ayahuasca illegale in Italia

L’ayahuasca è illegale in Italia: iscritta in tabella I

E così siamo arrivati al punto che tutti tentavamo di scongiurare. L’ayahuasca è stata iscritta in tabella I. L’ayahuasca è di fatto al 100% illegale in Italia.

Non c’è molto altro da dire, la stanchezza e la tristezza di una battaglia durata sei anni per cercare di far capire alle persone di stare attente e di agire con cautela per scongiurare tutto questo, è stata persa.

Non che ne avessimo poi ancora così tanta, di speranza. Abbiamo visto nel corso del tempo che non c’è modo di far ragionare le persone che non vogliono capire o non vogliono prendere contatto con la realtà.

Troppe volte abbiamo intavolato discussioni in cui le evidenze più pragmatiche o i più sofisticati ragionamenti logici si scontravano con un muro di ignoranza, ostinazione e orgoglio. E questi sono i risultati.

Arresti, sequestri, segnalazioni di intossicazioni alle autorità sanitarie: tutto ciò ha allarmato la macchina legislativa e, complice un governo che sicuramente in questi ultimi due anni tutto ha fatto meno che gli interessi del suo popolo – e di un ministro che tradisce il suo cognome – ci ritroviamo con l’ayahuasca in tabella I. E non solo l’ayahuasca, ma anche tutti i suoi principi attivi (armina e armalina) e le stesse piante da cui viene fatta. Si, avete capito bene, la Banisteriopsis caapi e la Psychotria viridis sono anche tabellate.

Cosa significa l’ayahuasca in tabella I

Per chi non lo sapesse la tabella I è quella in cui, secondo l’ordinamento giuridico italiano, una sostanza deve essere iscritta per essere considerata illegale. Fino a che una sostanza, o una pianta, non si trovano formalmente iscritte in questa tabella (o nella altre previste dalla legge1), non è possibile perseguire legalmente chi ne è in possesso, ne fa uso o le commercializza.

L’ayahuasca è sempre stata in bilico rispetto a questo punto perché in tabella I era iscritta la DMT, che è uno dei principi attivi dell’ayahuasca, ma non l’ayahuasca stessa né le piante da cui si ricavava. La sentenza della Corte Costituzionale, che sanciva che l’ayahuasca non poteva considerarsi sostanza narcotica perché le piante da cui si ricavava non erano iscritte in tabella, ha sempre permesso a chiunque si fosse incagliato nelle maglie della giustizia a causa della DMT contenuta nell’ayahuasca, di uscirne praticamente illeso.

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Screenshot di un evento pubblicizzato su facebook da quelli che a nostro parere sono tra i responsabili principali (anche se non unici) dell’accanimento delle forze dell’ordine pubblico contro l’ayahuasca.

Ma ormai non sarà più così. In tabella I il legislatore – con una mossa che ha lasciato perplessi un pò tutti nel panorama ayahuasquero nazionale – ha inserito non solo l’ayahuasca (in forma di estratto, macinato o polvere) ma anche le singole piante che la compongono e tutti i principi attivi (aggiungendo quindi armina e armalina alla già presente dimetiltriptamina). Tra l’altro questa mossa sembra presagire la volontà di applicare la legge anche ad eventuali analoghi dell’ayahuasca ricavati da altre piante checontengano gli stessi principi attivi, prevenendo quindi i tentativi di aggirare la legge, già per altro messi in atto dai soliti furbetti, proprio a pochi giorni dall’entrata in vigore della legge.

La Speranza è l’ultima a morire

Naturalmente si potrebbe discutere all’infinito sull’incoerenza, l’approssimazione e l’ignoranza da cui è scaturita questa decisione, e anche sulle imprecisioni che si leggono nel decreto stesso (leggi qui lo scandaloso decreto ministeriale del 23 febbraio con cui è stata ratificata questa decisione). Ma la cosa non cambierebbe di una virgola la situazione in cui ci troviamo oggi: l’ayahuasca è illegale in Italia, il suo uso, la sua detenzione e la sua cessione a terzi sono reati perseguibili secondo il codice penale, nei termini previsti per i reati di spaccio di sostanze stupefacenti.

Nello specifico chi fosse incontrato in possesso di ayahuasca, che non fosse per un uso personale ma destinata alla cessione a terzi a qualsiasi titolo, anche gratuito, rischierebbe da 6 a 22 anni di carcere e una multa da 22.000 a 220.000 euro. (legge D.P.R. n. 309/1990 e successive modificazioni). Quindi è molto probabile che anche chi ne favoreggia in qualsiasi modo la diffusione, cioè chi ospita cerimonie o lavori spirituali in cui se ne fa uso, rischi delle pene, probabilmente più lievi.

Come tutto questo si ripercuoterà sulle attività dei consumatori di ayahuasca italiani, non si può sapere, sicuramente la loro vita sarà più difficile se prenderanno la decisione di continuare a portare avanti le loro pratiche. Possiamo solo tutti auspicare in una revisione futura della legge da parte di un ensamble legislatore più lungimirante. Perché così come si possono inserire, le sostanze in tabella I si possono anche togliere.

E non possiamo naturalmente non notare quanto il nostro paese stia arretrando culturalmente, sembra essere tornati al medio evo, in un clima di oscurantismo e di repressione. In un momento storico in cui tutto il mondo si apre al “Rinascimento Psichedelico”, in Italia si proibiscono le piante dal cui decotto si ricava uno degli enteogeni più sacri al mondo. Una medicina usata per centinaia di anni dalle popolazioni indigene dell’amazzonia, come anche in diverse recenti istituzioni cliniche in Sudamerica proprio per curare le dipendenze da stupefacenti! E invece i nostri legislatori dicono che devono proibirla per il suo alto potenziale di indurre assuefazione e dipendenza.

Evidentemente in questo paese senza futuro, il vizio dell’inquisizione è rimasto iscritto nel DNA di certe persone, che non hanno nessuna Speranza di vedere la luce.

NOTE

  1. Esistono in tutto quattro tabelle in cui sono iscritte le sostanze sotto controllo dalla legge, ma quella più penalizzante è senz’altro la I. La tabella 2 contiene solo la cannabis mentre le altre contengono sostanze ritenuto di valore medicinale ma non di libero commercio.
Articolo originale

Questo articolo è frutto del lavoro intellettuale originale della redazione di ayahuasca info.

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