Esperienze con ayahuasca: raccontarle (e ascoltarle) fa male

Poche cose interferiscono in modo tanto negativo con la profondità della tua esperienze con l’ayahuasca come i racconti delle esperienze degli altri.

FONTE: http://culturaenteogena.com/2016/09/por-que-los-relatos-sobre-experiencias-enteogenas-son-basura/

Questi migliaia di video e blog in internet in cui le persone raccontano con minuzia di particolari l’esperienza con funghi magici che gli ha cambiato la vita, o l’illuminazione che hanno raggiunto nella settima cerimonia di ayahuasca, non solo sono irrilevanti, ma stanno anche ostacolando il tuo vero incontro con questi enteogeni. Tutti questi racconti sono spazzatura e internet ne è piena.

Perché le testimonianze sulle esperienze con l’ayahuasca sono spazzatura?

Ci sono molte ragioni, però qui ne presenteremo solo cinque brevi e semplici da comprendere. Con questo non cerchiamo di dissuadere chi racconta le sue esperienze, ma vogliamo incentivare la ricerca di altri tipi di fonte di documentazione sulle esperienze enteogene, e ricordare che, alla fine l’unica e vera fonte di conoscenza non si trova in internet ma nell’esperienza diretta con l’enteogeno.

  1. I racconti creano aspettative.

    Condividere ciò che hai sentito e visto non aiuta gli altri ad attraversare l’esperienza ma esattamente il contrario, perché crea delle aspettative su ciò che dovrebbero o no sperimentare, e le aspettative sono un ostacolo per vivere l’esperienza enteogena in tutto il suo splendore, senza giudizi, limiti o idee prefabbricate.

  2. La nostra umanità filtra l’esperienza.

    Siamo un veicolo che filtra le esperienze enteogene secondo le variabili interne ed esterne. Quello che sperimentiamo e processiamo, nell’incontro con questa intelligenza vegetale, ha senso solo all’interno dei confini della nostra esistenza individuale, in questo spazio-tempo particolare. Se ci sono esperienze simili, è per l’esistenza dei racconti, non per le esperienze enteogene in sé stesse, che sono infinite e irripetibili.

  3. L’esperienza enteogena è inafferrabile.

    I racconti limitano, danno forma, trasformano in parole qualcosa che è impossibile captare, perché troppo sottile. Il viaggio enteogeno è qualcosa che non si può afferrare, e nel tentativo di trattenerlo lo si imprigiona in una prigione di parole, e si trasforma in qualcosa di grossolano e ridotto, una cosa che letteralmente è “incontrarti con il Dio che è dentro di te”.

  4. Quando il saggio indica la luna lo sciocco guarda il dito.

    Quando racconti i colori e le forme che hai visto, quante volte hai vomitato, come sei morto e uscito dal corpo per alla fine incontrarti con il Buddha, attraversando i cieli a cavallo dei tuoi antenati indigeni, che ti dicevano che sei il prescelto per continuare il lignaggio sciamanico, stai guardando il dito! Ti sei fermato a guardare il dito che ti indicava la luce, e la luce ti è sfuggita. Se non comprendi questo, o l’argomento ti genera rifiuto, vuol dire che continui a guardare il dito.

  5. I racconti sono sintomo di non essere andati in profondità.

    Raccontare con precisi dettagli tutto ciò che hai vissuto con questo o quell’enteogeno, è dimostrazione del poco che hai viaggiato. Poco profondamente, soprattutto, perché qualcosa che è infinito, e che si è vissuto un’infinità di volte, non invita a essere scritto in un libro per mostrarsi agli altri, ma a farne tesoro nel più profondo di noi stessi, e ad essere condiviso nel silenzio che conosciamo solo noi che abbiamo la gioia di essere portati dalle piante e dai funghi in altri regni.

Non sono pochi gli psiconauti che sono passati attraverso questa tappa di logorrea. Alcuni limitatamente ai propri diari personali di viaggio e altri, con molta meno grazia, in un blog o un canale di youtube. Il certo è che, affinché l’esplorazione enteogena continui ad essere il bastione della evoluzione della mente, bisogna liberarla dalla prigione delle parole, cosa che i nostri antenati tribali seppero fare per migliaia di anni e che per noi, etnocentrici e civilizzati, è una sfida in sospeso.

 

Redazione Ayainfo

Questo articolo è stato tradotto dall'originale e l'autore dello stesso è menzionato all'inizio del testo. Per conoscere maggiori informazioni sull'autore seguire il link che cita la fonte.

4 commenti

  1. Ayahuasca info sempre coerente e illuminante.grazie

    1. Grazie! Si in effetti stamattina rileggendolo mi sono resa conto di quanto sia importante ricordarlo… aggiungerei anche che parlarne, disperde il potere di ciò che si è ‘toccato’. In generale ciò che conserviamo all’interno si ingrandisce,e ciò che esponiamo perde potere.
      Un abbraccio!

  2. Bellissimo post . Mi ha chiarito tanti dubbi personali . Soprattutto riguardo alla frustrazione provata ogniqualvolta abbia cercato di scrivere un diario di bordo dei miei viaggi e sistematicamente le parole ,seppur scritte con il cuore,nn corrispondevano mai all’esperienza vissuta in se , con tutta la sua potenza e ricchezza di emozione . Al chè ho dato per valida la sensazione che ogni viaggio è un esperienza talmente intima e personale che nn può essere descritta o raccontata con parole umane , se non distorcendo o tralasciando innumerevoli particolati che se lasciati lì a sedimentare , pian pianino si trasformano in frutti meravigliosi . Grazie ragazze ? . Il vostro lavoro è grandioso .

    1. Ciao Michele, grazie a te!
      Come ti capisco, pensa che io all’inizio tentavo persino di srivere durante l’esperienza, per paura di dimenticare qualcosa di importante 😀
      Poi ho capito che tutto viene registrato a un livello più profondo della nostra memoria cosciente, e viene ripescato al momento necessario. L’ho chiamata ‘la memoria del cuore’.
      Un abbraccio!

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