Il Turismo ayahuasquero sta derubando gli indigeni dell’Amazzonia

di Ann Babe,10 Maggio 2016

Con un volume in costante aumento durante l’ultima decade, gli Occidentali si sono recati in Amazzonia per un assaggio del più noto elisir della regione: l’ayahuasca.

Nella giungla la mistura di piante è nota come il “vino dell’anima” o il “vino della morte”, a seconda di chi risponde. Negli Stati Uniti è una droga schedulata in tabella 1. E’ stata divulgata come un detonatore mentale, un trasmutatore di vita, una chiave di accesso all’universo – un’esperienza senza paragoni.

L’ayahuasca attrae gli Occidentali verso l’Amazzonia per ogni tipo di ragione. Alcuni sono alla ricerca del loro prossimo grande risveglio spirituale: alcuni vogliono essere curati da serie malattie e dipendenze. Altri cercano di recuperare dopo lutti faticosi, o di combattere l’ansia, o solo di ‘sballarsi’ con il santo gral delle droghe. E per andare incontro alla domanda, centinaia di centri per i ritiri di ayahuasca sono sorti in tutta l’Amazzonia, dal Perù al Brasile, pronti ad attendere fino al prossimo ansioso turista.

Ma mentre gli Occidentali si deliziano nel potere intossicante della droga, non tutti gli indigeni dell’Amazzonia sono contenti per la crescita del turismo ayahuasquero.

Vidal Jaquehua, un nativo Quechua, è preoccupato per il modo in cui il turismo ayahuasquero sta cambiando la sua casa. Nato e cresciuto nell’altipiano di Cusco, Perù, Jaquehua dirige una compagnia di turismo chiamata Adios Adventure Travel ma ha preso la decisione cosciente di non offrire ritiri di ayahuasca, nonostante l’interesse degli stranieri.

Il nome stesso ci dice che si tratta della liana della morte, quindi è meglio non giocarci,” mi ha detto Jaquehua. “Non offriamo questo tipo di viaggi perché rispettiamo la nostra gente, i nostri costumi, le nostre tradizioni, e crediamo che ci sono un certo tipo di rituali, tra quelli che si praticano in ogni parte del modo, che dovrebbero essere capiti e rispettati”.

La filosofia di Jaquehua è sempre stata “lascia che le persone lo pratichino ma non farne un business”. Ma la maggior parte degli altri – sia stranieri che nativi – sono andati oltre e hanno fatto proprio questo: aprire centri per ritiri di ayahuasca dove a volte si somministra la potente liana ai turisti senza la necessaria preparazione, precauzioni e norme di sicurezza.

“Mentre l’ayahuasca diventava sempre più popolare tra gli stranieri – e allo stesso tempo sempre meno popolare tra i nativi stessi – abbiamo verificato che pseudo-sciamani sono spuntati ovunque per sopperire alla richiesta crescente,” dice Valerie Meikle, una master Reiki e guaritrice olistica che vive nei dintorni di Leticia, Colombia, e che ha visto la crescita degli pseudo-sciamani nell’area.

Questo significa che i rituali di ayahuasca hanno ovviamente perso qualcosa del loro potere originale e molto spesso le cerimonie sono adattate per rispondere ai desideri dei turisti, che sono pronti a pagare prezzi molto alti per rituali di bassa qualità.

E’ a questi tipi di iniziative imprenditoriali che si sono interessati alcuni gruppi di difesa dei diritti indigeni.

Cultural Survival, una non-profit con sede nel Massachuttes, che ha partnership con persone native per proteggere la loro cultura, è tra quelle che danno voce all’opposizione verso il turismo ayahuasquero.

L’ayahuasca è una pratica culturale spirituale che è nata in culture specifiche e non dovrebbe essere commercializzata o sfruttata, ma protetta come una pratica comunitaria sacra”, dice Agnes Portalewska, manager della comunicazione di Cultural Survival.

