Il popolo Cofán denuncia ancora Alberto Varela

Ci troviamo a pubblicare un’altra allerta nei confronti di Alberto Varela e della sua organizzazione Ayahuasca International (presente in Italia con la denominazione Ayahuasca Italia). Dopo l’aperta denuncia di un anno fa e la carta di appoggio firmata da studiosi di mezzo mondo, Varela tenta di riaccreditarsi. Lo fa portandosi appresso, nei ritiri offerti in Europa, il nipote del noto Taita Querubìn, suo principale accusatore nonchè massima autorità del popolo Cofàn. 

La comunità indigena ha quindi sentito il dovere di esprimere il suo parere a riguardo: Victor Queta Criollo, presentato da Varela come  “erede spirituale” della tradizione Cofán, non è uno sciamano, non ha la conoscenza necessaria per condurre cerimonie né l’autorizzazione a farlo da parte del suo popolo e dei suoi anziani.
Il solo fatto che una persona sia indigena, o che sia il nipote di un grande Taita, non fa di lui un esperto di ayahuasca, commentano i Cofàn.

Vi lascio al comunicato originale tradotto, che vi invito a leggere con attenzione, per tutte le implicazioni che vi si possono trarre, prima tra tutte l’invito del popolo Cofán alle autorità europee affinché regolamentino e limitino l’utilizzo dell’ayahuasca.

Speriamo vivamente che questa opera di divulgazione abbia effetti sia tra chi è intenzionato a partecipare ai suoi incontri sia tra chi li organizza. Speriamo anche che tutto il mondo ayahuasquero serio e responsabile, si renda consapevole delle possibili conseguenze di ciò che sta accadendo, e prenda le dovute precauzioni.


Comunicato emesso dalle Autorità Tradizionali e politiche dell’Associazione delle Autorità Tradizionali del Tavolo Permanente di Lavoro per il popolo Cofán e i municipi indigeni appartenenti ai popoli Awa, Nasa, Kichwa, Embera Chami del municipio della Valle del Guamuez e San Miguel.

Nel municipio della Valle del Guamuez del Putumayao, Repubblica di Colombia, il giorno 10 del mese di maggio 2016, si sono riunite le autorità tradizionali e politiche dei municipi e dei gruppi che compongono l’ASSOCIAZIONE DELLE AUTORITA’ TRADIZIONALI DEL TAVOLO PERMANENTE DEL LAVORO PER I POPOLI COFAN E MUNICIPI INDIGENI APPARTENENTI AI POPOLI AWA, NASA, KICHWA, EMBERA CHAMI DEL MUNICIPIO DELLA VALLE DEL GUAMUEZ E SAN MIGUEL e hanno deciso all’unanimità di realizzare questo comunicato:

Attraverso la sua pagina web il signor ALBERTO JOSE’ VARELA ha pubblicizzato la visita del signor VICTOR QUETA CRIOLLO, nipote del Taita QERUBIN QUETA ALVARADO in Europa, con il titolo: VISITA DEL NIPOTE DEL TAITA QUERUBIN IN EUROPA Victor Queta Criollo: erede dei Cofán viene agli incontri di Alberto Varela.

Nella pubblicazione ha confermato la presenza di VICTOR QUETA e JHON ARSESIO RUANO YELA, come colui che cucina lo Yagé che somministra Taita QUERUBIN, aggiungendo che questa visita vuole chiarire le differenze esistenti con il popolo Cofán e organizzare un tour internazionale per portare Taita QUERUBIN in più di 20 paesi in America, Europa, Africa e Asia.

In questa pubblicazione ha segnalato “Io ho creato il popolo Cofán affinché mi insegnasse, nel bene e nel male”.

Di fronte a queste manifestazioni, le autorità tradizionali e politiche, così come gli integranti del Comitato Esecutivo dell’Associazione delle Autorità tradizionali del Tavolo Permanente di Lavoro per il popolo Cofán e comuni indigeni appartenenti ai popoli AWA, NASA, EMBERA CHAMI DEL MUNICIPIO DELLA VALLE DEL GUAMES E SAN MIGUEL, rifiutano nella maniera più veemente, categorica ed esplicita il comunicato realizzato dal signor ALBERTO JOSE’ VARELA, che pretende di continuare a ingannare la comunità in generale attraverso affermazioni che sono lontane dalla realtà.

