Lo stato legale dell’ayahuasca nell’Italia e nel mondo

Sebbene un gran numero di gente affermi che l’ ayahuasca è legale in Italia, esaminando a fonda la legislazione e la giurisprudenza italiane, si scopre che non è proprio così.

L’uso dell’ayahuasca negli ultimi anni si è diffuso in maniera capillare nella società occidentale, dando vita a tutta una serie di nuove realtà, dalle religioni eclettiche ai gruppi di ricreativi new age (mascherati da ritiri di evoluzione), basate sul suo uso.
Se nei primi tempi della sua diffusione l’allerta sul pericolo di incorrere in sanzioni giudiziarie frenava il dilagare di questi movimenti, da alcuni anni abbiamo assistito a una crescente fiducia sul fatto che qualsiasi tipo di uso della sostanza sia privo di rischi a livello legale. Questo grazie al clima internazionale che, a seguito di alcune vittorie in sede giudiziaria in diversi paesi, è mutato favorevolmente.

Tuttavia non è ancora così pacifica la situazione legale di questo decotto, soprattutto in quei paesi in cui la sua legalità si basa su un’assenza normativa più che su una vera e propria legiferazione a riguardo.

Cerchiamo quindi di capire come stanno realmente le cose e su cosa è necessario essere attenti.

Uno sguardo generale: l’ayahuasca nella legislazione internazionale.

Le sostanze stupefacenti sono oggetto di Regolamentazione Internazionale, per tutti i paesi aderenti all’ONU. Ciò che stabilisce l’Organismo di Controllo Internazionale dell’ONU in materia di stupefacenti (I.N.C.B.) deve essere recepito dai singoli stati che sono tenuti a legiferare conformemente. I documenti più importanti prodotti da questo organismo sono tre:

1) la “Single Convention on Drugs” del 1961

2) la “Convention on Psichotropic Substances” del 1971

3) la “Convention on Illicit Trafficking” del 1988

Se nel primo documento solamente la cocaina, l’oppio e la marijuana venivano menzionati, con gli altri due il ventaglio si è aperto a tutta una nuova serie di sostanze di origine sia vegetale che sintetica. Sebbene nessuna pianta in sè e per sè sia inserita nella famigerata Tabella I delle convenzioni (quella cioè che rende pienamente illegali le sostanze che vi sono incluse) sono state tuttavia emesse delle ‘allerte’ nei confronti di quelle piante che in natura contengono sostanze psicoattive (come il peyote, il san pedro, alcuni funghi della specie psilocibe etc..)

L’unica eccezione che autorizza l’uso di queste piante viene fatta esplicitamente per alcune culture che le usano tradizionalmente e storicamente: queste etnìe sono strettamente identificate, etnologicamente e storicamente, e i confini geografici dei loro territori sono specificamente tracciati: questo significa che le convenzioni sono molto restrittive in termini di deroghe ai prinicipi di criminalizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti che sanciscono.

L’ayahuasca nel resto del mondo

E’ cosa nota che l’ayahuasca proviene dal Sudamerica. Sono le popolazioni indigene della foresta Amazzonica che ne hanno scoperto, sviluppato e tramandato l’uso tradizionale a scopi spirituali e medici. In questa regione del mondo quindi è abbastanza naturale trovare delle legislazioni favorevoli a questa preparazione, per via della tradizione culturale molto forte che ne implica l’uso. Senza raggiungere l’apoteosi del Perù che nel 2008 ha riconosciuto l’uso tradizionale dell’ayahuasca da parte degli indigeni come un patrimonio culturale nazionale, altri stati come Ecuador, Colombia, Bolivia, e Brasile considerano l’ayahuasca come parte integrante delle culture indigene che abitano ampie zone dei loro territori.

Tuttavia ad esempio in Ecuador la legge concede ufficialmente solo agli sciamani che siano già riconosciuti tra i loro pari, l’autorizzazione a officiare con l’ayahuasca. E’ necessario cioè ricevere un permesso ufficiale dallo Stato per poter somministrare ayahuasca, non esiste una ‘legalità universale’, non chiunque può improvvisarsi sciamano e somministrare ayahuasca in totale libertà.

Anche in Brasile la legittimità dell’ayahuasca è ristretta agli usi religiosi di una specifica chiesa che la usa come sacramento: la chiesa del Santo Daime. Il suo diritto all’uso dell’ayahuasca è stato sancito legalmente nel 1986 dopo diversi appelli al diritto di libertà religiosa promossi dal Santo Daime e dell’UDV (Uniao do Vegetal) e dopo anni di ricerche scientifiche (promosse dagli stessi gruppi) che ne hanno dimostrato la non pericolosità per la salute.