“Sta rendendo alcuni molto ricchi, mentre le comunità indigene dove queste pratiche hanno avuto origine, continuano a vivere in povertà” – Lesly Vela

Mentre alcuni argomentano che la commercializzazione dell’ayahuasca ha imbastardito i rituali, altri sostengono che ha portato maggiore attenzione verso la regione. Il rinnovato interesse verso l’ayahuasca ha fatto da combustibile a una sorta di rinascimento culturale, visto che un maggior numero di giovani si è interessato a queste antiche, e in qualche modo dimenticate, tradizioni. E la nascita di centri per l’ayahuasca ha portato finalmente soldi a una delle regioni più povere del mondo. Intere città come Iquitos, in Perù, hanno ricostruito la loro economia sul turismo ayahuasquero, e il Perù in toto ha proclamato la liana come parte del suo patrimonio culturale.

Essere indigeno dell’Amazzonia non è una garanzia che la persona in questione sia qualificato o abbia buone intenzioni”, dice Luis Eduardo Luna, un antropologo e ricercatore ayahuasquero nato nell’Amazzonia Colombiana. “Allo stesso tempo, essere non-Amazzonico, di qualsiasi regione o paese, non significa che la persona stia conducendo sessioni per un mero tornaconto economico. Nel nostro mondo globalizzato, chiunque può imparare qualsiasi cosa ed essere in grado di insegnarlo ad altri.

Ma vale ancora la pena chiedersi: chi sta alla fine traendo benefici da tutto questo, e come sta evolvendo il processo?

yageceros
gli sciamani di yageceros

I gruppi indigeni dell’Amazzonia sono alcuni tra i più poveri ed emarginati di tutto il pianeta,” dice Lesly Vela, che lavora per la non-profit Americo-Colombiana Yageceros, che spera di preservare la cultura tradizionale dei gruppi indigeni nell’Amazzonia Colombiana. Mentre molti sciamani (sia stranieri che nativi, reali o pseudo) impiegano persone indigene per dare supporto alle comunità locali, molti altri non lo fanno.

La crescita del turismo ayahuasquero e la sua popolarità tra gli occidentali ha il potenziale di sottolineare questo problema, ma solo se accettiamo la nostra responsabilità e lavoriamo insieme,” dice Vela. “Sta anche rendendo alcune persone molto ricche, mentre le comunità indigene dove queste pratiche hanno avuto origine continuano a vivere in povertà e a rischio per molti fattori ambientali e sociali”.

La crescita dell’ayahuasca a dimensioni folcloristiche ha portato con sé ideali, aspettative e stereotipi che i consumatori occidentali associano con essa. Alcuni nativi, nello sforzo di soddisfare le richieste dei turisti, hanno alterato le loro tradizioni per conformarsi ad un’immagine costruita dagli stranieri, persino tradendo l’autenticità della loro cultura. Già nel 1999, una dichiarazione dell’Unione dei Curanderi Indigeni della Colombia ha sottolineato che “persino alcuni tra i nostri stessi fratelli indigeni non rispettano il valore della nostra medicina e vanno in giro truffando (misleading), vendendo in nostri simboli nelle città e nei paesi”.

Altri nativi del luogo, le cui culture indigene originariamente non includevano l’ayahuasca, stanno seguendo le tracce degli stranieri, adottando questa tradizione come un modo per fare profitti. Appropriazioni di questo tipo da parte dei nativi si stanno espandendo in tutta l’Amazzonia.

Jaquehua fa riferimento alla sua stessa città natale di Cusco come ad un esempio: “Quando un nativo del luogo vede tracce di cerimonie di ayahuasca, si chiede: ‘ma non era un rituale che veniva fatto solo nella giungla?’ Le persone farebbero qualsiasi cosa pur di fare soldi.

 

TRADOTTO DALL’ ORGINALE: http://www.vice.com/read/ayahuasca-tourism-is-ripping-off-indigenous-amazonians

 

 

Redazione Ayainfo

Questo articolo è stato tradotto dall'originale e l'autore dello stesso è menzionato all'inizio del testo. Per conoscere maggiori informazioni sull'autore seguire il link che cita la fonte.

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