pericoli ayahuasca

Come minimizzare i pericoli di un viaggio con l’ayahuasca

Ho ricevuto un’email struggente e che mi ha fatto molto arrabbiare questa settimana, da una donna che è stata introdotta al mio lavoro nel peggiore dei modi.

FONTE:  http://www.rebellesociety.com/2018/01/15/jeffbrown-ayahuasca/

Suo fratello si è suicidato giusto prima di Natale due anni fa, lasciando sia una nota scritta che una copia del mio libro ‘Love it Forward’, come regalo d’addio per lei. Avrei solo voluto che qualcosa in questo libro fosse stato capace di salvarlo.

Come sempre le ragioni del suicidio sono complicate. In questo caso lui aveva avuto un’infanzia molto delicata, aveva divorziato dopo un lungo matrimonio, gli era stato diagnosticato un disordine autoimmune qualche anno prima, e sua madre era recentemente morta, dando il via a un’intera ondata di inneschi intensi sui problemi irrisolti dell’infanzia.

Alla ricerca de LA Medicina

In questo stato emozionale disperato aveva visto una pubblicità di un ritiro di ayahuasca in Perù. La pubblicità diceva, e sto parafrasando, che ‘la malattia è causata da energie negative’, e che gli sciamani possono guarirti con ‘La Medicina’. Sosteneva inoltre che tu saresti diventato ‘illuminato’ se avessi partecipato al ritiro con loro. Era disperatamente alla ricerca di sollievo, e quindi ha fatto il salto, si è registrato per due week end intensivi di ritiro.

Nessuno gli ha chiesto informazioni circa il suo attuale stato emotivo.

Una volta lì, ha preso parte a sette intense cerimonie in due settimane. E’ importante notare che nessuno psicoterapeuta era nello staff. A che i partecipanti avevano solo un giorno tra una cerimonia e l’altra, per processare e integrare tutta l’enorme mole di intenso materiale oscuro che emergeva nelle cerimonie.

Quando era tornato dall’Amazzonia, all’inizio sembrava in buona forma, secondo la sorella. Aveva perso peso, la sua pelle splendeva, e sembrava più leggero e più felice. Qualcosa come qualcuno che aveva avuto davvero una bella vacanza. Ma poi aveva cominciato a condividere le sue esperienze interiori con lei, raccontandole delle molte visioni disturbanti di spiriti negativi che avevano riempito la sua coscienza durante le cerimonie.

Una cattiva integrazione dell’esperienza

Gli sciamani lo avevano rassicurato che gli spiriti si stavano manifestando per dargli un messaggio essenziale e che sarebbero presto spariti. Nei fatti non sono mai scomparsi. Sono rimasti con lui. Dopo un breve periodo aveva cominciato a diventare una persona iraconda, per la prima volta nella sua vita. E aveva perso la sua indole espansiva, diventando un eremita. Quando riusciva a parlare, la sola cosa che riusciva a menzionare era l’ayahuasca e il suo bisogno i tornare in Amazzonia per recuperare ‘l’effetto benefico’.

Così è tornato sei mesi più tardi per fare un’altra costosa serie di cerimonie con ‘la medicina’. Dopo questo viaggio era cambiato ancora più drammaticamente. Era diventato chiuso e inaccessibile. Era diventato depresso per la prima volta nella sua vita. E poi si era ucciso subito dopo. Nella nota a sua sorella diceva he non poteva più lottare contro l’energia negativa. Gli spiriti neri lo circondavano. Non aveva potuto chiudere gli occhi per settimane dalla paura.

E’ chiaro a sua sorella che la sua esperienza con ‘la medicina’ aveva elevato il suo precedente stato di lutto a un tale livello di intensità che l’aveva portato oltre la soglia. Nel suo già fiaccato stato fisico ed energetico, e senza un appropriato supporto terapeutico, non aveva potuto assimilare questo livello di materiale oscuro. Lei sentiva molto chiaramente che se lui non avesse avuto queste esperienze, sarebbe lentamente passato attraverso le sollecitazioni che emergevano dopo la perdita della madre, senza commettere suicidio. Si, l’ayahuasca gli aveva dato una spinta iniziale, ma tutte le cose che erano venute a galla gli erano poi ricascate addosso come un inarrestabile tsunami di sofferenza.

Non siamo tutti uguali

Apprezzo molto che tanti abbiano ricevuto guarigione, esperienze che gli hanno cambiato la vita, con la pianta. Hanno visto la realtà con una lente di ingrandimento, sconfitto le loro dipendenze o schemi non salubri, scoperto modi di vivere migliori.

Non hanno raggiunto ‘l’illuminazione’: un costrutto fallace e propagandistico che fa leva sul nostro disperato bisogno di evolvere rapidamente, ma hanno certamente sperimentato spirali di risvegli che sono serviti al loro cammino. Nessuno lo può negare. E nessuno può negare che a volte abbiamo bisogno di esperienze estreme per fare il cambio e uscire dalle nostre emozioni abituali e dimostrare a noi stessi che una coscienza più espansa è raggiungibile. Lo capisco.

Ma è anche allo stesso tempo totalmente chiaro che l’ayahuasca non è assolutamente per tutti. Niente lo è. E che è profondamente pericolosa per certe persone. Non solo ri-traumatizzante, come è spesso riferito da quelli che hanno avuto l’esperienza, ma anche possibilmente mortale. Non è la prima volta che ricevo una mail da qualcuno che ha perso una persona cara a causa di suicidio dopo un ritiro di ayahuasca, e non sarà l’ultima. Soluzioni rapide, lunga sofferenza.

