quercia - medicina europea

La dieta sciamanica amazzonica con piante europee

Persone che si recano in Amazzonia per apprendere l’arte del curanderismo sciamanico, imparano la tecnica e tornati a casa si avventurano a ‘dietare’ alberi autoctoni.

FONTE: https://www.tea-assembly.com/issues/2019/6/11/french-plant-spirits

di Giorgia Tresca

Nella cosmologia sciamanica amazzonica le piante hanno padri e madri, spiriti con tratti e caratteristiche antropomorfiche, che sono rispettati per il loro potere di curare o danneggiare le persone.

L’abilità di un guaritore è quella di riuscire a formare alleanze con gli spiriti delle piante e ricevere da essi la conoscenza (Škrabáková 20141).

Un particolare e potente metodo per sviluppare questa relazione con le piante è attraverso l’ingestione di specifiche piante medicinali, che solitamente avviene in isolamento nella foresta per un certo periodo di tempo, mentre ci si astiene dal sesso e si osservano delle restrizioni alimentari.

Questa forma di dietare purifica il corpo, facilita il contatto con gli spiriti della pianta e rende il processo di apprendimento possibile a diversi livelli (Luna 1984; Jauregui et al 2011).

Le restrizioni alimentari potenziano gli effetti della preparazione medicinale e i dietatori acquisiscono l’esperienza diretta delle proprietà delle piante attraverso l’incorporamento delle sue qualità (Freedman 2012).

L’isolamento dalla vita sociale dà all’apprendista l’opportunità di osservare l’ecosistema delle piante e di entrare più in stretto contatto con il visibile e l’invisibile che vi dimora (Freedman 2012).

Questa immersione nell’ambiente è importante per aiutare l’apprendista a entrare in contatto con gli spiriti della pianta che sta dietando.

Questa può successivamente apparire in sogno o in visione per impartire istruzioni su come curare gli altri o se stesso. Con l’approfondirsi della relazione lo spirito della pianta può condividere come migliorare un metodo di preparazione (Luna 1984).

Alla fine lo spirito della pianta può consegnare un icaro all’apprendista: questi canti sono ritenuti portatori dell’energia di cura di una pianta medicinale e possono anche essere usati per chiamare il suo spirito (Luna 1984).

L’approccio multi-specie che richiama l’attenzione sulla zona di contatto tra gli umani e le altre specie (Kirksey and Helmreich 2010) ci autorizza a considerare gli icaro come una forma di comunicazione uomo-pianta, all’interno del più vasto processo fitosemiotico che è la dieta (Callicott 2013).

Il numero di diete che un guaritore ha completato e il numero di icaro ricevuti diventano un testamento della sua abilità di comunicare e relazionarsi con gli spiriti delle piante medicinali, e quindi con la loro conoscenza, potere e capacità di cura (Luna 1984, Beyer 2009).

Gearin e Labate hanno osservato che l’attrazione degli occidentali per le piante medicinali Amazzoniche ha dato supremazia al dominio psicologico del consumatore, ed escluso l’ambiente spirituale dalla comprensione dell’esperienza della dieta (Gearin and Labate 2018).

Gearin e Labate si focalizzano maggiormente sull’uso delle diete nel contesto dell’uso dell’ayahuasca, che non è interamente comparabile con il dietare le altre piante medicinali. Tuttavia la mia ricerca sottolinea quesiti simili esplorando il ruolo che l’ambiente gioca nella pratica della dieta quando è svolta in Europa.

Tambo isolato per dieta sciamanica in Francia
Un tambo per dietare in isolamento in Francia

Nell’estate del 2018 ho intervistato e osservato l’erbalista francese Celine Cholewka, che ha fatto l’apprendistato nella foresta amazoznica Peruviana e ora sta somministrando diete di piante legali native dell’ecosistema francese, come la quercia e la Betulla.

Utilizza le diete come un metodo di cura per i suoi pazienti e come uno strumento per scoprire le proprietà e gli spiriti delle piante Europee. Diversamente da ciò che hanno osservato Gearin e Labate nei circoli internazionali dell’ayahuasca, ho riscontrato che l’ambiente circostante gioca un ruolo centrale e inseparabile dall’esperienza terapeutica e psicologica delle diete che lei offre.

In effetti Celine definisce la sua terapia di cura come un ponte che supera la separazione delle persone dalla natura, e che permette ad esse di trovare il proprio posto in essa.

La dieta di piante non è un’esperienza di una notte come le cerimonie di ayahuasca. I suoi pazienti di solito passano una settimana in solitudine, immersi nella natura. Il loro tempo passa mentre se ne stanno sdraiati in un’amaca in uno stato di osservazione degli animali e degli alberi che li circondano.

Celine spiega che la condizione di semi-digiuno fa diminuire i movimenti e l’attività fisica, così il tempo viene impiegato ad osservare la natura. La sua comprensione è che la permeabilità creata dall’assenza di sale e la mancanza di cibo sono necessarie per fare spazio mentalmente, fisicamente e spiritualmente, sia per dar modo allo spirito della pianta ingerita di penetrare, sia per stabilire la connessione con la natura circostante.

Lei crede che le persone beneficino maggiormente di questa terapia se le piante che stanno dietando crescono vicino, e la connessione ecologica ad esse aiuta la connessione spirituale.