Come in precedenza, e affinché non si continui a portare l’umanità a sbagliare, chiariamo, in applicazione della nostra legge di origine e del nostro proprio diritto, quanto segue:

Il signor VICTOR QUETA, anche se nipote del Taita QERUBIN QUETA ALVARADO, non è né l’erede della sua conoscenza, né una persona che abbia rango, intendimento, autorità, né l’esperienza che deve avere un indigeno per la somministrazione responsabile e legittima della pianta sacra Yagé, né tantomeno è stato autorizzato da nessuna delle autorità tradizionali che compongono l’Associazione per somministrare lo Yagé, né per venderlo a terze persone, come erratamente ha affermato.

Risulta di maggior importanza segnalare che affinché una persona possa dare lo Yagé, deve compiere un lungo processo di formazione spirituale, uno studio della madre natura, della cosmovisione indigena del Popolo cui appartiene, condizioni che non si acquisiscono per il semplice fatto di accompagnare le cerimonie dei più anziani, ma al contrario, esigono di essere formati, da parte dei più anziani, al servizio, all’umiltà, alla responsabilità, alla fratellanza, alla serietà che comporta il gestire le cose sacre, alla conoscenza dei principi che esige il regime sacro della formazione, così come il riconoscimento del popolo come conoscitore delle pratiche ancestrali. Riconoscimento che il giovane VICTOR QUETA CRIOLLO non ha, come anche, a partire dalla testimonianza e dall’esempio di vita che ha questa persona, deve essere riconosciuta dal popolo a cui appartiene, e non attraverso la certificazione o gli scritti ottenuti attraverso l’inganno; significa che sono i più anziani che danno l’orientamento perché una persona, dopo un lungo periodo di formazione, possa essere investita di questa chiarezza per poter somministrare la bevanda Yagé.

Tutto questo per segnalare che, anche se il signor VICTOR QUETA è familiare del Taita QUERUBIN, questa familiarità non è sufficiente per ottenere la qualità di erede della conoscenza e la formazione che deve avere una persona per impartire la bevanda Yagé.

A proposito dobbiamo segnalare che la somministrazione e commercializzazione della pianta di Yagé è stata sfruttata da gente senza scrupoli come il signor ALBERTO JOSE’ VARELA per continuare ad arricchirsi a discapito della saggezza e della fiducia che in un certo momento gli hanno accordato le nostre autorità tradizionali, fiducia che lui ha convertito in un business molto remunerativo per i suoi meschini interessi, e a scapito della corretta immagine delle autorità e comunità indigene, in maniera particolare del Putumayo e della Colombia.

L’umanità in generale deve avere chiaro una volta per tutte che non tutti quelli che bevono una o varie volte lo Yagé, per il semplice fatto di berlo, o per il fatto di accompagnare un’autorità tradizionale, o di apparire in una o varie foto, o vari video, allora acquisisce una investitura o le capacità per somministrare la sacra bevanda dello Yagé: al contrario, bisogna stare molto attenti a quelle persone che, come il signor VARELA, hanno saputo arrivare in maniera sotterranea alle comunità indigene vestite da pecore e innocui agnelli, quando nel profondo sono lupi che vogliono approfittarsi della buona fede delle comunità indigene e della fiducia che risvegliano attraverso le loro parole menzognere che cercano solo il proprio guadagno attraverso la commercializzazione della bevanda dello Yagé, ignorando che così come è segnalato nel nostro Piano di Vita, la vera saggezza è integrata da due grandi aspetti: la conoscenza ancestrale depositata nei nostri anziani e accumulata durante anni che illumina l’intelligenza e tonifica il cuore, e la rivelazione sacra dello Yagé, che uniti costituiscono la fonte della conoscenza ancestrale del popolo Cofán, che non si acquisisce dalla notte alla mattina ma come frutto di una lungo processo di sforzo, disciplina e formazione, tale per cui non qualsiasi persona, pur essendo indigeno, può arrivare a somministrare la bevanda sacra, senza aver percorso questo cammino.

Per questa ragiona, attraverso questo mezzo, facciamo un appello alla comunità in generale affinché non continui a lasciarsi ingannare da persone senza scrupoli che arrivano offrendo la bevanda dello Yagé, senza nessuna responsabilità, generando tutta una serie di danni all’integrità personale e spirituale dei consumatori, mancando della dovuta formazione e addestramento per poterla somministrare.

