Il Canadese che ha ucciso l’Inglese durante un ritiro in Perù

Un uomo Canadese ha detto ai reporters che ha pugnalato e ucciso il suo amico Inglese per legittima difesa durante un ritiro spirituale nella giungla Peruviana, perché ha sentito che non aveva scelta, se non uccidere, o essere ucciso.

Joshua Stevens ha detto alla tv canadese che Unais Gomes, un Londinese di 26 anni, diplomato all’Università di Cambridge, ha attaccato lui e altre due persone in Dicembre, dopo aver preso l’allucinogeno ayahuasca..

Stevens, di 29 anni, è stato arrestato dalle autorità Peruviane e trattenuto per presunto omicidio ma è stato successivamente scarcerato e lasciato libero di tornare in Canada, dopo che i testimoni hanno confermato la sua versione degli eventi. Ad ogni modo, Stevens ha detto ai giornalisti che le investigazioni rimangono aperte, e che, se ci saranno seguiti, dovrà tornare in Peru.

I due uomini erano ospiti al Phoenix Ayahuasca center, condotto da due Australiani, vicino alla giungla di Iquitos, che è specializzato in ayahuasca, una pianta stata usata da centinaia di anni dalle tribù indigene del Sud America come cura per molte malattie.

La sostanza allucinogena, che è illegale nel Regno Unito, è molto cercata dai turisti, a volte per le sue proprietà curative, – è usata per curare i disordini da Stress Post Traumatico (PTSD), la depressione, e le dipendenze – ma anche per gli stati alterati di coscienza che offre.

Stevens ha detto che ha viaggiato fino al centro Phoenix con la speranza di curare una malattia della pelle, che gli ha anche causato la perdita dei capelli, di cui ha sofferto per anni.

Ha detto che stava meditando lontano dal resto del gruppo, completamente lucido, quando ha sentito Gomes, che aveva preso una doppia dose di ayahuasca, urlare. L’uomo, che descrive come un amico di lunga data, ha attaccato lui e due lavoratori del centro con un grande coltello da macellaio

Prima di attaccare, Stevens ha detto di averlo udito dire: “E’ arrivata l’ora di tirarti fuori i tuoi demoni, fratello!”.

Steven ha detto che ha provato a scappare ma è rimasto intrappolato in una cucina, dove ha preso una pentola d’acciaio dopo che Gomes aveva preso un coltello.

Mi si scagliava contro e ha colpito il tavolo e il suo coltello si è rotto. Sono andato per colpirlo con la pentola e l’ho colpito su un fianco, e la pentola si è rotta. Quando questo è accaduto, è stato allora che ha raccolto un grosso coltello da macellaio”, racconta Stevens.

Mentre lottavano per prendere il coltello, due lavoratori del centro sono arrivati e hanno cercato di allontanare Gomes, che allora ha attaccato anche loro.

E’ stato allora che ho preso la decisione di pugnalarlo”, prosegue Stevens, che afferma che l’incidente lo ha lasciato in un profondo stato di tristezza. “Ho pensato veramente che stavo per morire. Dicevo a me stesso, ‘Se riesce a riprendere il coltello, sicuramente ucciderà o me o uno degli altri due che sono qui’ ”.

Stevens ha pugnalato Gomes una volta tra le costole e una volta allo stomaco. E’ stato trattenuto per 24 ore prima di essere rilasciato senza carichi pendenti.

Gomes precedentemente lavorava presso la Citibank di Londra, ma ha lasciato l’industria finanziaria un anno fa per approdare a Clean Tech, una compagnia che tratta la sostenibilità dell’acqua, basata in San Francisco.

La sua famiglia, originaria del Kirgizstan, vive a nord di Londra. La fidanzata di Gomes ha raccontato all’Evening Standard che le aveva mandato un sms prima della morte nel quale le diceva che aveva lasciato il ritiro, scriveva: “brutta esperienza”. Lo aveva anche descritto come un posto “folle” e aveva detto che non gli piaceva stare lì. Ma nell’ultimo testo che lei aveva ricevuto, lui scriveva che stava tornando. “Stavolta hanno chiamato un bravo sciamano per pulire il luogo”, aveva detto.

Phoenix Ayahuasca è condotto dai fratelli australiani Tracie e Mark Thornberry. In un post del sito web del centro c’è scritto: “Siamo profondamente scioccati e tristi per quello che è accaduto nel nostro centro. I nostri pensieri e preghiere sono con i due ragazzi, Unais e Joshua, e con le loro famiglie. Ho racconti degli eventi da parte di persone presenti e non riesco a vedere come avrebbe potuto essere evitato anche se io o Mark fossimo stati lì.

 

TRADOTTO DALL'ORIGINALE: http://www.theguardian.com/world/2016/jan/13/canadian-who-killed-brit-on-spiritual-retreat-says-it-was-kill-or-be-killed

Articoli correlati:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.