E’ molto difficile categorizzare in maniera stretta chi trarrà beneficio e chi no, dalla pianta. Generalmente, nella mia visione, l’ayahuasca non è per quelli che sono sopravvissuti a un trauma e che hanno un io così frammentato da non avere un solido senso di sé a cui fare ritorno. Senza una forte base energetica ed egoica, questa pianta può portarti oltre il punto di non ritorno.

Non è adatta anche per quelli che hanno già una tendenza allo spiritual bypass, dipendenti da esperienze di unità cosmica nello sforzo di elevarsi al di sopra dei loro problemi irrisolti. Voleranno solamente ancora più lontano dall’ancoraggio a terra di cui hanno tremendamente bisogno. E potrebbe non essere per chi non abbia fatto prima una ragionevole mole di lavoro psicoterapeutico di preparazione.

Avere dimestichezza con l’inconscio

Se non siete abituati e non vi sentite a vostro agio con il vostro mondo interiore, questa esperienza può benissimo portarvi in un terreno pericoloso e confuso. C’è un lavoro di radicamento che è necessario fare prima. Inoltre, non è per quelli che non hanno il tempo o il supporto necessario nella loro vita per integrare l’esperienza. Le cerimonie con la pianta continuato molto dopo che sono finite, e il materiale deve avere il tempo e la cura necessarie ad essere assimilato.

E anche se accettiamo che la pianta è il siero della verità, come qualcuno suggerisce, non è certo il caso che chiunque integri e abbracci questa verità, da cui si viene così intensamente sommersi, in un qualsiasi momento della propria evoluzione personale. Questo è poi particolarmente vero per gli occidentali, il cui inconscio è organizzato diversamente, e che non vivono certo in uno stato vicino al modo di essere fluido dei popoli dell’Amazzonia. Quello è totalmente un altro mondo.

E ricorda che non è sempre il suicidio che uccide gli sperimentatori dell’ayahuasca. Alcuni sono morti durante i ritiri a causa della natura fisicamente impegnativa del viaggio. Non tutti possono maneggiare le proprietà della pianta o la natura rigorosa delle cerimonie. E’ un’intensità veramente esagerata.

Qualche consiglio, ai centri e ai partecipanti

Nell’ottica di minimizzare il pericolo, ho elaborato alcuni suggerimenti.

  • Tutti i ritiri di ayahuasca dovrebbero avere nello staff uno psicoterapeuta che sia ben preparato nella natura somatica dei traumi e nel modo in cui questi traumi possono interferire con la pianta stessa. E non sto parlando dello yogi che organizza il ritiro.
  • Tutti i ritiri di ayahuasca devono lasciare più di un giorno tra una cerimonia e l’altra, con il proposito di favorire l’integrazione. [Questo punto personalmente non mi trova completamente d’accordo n.d.t.]
  • Tutti i ritiri di ayahuasca dovrebbero offrire una lista di medicine che sono pericolose se mischiate con la pianta. Questa lista dovrebbe essere chiaramente bene visibile sul sito del di chiunque offra cerimonie di ayahuasca.
  • I partecipanti dovrebbero essere incoraggiati ad avere il loro personale supporto terapeutico/emozionale in loco, da poter raggiungere durante, e dopo, il ritiro. Qualcuno che conoscono bene e di cui si fidano ciecamente.
  • Dovrebbe essere fatto uno sforzo per co-creare e rinforzare l’uso di un rigoroso protocollo che selezioni quei partecipanti il cui stato emozionale/fisico li metterebbe in pericolo. E’ un fattore chiave che questo protocollo non sia redatto da persone che beneficiano economicamente dall’organizzazione di sessioni.
  • Gli aspiranti non dovrebbero partecipare in quei ritiri di ayahuasca in cui viene garantita ‘l’illuminazione’, che sono condotti da novizi e/o praticanti underground, o che chiedono prezzi esorbitanti per fare l’esperienza. Se lo stanno facendo per fare soldi (piuttosto che per manifestare la loro missione), molto probabilmente terranno poco alla tua sicurezza e al tuo benessere.
  • Gli attivisti spirituali dovrebbe attivamente diffondere la voce che questa esperienza non è per tutti. Io non credo che la pianta porti solo a galla profonde verità che non aspettano altro di essere viste e di abbracciarci. Scavare nella costituzione emozionale di qualcuno può anche portare a galla oscure bugie che distorcono e distruggono.
  • Dovremmo smettere di chiamare l’ayahuasca ‘la medicina’. Non è LA è’ UNA medicina, e solo una medicina per qualcuno. Quello che per qualcuno è medicina, per un altro è veleno.

Siate accorti, cari amici. State giocando con il fuoco quando vi avventurate sul sentiero dell’ayahusca. Si, per qualcuno è un sacro, meraviglioso fuoco. Per altri è il fuoco che consuma la loro vita.

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2 commenti

  1. Buongiorno, mi chiamo Christian, sono italiano. Nel ringraziarvi per il vostro impegno nella diffusione delle giuste informazioni su questo argomento, vorrei confrontarmi con Simona, possibilmente, in merito a ciò che riguarda l’esperienza spirituale e interiore, non necessariamente a seguito dell’assunzione di ayahuasca, che ancora non ho affrontato, in quanto ho necessariamente bisogno di avere informazioni più specifiche.
    Vi chiedo quindi gentilmente se fosse possibile un contatto diretto via mail (al momento non ho un account facebook)

    grazie

    1. Ciao Christian, scrivi tranquillamente alla mail del sito, ti risponderà Simona. A presto!

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