamentale.

L’ayahuasca insegna esattamente questo: che l’accesso al “mondo-altro”, al mondo simbolico, interiore o spirituale, è estremamente esigente e richiede sacrificio, vocazione, motivazione e un rispetto infinito.

Conclusioni

Per questo stesso motivo consideriamo che l’ayahuasca non sia facile da gestire né possa essere diffusa come strumento terapeutico di massa. Le esigenze imposte, sia da una parte ai terapeuti o alle guide, sia dall’altra parte ai pazienti, indicano che questo strumento è adatto a persone altamente motivate, con intenzioni e valori etici chiari.

In termini di salute fisica, abbiamo potuto osservare che vi sono pochissimi pericoli connessi all’uso di ayahuasca, tranne in casi estremi di insufficienza metabolica che colpiscono persone che in genere si auto-escludono da questo tipo di lavoro terapeutico e che allo stesso tempo sono facili da individuare con una semplice anamnesi prima delle sessioni.
In maniera analoga, l’anamnesi in un colloquio preventivo può, a livello psichico, consentire di scartare i casi che presentano forti disturbi della personalità o patologie psichiatriche. Dunque il processo di selezione attraverso un colloquio con il paziente prima di ogni sessione di ayahuasca è una precauzione di base. Permette inoltre di identificare le motivazioni del soggetto. L’intenzione del paziente guida la terapia con l’ayahuasca. La mera curiosità o il desiderio di “provare un’altra droga”, o semplicemente di vivere esperienze ludiche, non costituiscono motivi terapeutici validi, ma anche così il processo con l’ayahuasca può portare queste persone a cambiare il loro modo di pensare e prendere coscienza di quanto sia sbagliato il loro approccio alla vita, e proprio per questo rappresenta un potenziale meccanismo di prevenzione dell’abuso di droghe.

L’importanza di chi guida il processo

L’elemento essenziale risiede nella capacità di condurre le sessioni da parte di persone precedentemente ben addestrate che non devono essere necessariamente dottori o psicologi. Ciò che è certo è che questi terapeuti devono possedere una solida esperienza personale nell’uso dell’ayahuasca, che è la migliore garanzia della loro capacità di far fronte a situazioni problematiche durante una sessione.

L’importanza dell’integrazione post-cerimonia

Il passaggio del consumo dell’ayahuasca da un contesto culturale indigeno a un contesto terapeutico moderno solleva il problema dell’integrazione coerente del materiale visionario a cui si può accedere. Nelle persone non indigene che consumano ayahuasca abbiamo osservato la tendenza a non sapere come interpretare correttamente le esperienze a livello simbolico, a causa della mancanza di un codice di lettura adeguato. Ciò può portare a confusione o errori di interpretazione.
È per questo motivo che ci sembra importante che alla cerimonia di ayahuasca faccia seguito la verbalizzazione delle esperienze, in modo tale che possano essere integrate in modo appropriato. Ciò richiede che i terapeuti posseggano una capacità di interpretazione simbolica e una lunga esperienza personale in quanto a stati modificati di coscienza. Per alcune persone poco strutturate, che bramano il meraviglioso, riluttanti a esplorare la loro “ombra”, o che presentano strutture narcisistiche, l’esperienza dell’ayahuasca, invece di un’espansione della coscienza, può diventare un’inflazione dell’ego. Il terapeuta assume quindi una funzione essenziale nel favorire la capacità di comprensione dopo l’assunzione di ayahuasca.

Si può concludere dunque che l’ayahuasca è un eccellente facilitatore nei processi di psicoterapia, con quasi nessun rischio vitale. I rischi di turbamento psicologico, molto ridotti dai meccanismi di autoregolazione dell’ayahuasca, potrebbero derivare da una mancata preparazione o selezione del soggetto, o da una mancata gestione delle sedute da parte del terapeuta.

 

ARTICOLO ORIGINALE: http://takiwasi.com/docs/arti_fra/Ayahuascatossicitaelimitazioniduso.pdf

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