Nel resto del Sudamerica, Chile, Venezuela, Argentina etc. l’uso dell’ayahuasca subisce il destino della maggior parte del mondo, non essendo in specifico oggetto di proibizione ma sempre passibile di azioni repressive.

In America e Canada, l’ayahuasca (in quanto contenente DMT) è dichiaratemente illegale in quanto all’uso, l’importazione e la vendita, fatta eccezione specifica per le chiese sincretiche dell’UDV e del Santo Daime (in Oregon e Los Angeles): eccezione basata sul diritto alla libertà di religione.

Per quanto riguarda il nostro continente, l’ayahuasca è depenalizzata in Spagna e in Olanda, mentre negli altri paesi – ad eccezione della Francia, dove l’ayahuasca è stata ufficialmente dichiarata illegale nel 1999 – vige la situazione già menzionata per il Sudamerica non amazzonico:

la sostanza non è esplicitamente vietata, quindi la sua liceità si basa su un vuoto normativo.

Vuoto normatio che, essendo uno dei suoi principali componenti attivi la DMT, può sempre essere riempito ad hoc, come è avvenuto in Francia.

Lo stato giuridico dell’ayahuasca in Italia

Il principale coinvolgimento giuridico dell’ayahuasca in Italia ha avuto luogo tra il 2004 e il 2009 ed ha interessato alcuni italiani affiliati alla chiesa del Santo Daime. Come si legge in questo articolo sul sito di Bia Labate, scritto dal principale diretto interessato dagli eventi di quegli anni, nel 2004 all’aereoporto di Perugia venne sequestrato un carico di 27 litri di ayahuasca proveniente dal Brasile, destinato alle attività del Santo Daime in Italia. Una ventina di persone passarono circa 7 giorni in prigione prima di essere liberate e poste agli arresti domiciliari, condizione in cui restarono, a seconda della gravità delle accuse, dai 7 giorni ai 4 mesi.

Durante le fasi preliminari del processo (cioè prima che il processo vero e proprio cominciasse) l’associazione del Santo Daime Italia riuscì, tramite i suoi legali, ad appellarsi al Tribunale Supremo di Roma (Corte di Cassazione) affinché si pronunciasse sulla legittimità delle accuse mosse loro: secondo la legge italiana infatti, non è possibile automaticamente dichiarare l’ayahuasca una sostanza illegittima, in quanto questa non è iscritta esplicitamente nella famigerata Tabella I.

Il Tribunale Supremo di Roma pose delle condizioni: affinchè l’ayahuasca potesse essere considerata una sostanza illegale, doveva essere data risposta a due domande:
1) La preparazione di Ayahuasca è un semplice derivato delle piante naturali?
2) L’Ayahuasca contiene più alcaloidi e produce più effetti psicoattivi rispetto al consumo simultaneo delle due piante che la compongono, nella loro forma naturale?
Se la seconda risposta fosse stata affermativa, allora l’Ayahuasca sarebbe stata giudicata sostanza narcotica.
Nell’aprile del 2006 il processo di Perugia fu archiviato, perché il giudice dovette prendere atto che il Pubblico Ministero non aveva fornito la documentazione sufficiente per rispondere alle domande del tribunale di Roma, come attestato dallo stesso Tribunale (Corte di Cassazione, sentenza 1614/05).
In conseguenza di ciò le persone furono liberate, il Daime restituito, e l’associazione dei Daimisti Italiani ottenne l’autorizzazione a continuare a svolgere le proprie attività.

Una vittoria?

Questa sentenza viene riportata, da tutti quelli che diffondo la notizia della legalità dell’ayahuasca in Italia, come la prova delle loro affermazioni. Tuttavia, nelle parole dello stesso principale soggetto coinvolto nel processo, questa conclusione rappresenta il ‘second best’, vale a dire che:

 “…l’ideale sarebbe stato di aver ottenuto questa autorizzazione attraverso la discussione sulla libertà religiosa. Il rischio è che il governo possa decretare una nuova legge, come in Francia, per controllare anche le piante naturali.”

Infatti, appena un anno dopo, un altro Pubblico Ministero propose un ulteriore processo per riportare il caso all’attenzione della magistratura, tentando questa volta di soddisfare le condizioni imposte dal Tribunale Supremo di Roma, e dimostrare quindi la non legalità della sostanza.

Anche questo processo, che vide coinvolti ricercatori scientifici e periti chimici nominati da ambo le parti (accusa e difesa) si concluse a favore dell’ayahuasca (sentenza del tribunale di Reggio Emilia del 2009), ma ancora una volta non per un affermativo riconoscimento della sua legalità, ma per la mancanza di documentazione scientifica a sostegno delle argomentazioni dell’accusa.