Un tema coerente che emerge dallo studio è che attraverso la connessione attiva e l’incorporamento dello spirito della pianta, le diete posso condurre al riconoscimento che la natura è un luogo pieno di spirito.

Inoltre il processo di apprendistato della dieta è considerato qualcosa che va oltre il semplice acquisire il potere curativo della pianta e apprendere le sue proprietà medicinali. L’apprendistato, nei termini di Celine, richiede di entrare in contatto con la pianta, imparare le sue qualità ecologiche e come si relaziona all’ambiente circostante.

La prima pianta europea che Celine si è avventurata a dietare è stata la Quercia. Questo è un estratto della descrizione del suo processo di dieta:

«Questa quercia aveva 500, forse 600 anni. Ed è stato come se mi avesse dato la saggezza del tempo, come se io abbia ricevuto una saggezza antica di secoli. Ho avuto molti sogni con lo spirito della pianta, come se lui fosse dentro di me. Mi ha fatto accettare l’energia maschile, ho sentito come se mi fosse stata passata un’energia antica di 500 anni! Dato che in 500 anni questa quercia ne ha passate tante. Ho visto tanti esseri umani passarle accanto, ha visto guerre, nevicate, tempeste, pioggia, sole e siccità. Ha dovuto far fronte a tutto questo in 500 anni. Le sue cellule hanno assorbito la forza di tutti questi elementi per crescere, e questo è quello che ti trasmette. È una pianta magnifica per questo… dopo la dieta ho avuto la sensazione di essere una donna anziana, come se la quercia mi avesse passato anche la sua età. Ho vissuto la vita e la morte con questa quercia, è stato incredibile. La conoscenza cellulare, come se fosse stata passata attraverso il DNA

Con la dieta Celine percepisce le qualità ecologiche della quercia, le integra nella sua identità di genere e sente i cambiamenti climatici nella sua esperienza corporea e fisica. Le viene impartita una speciale conoscenza sviluppata da questo specifico albero.

La sua abilità di comunicare con gli spiriti della pianta non si esprime solo nella sua attività di cura, ma anche nel modo in cui si occupa del territorio. Celine chiede agli spiriti guardiani della pianta il permesso per raccogliere le sue parti e chiama la loro presenza e partecipazione nei rituali di cura.

Usa canti per comunicare con le colture alimentari che ci sono nel suo orto e si basa sulla comunicazione con le piante per decidere quale albero tagliare o quale piante raccogliere.

Conclusioni

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Celine dice che il suo scopo è proteggere gli alberi antichi sulla sua terra e la conoscenza che racchiudono.

Ispirata dalla provocazione di Gibson (2018) di “considerare le piante come attori, entità che possono avere un effetto sul loro ambiente e una relazione con esso” (Gibson 2018:3), io penso che nel lavoro di Celine le piante stanno portando un cambiamento sociale, sviluppando la sua attitudine e comportamento verso la natura come un risultato delle persone che dietano sotto la sua guida.

La tradizione medica amazzonica sta venendo indubbiamente rimodellata dal nuovo contesto culturale che viene sradicato e ripiantato in giro per il mondo (Labate 2014).

Ma nel caso di Celine queste pratiche possono essere trasformate dalle qualità delle nuove piante alle quali vengono introdotte.

Una quercia francese offre insegnamenti che sono marcatamente diversi da quelli offerti dalle piante dell’Amazzonia, radicate in un ambiente ecologico diverso.

La dieta serve per molto di più che un semplice scopo individuale e terapeutico. Può diventare uno strumento per acquisire conoscenza esperienziale di noi stessi, come anche della nostra ecologia esteriore, e per sviluppare una relazione uomo-pianta di natura spirituale, in diversi contesti culturali.

NOTE

1. Callicott, C., 2013. Interspecies communication in the Western Amazon: Music as a form of conversation between plants and people. European Journal of Ecopsychology, 4(1), pp.32-43.

2. Freedman, F.B., 2012. Shamanic Plants and Gender in The Healing Forest. Plants, Health and Healing, On the Interface of Ethnobotany and Medical Anthropology, 6.

3. Gearin, A.K. and Labate, B.C., 2018. “La Dieta”: Ayahuasca and the Western reinvention of indigenous Amazonian food shamanism. In The Expanding World Ayahuasca Diaspora (pp. 195-216). Routledge.

4. Gibson, D. 2018. Rethinking medicinal plants and plant medicines. Anthropology Southern Africa. pp.1-14

5. Jauregui, X., Clavo, Z.M., Jovel, E.M. and Pardo-de-Santayana, M., 2011. “Plantas con madre”: Plants that teach and guide in the shamanic initiation process in the East-Central Peruvian Amazon. Journal of Ethnopharmacology, 134(3), pp.739-752.

6. Kirksey, S.E. and Helmreich, S., 2010. The emergence of multispecies ethnography. Cultural Anthropology, 25(4), pp. 545-576.

7. Luna, L.E., 1984. The concept of plants as teachers among four mestizo shamans of Iquitos, northeastern Peru. Journal of Ethnopharmacology, 11(2), pp.135-156.

8. Škrabáková, L. 2014. “Amerindian Perspectivism and the Life of Plants in Amazonia.” In Non-humans in Social Science: Ontologies, Theories and Case Studies, edited by K. Pauknerová, S. Marco, and P. Gibas, 165–185. Červený Kostelec: Pavel Mervart.

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