In questo stesso senso si rende necessario precisare che il fatto che una persona abbia ricoperto il ruolo di cucinatore dello Yagé, non significa che egli abbia l’autorizzazione per somministrare o commercializzare la sacra pianta, da cui risulta necessario precisare che contrariamente a quanto affermato dal signor ALBERTO JOSE’ VARELA nei suoi comunicati, il signor ARSESIO RUANO YELA, non è colui che cucina lo Yagé del Taita QUERUBIN, né ha alcuna autorizzazione da parte delle autorità tradizionali che compongono questa Organizzazione per commercializzare la pianta dello Yagé, né tantomeno per somministrarla a terze persone mancando, allo stesso modo, della formazione necessaria.

Possa essere questa l’opportunità per informare la comunità in generale che le autorità tradizionali e politiche dell’Associazione, attraverso l’Assemblea Generale realizzata il giorno sette (7) e otto (8) dell’agosto 2015, analizzando alcuni eventi che hanno generato molta commozione e malessere all’interno delle comunità indigene in cui si è visto attaccato il buon nome delle stesse, per le azioni di persone senza scrupoli che si sono servite della pianta dello Yagé per i propri interessi particolari come nel caso del signor ORLANDO GAITAN e ALBERTO VARELA, che approfittandosi della buona fede degli anziani si sono serviti del buon nome delle autorità tradizionali per i loro interessi particolari, rispetto a cui l’Assemblea, dopo aver ascoltato la denuncia esposta dal Direttore Esecutivo dell’Associazione, ha deciso all’unanimità di promuovere a nome dell’Assemblea le azioni legali necessarie tese a difendere il buon nome delle comunità indigene, delle autorità tradizionali come pure della Pianta Sacra dello Yagé, incluso di fronte a Organizzazioni Internazionali.

In questo stesso senso risulta necessario evidenziare che condotte come quelle del signor ALBERTO JOSE’ VARELA, costituiscono uno di quegli accadimenti che hanno portato allo sterminio dei popoli indigeni nei termini descritti nella sentenza T-025 del 2004 e dell’Auto 004 del 2009.

Come in precedenza esortiamo le autorità dei differenti paesi dove viene commercializzata la pianta dello Yagé affinché si realizzi un controllo rispetto alla forma in cui questa pianta viene somministrata, nel senso che esistono persone come VARELA e altri ancora, che, senza avere la necessaria formazione che si deve avere per questo e fregandosene della vita o di cosa potrebbe accadere ai pazienti a cui la somministrano, si arricchiscono irresponsabilmente attraverso la realizzazione di cerimonie private o collettive che hanno il solo scopo di convertire in denaro una pianta che per le comunità indigene ha un valore sacro inestimabile.

Allo stesso modo sollecitiamo al governo Colombiano un pronunciamento diretto e deciso di fronte a questo tipo di comportamenti, attraverso la Direzione degli Affari Indigeni, Rom e Minoranze del Ministero degli Interni, in modo da far terminare una volta per tutte questo tipo di accadimenti che hanno l’unica conseguenza di compromettere l’integrità del popolo Cofán e delle sue autorità tradizionali.

Al pari che in precedenza, esortiamo l’Unione Europea affinché al suo interno adotti i mezzi amministrativi e giuridici necessari per controllare l’utilizzo della pianta dello Yagé.

Per finire, risulta necessario indicare che le autorità del Popolo Cofán eleggono i propri rappresentanti e portavoce attraverso il Congresso, essendo il Direttore del Tavolo Permanente dell’Organizzazione e il Comitato Esecutivo, i dignitari incaricati di rappresentare il popolo, non essendo il signor VICTOR QUETA la persona designata a tale attività, per cui si precisa che qualsiasi comunicazione deve realizzarsi attraverso le vie stabilite, le quali sono l’Organizzazione Tavolo Permanente e il suo Direttore Esecutivo.

Le autorità tradizionali e politiche e la Associazione.

 

 

– Qui di seguito i due indirizzi email e il numero di telefono per poter comunicare con il “Tavolo permanente” che ha realizzato il comunicato ufficiale e si prenderà cura di procedere contro Ayahuasca International.

Wilson Salazar: salazarwilsc@gmail.com

mesacofan2015@gmail.com

Cell. 3127654328

 

 

QUI E’ VISIBILE IL DOCUMENTO ORIGINALE: https://drive.google.com/file/d/0B_TFtyfHAFV7eUZvaW1YbE9odDA/view

Redazione Ayainfo

Questo articolo è stato tradotto dall'originale e l'autore dello stesso è menzionato all'inizio del testo. Per conoscere maggiori informazioni sull'autore seguire il link che cita la fonte.