Cosa significa tutto questo?

La storia del riconoscimento giuridico dell’ayahuasca in Brasile ad esempio (e ancora una volta non dell’ayahuasca tout-court, ma delle pratiche della chiesa del Santo Daime relazionate all’ayahuasca) ha avuto un iter completamente diverso. Dopo che le associazioni religiose che la usavano nei loro rituali (Santo Daime e UDV) hanno fatto domanda per ricevere una autorizzazione governativa alle loro pratiche, e promosso diverse ricerche scientifiche per fornire agli organi competenti prove a loro favore, c’è stato il riconoscimento giuridico della non tossicità della bevanda e della sua non pericolosità sociale.

In questo caso sì che si può parlare di legalità al 100%.

Ma, per come sono andate le cose in Italia, la verità è che questa sostanza non è stata affatto giudicata innocua da esperti sociologi, scienziati, medici, psicologi: i giudici hanno solo preso atto del fatto che non si può stabilire con certezza il suo status giuridico perché non è stata presentata una documentazione scientifica sufficiente.

Questo significa che non c’è nessuna legge, nessun decreto, nessun pronunciamento pubblico IN FAVORE dell’ayahuasca e del suo uso, che sia religioso, terapeutico, ricreativo o di qualsiasi altra natura.

Dato che l’ayahuasca non é un tè verde aromatizzato al gelsomino, ma una sostanza che contiene DMT , ed essendo i suoi effetti potentemente psicoattivi, non possiamo certo stare tranquilli e sederci sugli allori pensando che la situazione attuale non cambierà mai, nè che fare sessioni di gruppo con l’ayahuasca sia un’attività priva di qualsiasi rischio.

Al contrario chiunque conduca attività di questo tipo si deve sforzare di fare le cose nella maniera più etica e responsabile possibile.  Il sopracitato INCB infatti, ogni anno indica nei suoi report l’ayahuasca come sostanza non sottoposta a controllo internazionale. Tuttavia pone l’accento sul fatto che i singoli stati debbano vigilare sull’uso improprio che potrebbe essere fatto di questa bevanda.

Si deve stare molto attenti. Sapere che si sta facendo qualcosa che potrebbe in ogni momento innescare una reazione a catena che coinvolgerebbe non solo se stessi ma tutti coloro che in Italia ne fanno uso.

Criteri per un uso etico e responsabile

Cosa significa ‘uso etico e responsabile’?

Sono sorte nel corso degli ultimi anni alcune organizzazioni che cercano di definire il perimetro entro cui l’uso dell’ayahuasca in occidente possa essere considerato accettabile. Queste organizzazioni sono in primis ICEERS e Plantaforma.

Nei loro scritti è molto chiaro che uno dei principali segnali che denotano un uso responsabile ed etico sia l’assenza del fine di lucro. Stessa cosa vale per il neonato Fondo per la difesa dell’Ayahuasca (ADF), scaturito da una costola della prima Conferenza Mondiale sull’Ayahuasca tenutasi ad Ibiza nel settembre del 2014. Nel sito internet, di recente pubblicazione, leggiamo i criteri per accedere al fondo nel caso si fosse oggetto di persecuzione da parte delle autorità giudiziaria, il punto 7 recita: “Essere onesto e franco sulle tariffe che sono corrisposte ai serivizi“. Ugualmente al punto 13 il tema viene approfondito da un altro lato: “Mai sfruttare economicamente un partecipante o approfittare dello stato di suggestione in cui potrebbe trovarsi..

Altri punti riguardano l’attenzione al servizio che deve essere sempre finalizzato al benessere dei partecipanti, alla coerenza tra il sevizio prestato e le proprie competenze e conoscenze, all’informazione precisa riguardo ai possibili rischi, fisici e psicologici che la pratica con l’ayahuasca può comportare, soprattutto in contesti non adeguati.

L’assunzione di ayahuasca è infatti riconosciuta a livello scientifico come praticamente innocua per la salute, fatto salve alcune eccezioni in gran parte dovute al contesto inadeguato, all’inadeguatezza di chi proporziona la bevanda e alla impreparazione a gestire situazioni di emergenza.

Altri punti riguardano ancora, e non sono di minore importanza, la necessità di evitare un approccio messianico (punto 14) e di evitare di fare pubblicità nei mezzi di comunicazone di massa e nelle reti sociali (punto 16).

Conclusioni.

Seguendo le fila del ragionamento fatto finora, quindi, si deve trarre la conclusione che la situazione giuridica dell’ayahuasca in Italia è tutt’altro che stabile.

Affinchè azioni sconsiderate di pochi non mettano a repentaglio le attività di tutti, è necessaria la massima attenzione da parte di tutti gli attori coinvolti: partecipanti e organizzatori.

Gli organizzatori, dal loro lato, devono impegnarsi a non creare situazioni in cui il legislatore potrebbe trovare spunti di proibizione paralleli alla illegalità della sostanza in sè e per sè: questi potrebbero interessare lo scopo di lucro, la mancanza di un contesto e di un’ambientazione adeguati, o l’abuso di professione medica (notiamo infatti una capillare diffusione di ritiri che millantano un uso “terapeutico” dell’ayahuasca, con la partecipazione di psicologi o psicoterapeuti. Ricordiamo che in Italia l’esercizio della professione medica è disciplinato da precise regole e deve essere effettuato all’interno di protocolli condivisi. Siamo sicuri che nessuna associazione medica abbia mai definito un protocollo per la somministrazione di ayahuasca).

I partecipanti anche, d’altro canto, possono fare molto, documentandosi, prendendo decisioni responsabili, denunciando nelle reti sociali situazioni in cui hanno vissuto mancanze di uno o più di questi punti, per far sì che gli abusi e le distorsioni vengano emarginate in maniera natuale e indolore per mancanza di affluenza.

Concludiamo infine, ribadendo, che la supposta ‘legalità‘ dell’ayahuasca non è assolutamente un fatto acquisito e soprattutto non è ‘universale‘.

La tolleranza internazionale è stata raggiunta faticosamente dalle chiese sincretiche, ed è circostanziata ad esse. Ricordiamo che l’INCB continua a stimolare gli Stati affinchè vigilino sull’uso improprio – leggi anche commerciale – dell’ayahuasca, e che il servizio delle IENE andato in onda agli inizi di questo anno, che forse molti avranno visto, è un segnale quantomeno preoccupante della piega che le cose potrebbero prendere.

 

 

LINK UTILI

sulla situzione legale dell’ayahuasca:

www.ayahuascadefense.com

www.bialabate.net

sui tentativi di trovare delle regole comuni per il buon uso dell’ayahusca:

www.iceers.org

www.plantaforma.org

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Simona

Nata a Roma nel 1974, si laurea in Sociologia con una tesi sull'uso di sostanze psichedeliche nell'età contemporanea. Si interessa anche di meditazione, yoga, tradizioni esoteriche orientali ed occidentali.

7 commenti

  1. La considero una sostanza tossica si dovrebbe fare le analisi di questa bevanda che gli danno da bere. Questi terapeutici che sono visti come dei guru che di fatto sono dei faccendieri di soldi hai danni di persone deboli e’disadattate nella societa’.
    Conosco delle persone che per mesi non sono piu’ riusciti a dormire colpite da allucinazioni e incubi.

    1. Caro Gabriele, è proprio contro questa piaga che cerchiamo di lottare. La piaga dei falsi guru che commercializzano un rimedio sacro e ancestrale come fosse acqua di rose, e creano intorno ad esso la distorsione che porta persone come te a considerarla una droga.
      L’ayahusaca è una potente medicina nonchè uno spirito sacro per le tradizioni indigene, che hanno imparato ad usarla nell’arco di millenni.
      Gli sciamani affrontano apprendistati di decine di anni prima di essere pronti ad amministrarla, proprio come ci si aspetta da noi da un medico o da un chirurgo.
      Essi sono chirurghi dell’anima.
      Quelli di cui parli tu sono uomini senza scrupoli che dopo la prima bevuta si sentono illuminati e commettono atti criminali.
      E loro si, dovrebbero essere fermati.
      Non la sostanza, ma chi la usa a sproposito.

      1. Sono d’accordo! Il fatto è che sfruttano sempre , a discapito di questa Medicina sacra è dell’uso vero di queste piante, che secondo me essendo cure fuori dalle cosiddette “manipolazioni” si fa presto a scartare, per chi non segue il rispetto per la natura che ci da tutto quello di cui abbiamo bisogno, trattandosi con rispetto. La chimica e le speculazioni sono cose in più.

      2. Buongiorno, vorrei sapere se è normale somministrare questa bevanda agli animali, ad un cane per esempio? Grazie e buona giornata

        1. In tutta onestà in oltre 13 anni non mi è mai capitato di sentire una cosa del genere. Direi di no, non è normale, nel senso che non è la norma.
          Non ho idea di che effetto possa fare ad un animale, né di quale potrebbe essere la ragione di una tale somministrazione.

  2. salve, conoscete ayahusaca international di inner mastery?
    grazie

    1. Ciao Alessandro, non la conosciamo personalmente, ma ci sono diverse informazioni a livello internazionale che non la descrivono come il massimo dell’affidabilità. Se cerchi in questo sito puoi trovare qualche articolo che ne parla. Ciao!

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