2 commenti

  1. fate bene! Il mio matrimonio è andato in frantumi dopo che mio marito ha iniziato a fare uso di ayahuasca con la scusa del viaggio interiore. Il viaggio è stato così interiore che mi è tornata un’altra persona, completamente dissociata dalla realtà, convinto di essere spirituale per aver ingurgitato questo veleno dalle proprietà allucinogene. Una serie di rito, oserei dire satanico, in cui doveva fare una dieta prima di ritirarsi per tre giorni e drogarsi con ayahuasca marijuana e mdmda. Una vera bomba ad orologeria. In teoria erano seguiti da terapeuti che li assistevano durante il rito e li accompagnavano nel loro viaggio interiore. Scusate la franchezza e la rabbia che ho dentro, ma mi sembrano tutte sciocchezze e scuse belle e buone per manipolare le persone. Mio marito è stato un incosciente a mio avviso, e questa sua scelta non gliela perdonerò mai, ma mi allarma come questo rito sia diventato una piaga in tutta Europa. Mio marito ha fatto l’esperienza a Barcellona e poi l’ha rifatta a Cordoba. Vi assicuro e mi sono documentata che i danni cerebrali che fa questa sostanza sono tremendi su alcuni soggetti. Risultato? Mio marito (oramai ex marito) è ora un uomo che non sa più chi è, non ha più un’identità, parla di cose assurde e mi ha lasciata con una bimba di appena 14 mesi convinto che io non sono più la donna della sua vita. L’ha visto nel rito e in tutto ciò che questo mondo gli ha fatto scoprire. Sono da denuncia tutti questi pseudo studiosi che convincono le persone a fare queste esperienze e non capisco come mai non vengano arrestati! Ma ci rendiamo conto della pericolsità del fatto? Ho visto gente che dopo questo viaggio è stata malissimo per mesi e guarda caso hanno avuto bisogno di fare terapia per aiutarsi ad uscirne fuori… e indovinate un po’ chi ha fatto la terapia a queste persone? Le stesse che hanno organizzato il rito!!!!!! Assurdo! e la cosa che più mi angoscia è che pubblicano addirittura libri sul tema e sulle meraviglie di questa sostanza (Claudio Naranjo vi dice qualcosa?). Senza parole!

    1. Cara Flaquita, tutto il mio rispetto e la mia partecipazione per il suo dolore! Quello che lei sta raccontando fa parte dei pericoli dell’ayahuasca ben segnalati da alcuni dei più grandi Taita e iniziati moderni. Legga questo articolo per capire meglio di cosa parlo: I pericoli spirituali dell’ayahuasca.
      I pericoli legati all’ayahuasca non sono di tipo fisico o neurologico, come scrive lei.
      Studi anche molto recenti hanno evidenziato l’assenza di alterazioni dei parametri biologici e neurologici in consumatori assidui e di lungo periodo dell’ayahuasca in contesti rituali.
      Il pericolo è piuttosto nel come interpretare i profondi insight che l’esperienza procura.
      Mi spiace per ciò che le è accaduto, ma nel mio caso, ad esempio, l’ayahuasca ha salvato il mio matrimonio. E conosco tanti casi analoghi. E le posso assicurare che nessun terapeuta o maestro spirituale che sia realmente tale spingerebbe un neo-papà a lasciare la madre di suo figlio.
      Questo è il rischio di fare ayahuasca con le persone sbagliate: di essere gettati alla berlina di cose che nessuno conosce, e che il proprio ego (e quello degli pseudo-facilitatotori o pseudo-terapeuti) interpreta assecondando le proprie manie invece che superandole.
      Le dò un consiglio, anche per cercare di aiutare o recuperare suo marito: non si focalizzi sulla sostanza, che è veramente una grande medicina. Piuttosto sulle persone e sul contesto in cui suo marito ne ha fatto esperienza.
      Lo stesso articolo che lei ha commentato non parla male dell’ayahusca, ma di certe persone che la usano senza la giusta conoscenza e la giusta preparazione.
      Causando drammi come quelli che lei, ahimé, ha dovuto subire sulla propria pelle.
      Le auguro ogni bene.
      Se vuole approfondire mi scrive in privato tramite la pagina ‘contatti’.

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